Capitolo 0: L'Inizio del viaggio

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Queste frasi, queste parole... serviranno a chi come me non riesce a comprendere l'andamento delle proprie emozioni. Ci poniamo domande che talvolta sembrano ridicole a noi stessi, ma che in realtà nascono da un insieme di traumi che col tempo ci hanno cambiati profondamente.

Vi starete chiedendo: chi sei tu? Beh, sono un ragazzo di nome Matteo, sono nato nel 2006 e sono cresciuto in un ambiente controverso, che non sapeva delineare chiaramente le emozioni provate. Da lì il mio carattere è cambiato radicalmente, chiudendosi sempre di più nei confronti degli estranei, sia per paura del giudizio altrui sia per la fatica mentale che si impiega nel conoscere qualcuno.

Non so come facciano gli altri a rendere semplici le relazioni umane; io ho bisogno di fingere di stare bene, ho bisogno di non essere me stesso per non rischiare di essere respinto. Trovarsi anche solo un amico, per me, è faticoso. La paura di non essere abbastanza prosciuga la mente senza che ce ne si accorga e, in automatico, si finisce per credere di non poter dare all'altra persona ciò che meriterebbe.

Ora entriamo nel fulcro di questo testo: le emozioni.
Cosa sono davvero? Non sono solo semplici pensieri, ma risposte automatiche del nostro corpo e della nostra mente a ciò che viviamo. Proviamo solitudine? Un senso di tristezza finirà per prevalere nel nostro inconscio.
Potrei fare tanti esempi per farvi capire quanto, all'apparenza, le emozioni possano sembrare semplici, quando in realtà non lo sono affatto. Il nostro cervello, anche se in maniera involontaria, raccoglie tantissime informazioni, dalle più piccole alle più grandi. Talvolta sono proprio le micro-informazioni a fare la differenza.
Supponiamo che qualcuno soffra di gelosia: sapere semplicemente che la propria metà sta uscendo con qualcuno di non meglio specificato lo farà stare male inconsciamente; proverà un senso di sfiducia che lo porterà verso una profonda tristezza.

Voglio raccontarvi la mia esperienza e il mio passato per comunicare al meglio con voi, ragazzi e ragazze che provate le mie stesse cose.

Nel 2015, dopo un grande trasferimento, mi ritrovai nelle Marche, una regione distante dal Piemonte, dove vivevo prima. È stato un cambiamento che mi ha allontanato da quella che consideravo la mia zona di comfort.
Integrarmi a scuola fu veramente complicato. Già a 9 anni iniziavo a sentire il peso delle paranoie e dei pensieri intrusivi. Mi chiedevo costantemente perché mai degli altri ragazzi avrebbero dovuto fare amicizia con me: che cos'avevo da offrire loro per potermi integrare? In quel periodo non avevo paura del mio aspetto fisico, ma con l'arrivo delle scuole medie sono sorti pensieri molto negativi su di esso, cambiando per sempre la percezione che avevo di me stesso e il mio modo di relazionarmi. Pensavo continuamente che il mio aspetto fosse inferiore e che fossi destinato a rimanere solo per sempre... tutte paranoie che riflettevano l'assenza di affetto e le carenze strutturali della mia infanzia.

Col tempo ho capito di soffrire di dipendenza affettiva, una condizione complessa che porta chi ne soffre alla ricerca costante di gratificazione, rassicurazione e affetto. È un problema che può compromettere gravemente le relazioni, sentimentali e non.
Nel mio caso, le paranoie diventano pesanti anche di fronte a un minimo cambiamento: una frase scritta in modo diverso dal solito, messaggi meno frequenti o piccoli mutamenti nel comportamento dal vivo. Questo mi ha reso iper-sensibile ai comportamenti umani, portandomi a cogliere al volo le sensazioni e i pensieri degli altri. In poche parole, ho imparato persino a manipolare pur di ottenere le rassicurazioni di cui avevo disperatamente bisogno.
Non è una cosa di cui vado fiero; più di una volta ho cercato di cancellare questa grandissima insicurezza che mi porto dietro.

Oggi mi comporto in modo da dare agli altri le giuste attenzioni, indipendentemente da chi mi trovi davanti. Il concetto di cambiare di fronte agli altri è delicato. Con il passare degli anni e il susseguirsi delle scuole, ho iniziato a leggere sempre meglio le persone: analizzavo i comportamenti in modo automatico e il mio carattere mutava a seconda dell'interlocutore. Mantenevo una base solida per non perdere del tutto la coerenza, ma i miei micro-comportamenti e il mio modo di esprimermi cambiavano solo per mantenere un buon legame con chiunque avessi di fronte.

Questi atteggiamenti non sono qualcosa di cui vado fiero. So di non essere ancora una persona del tutto stabile in grado di garantire pace, sicurezza e affetto, e affrontare tutto questo da soli rende l'esistenza davvero difficile.
Immaginiamo la vita come una corda: ogni volta che facciamo un passo in avanti la corda si allunga, permettendoci di proseguire nel nostro cammino. Ma quando ci fermiamo, per qualsiasi motivo, la corda diventa instabile, si indebolisce e non riusciamo più a capire quale sia la direzione giusta. Il passato ci rende tranquilli? Ci dà la forza di andare avanti? O è il futuro a darci rassicurazioni? Per chi soffre di paranoie e stati d'ansia, sia il passato che il futuro sono un generatore costante di dubbi: ci teniamo tutto dentro, con il rimorso per situazioni che vorremmo cambiare e con l'ansia per ciò che accadrà domani.

Non sono uno psicologo; ciò che ho scritto è solo un appunto personale per provare a spiegare prima di tutto a me stesso quello che sto vivendo da anni.

Da ora in avanti cercherò di affrontare con calma e precisione vari sentimenti e emozioni che ho provato nel corso della mia vita, come già ripetuto sopra non sono qualificato in nessun campo psicologico ma ho soltanto il desiderio di comunicare a voi ciò che sento.
Grazie per chi ha letto e leggerà i miei testi.

La corda instabileStories to obsess over. Discover now