PROLOGO
DEMETRA
La prima cosa che sentii quando nacque mia figlia fu il suo pianto.
Non era forte.
Era fragile e breve, eppure fu sufficiente a fermare il mondo e per qualche istante ogni cosa tacque.
Gli uccelli smisero di cantare, le foglie smisero di vibrare.
Persino la terra sotto i miei piedi sembrò trattenere il respiro.
Poi la presi tra le mie braccia.
Era così piccola e fragile.
Aveva la pelle ancora arrossata dalla nascita e una manciata di capelli scuri incollati alla fronte.
Le sue dita si chiusero istintivamente attorno al mio dito e, in quel momento capii che non avevo mai conosciuto la paura.
La paura di perdere qualcuno.
La paura che qualcosa di così perfetto potesse essere portato via da me.
- Mia piccola Kore- sussurrai piano al suo piccolo orecchio.
Il suo nome mi uscii come una promessa.
Mia figlia.
La primavera.
Fu allora che mi voltai vedendo una luce dorata provenire dall'ingresso dalla stanza.
Mi voltai.
Vidi Ermes nei suoi sandali alati e i suoi riccioli che gli cadevano sugli occhi.
Non sorrideva come era suo far di solito.
-Demetra
Non mi piacque il modo in cui pronunciò il mio nome.
-Cosa c'è
I suoi occhi scivolarono sulla bambina che tenevo stretta al mio petto.
- Zeus ti convoca sull'Olimpo.
Strinsi Kore ancora più forte alle mie braccia.
Non avrei dovuto accettare.
Avrei voluto chiudere quella porta e dimenticare che esistesse un mondo al di fuori di quella stanza.
Ma conoscevo Zeus.
E sapevo che quando il re degli dèi convocava qualcuno, non era una richiesta.
Era un ordine.
Non avevo altra scelta.
Quando arrivai sull'Olimpo notai un'aria diversa dal solito.
Non c'erano banchetti, non c'erano risate.
I miei fratelli e i miei nipoti erano tutti riuniti nella sala del trono e nessuno di loro parlava.
Zeus era in piedi e seguiva i miei passi con uno sguardo severo.
Accanto a lui sedevano le Moire.
Cloto.
Lachesi.
Atropo.
Le tre sorelle mi fissavano con occhi che sembravano conoscere ogni mio segreto più oscuro.
Mi fermai e chiesi
- perché sono qui?
Zeus non rispose immediatamente.
Si limitò a guardare prima me e poi scese con lo sguardo su mia figlia.
Poi torno a guardare me.
- Tua figlia è nata.
- Lo vedo.
Risposi fredda come il ghiaccio.
- Non è una bambina qualunque, Demetra.
Il mio cuore ebbe un sussulto.
- È una Dea.
Risposi tagliente.
- Lo sappiamo
Atropo fece un passo avanti, nella sua mano teneva le forbici.
Le forbici che decidevano quando una vita sarebbe terminata.
- abbiamo visto il suo filo, cara Demetra.
Istintivamente coprii Kore con il mio corpo.
Lachesi parlò.
- Il suo destino è diverso da quello degli altri dei.
- Diverso come ?
Nessuna delle tre pronunciò parola.
Fu Cloto a parlare infine.
— Tua figlia attraverserà un confine che nessun dio può attraversare senza conseguenze.
Sentii il sangue gelarmi nelle vene.
— Quale confine?
Atropo alzò lo sguardo.
— Quello tra la vita e la morte.
Il silenzio che seguì fu assordante.
Guardai la mia dolce Kore.
Dormiva tranquilla contro il mio petto, completamente ignara delle parole che avrebbero potuto decidere il suo destino.
— No.
La mia voce tremò.
— Non accadrà.
Zeus si avvicinò.
— Demetra—
— No.
Lo interruppi.
— È mia figlia.
Cloto inclinò appena la testa.
— Non per sempre.
Quelle due parole mi distrussero.
— Spiegatevi.
Lachesi si avvicinò al fuoco.
Le fiamme cambiarono forma.
Per un istante vidi un'immagine.
Un regno buio.
Un fiume nero.
Un uomo seduto su un trono d'ossa.
E poi lei.
La mia Kore.
Con una corona sul capo.
Una corona che non apparteneva all'Olimpo.
Mi mancò il respiro.
— No...
Atropo pronunciò le parole che ancora oggi sento nei miei incubi.
— La figlia della primavera scenderà nel regno dei morti.
Il suo nome sarà Persefone.
Il fuoco si spense.
— E quando lo farà — continuò Cloto — non sarà costretta.
Guardai Zeus.
— Cosa significa?
Lachesi mi fissò negli occhi.
— Significa che sceglierà.
Sentii qualcosa spezzarsi dentro di me.
— Sceglierà cosa?
Atropo strinse le forbici.
— Lui.
Non servì pronunciare il suo nome.
Sapevo chi fosse.
Ade.
Il dio che aveva scelto l'Oltretomba.
Mio fratello.
Il dio che non apparteneva più al nostro mondo.
— No.
Questa volta lo dissi piano.
— Non lo permetterò.
Zeus mi guardò con una pietà che non volevo.
— Non puoi combattere il destino.
Lo fissai.
Poi guardai mia figlia.
La sua piccola mano si era nuovamente stretta attorno al mio dito.
— Posso combattere chiunque cerchi di portarmela via.
Fu allora che presi la mia decisione.
Persefone non avrebbe conosciuto l'Olimpo.
Non avrebbe conosciuto gli altri dèi.
E soprattutto non avrebbe mai conosciuto Ade.
L'avrei tenuta lontana da tutto ciò che avrebbe potuto condurla verso quella profezia.
L'avrei protetta anche da lei stessa.
Perché se il destino aveva deciso che mia figlia sarebbe diventata la regina dei morti...
io avrei fatto di tutto perché nessuno scoprisse mai che mia figlia esisteva.
Anche se, per farlo, avessi dovuto mentirle.
Anche se avessi dovuto nasconderle la verità.
Anche se avessi dovuto sfidare gli dèi.
Kore era mia.
E nessun dio dell'Olimpo avrebbe portato via mia figlia.
Non avrei mai immaginato che, anni dopo, sarebbe stata lei a scegliere di scendere nell'Oltretomba.
Finalmente ho iniziato a pubblicare questa storia che avevo in testa da un po'.
Dove fioriscono le ombre è il mio retelling di Ade e Persefone, ma aspettatevi una versione un po' diversa da quella che conoscete. 👀
Siamo solo al prologo e molte cose devono ancora essere scoperte...
Se decidete di continuare a leggere, fatemi sapere cosa ne pensate. 🖤
Buona discesa nell'Oltretomba.
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Dove fioriscono le ombre
RomancePersefone è una dea. Lo sa da sempre. Sa di essere la figlia di Demetra. Sa di essere la dea della primavera. Sa che sull'Olimpo vivono gli dèi che governano il mondo. Sa che esiste un regno oltre la vita. Quello che non sa è perché sua madre abbi...
