LA CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA

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Il rumore sordo dei vaganti che spingevano contro le reti di recinzione della prigione era diventato ormai un sottofondo costante, quasi terapeutico. Una ninna nanna distorta per un mondo che aveva smesso di sognare.

Ero seduta sul corrimano in metallo della torretta di guardia, con le gambe a ciondoloni nel vuoto, intenta ad addentare una barretta di cereali scaduta da chissà quanti mesi. Accanto a me, Carl era immobile, le mani piantate sul fucile e lo sguardo fisso oltre il perimetro. Il suo inseparabile cappello da sceriffo gli copriva metà del viso, ma potevo sentire la tensione nei suoi muscoli anche senza guardarlo.

«Se continui a fissarli con quell'aria da duro, Carl, giuro che i vaganti moriranno di paura prima ancora che tu prema il grilletto,» dissi, lasciando scappare un piccolo sorriso solare mentre masticavo.

Carl non si mosse, ma la linea rigida delle sue labbra si ammorbidì impercettibilmente. Con me non riusciva mai a fare fino in fondo la parte del soldato spietato.

«Qualcuno deve pur fare la guardia, Joyce,» rispose con quella voce che stava cambiando, diventando più profonda e seria. «E tu stai mangiando le nostre ultime scorte.»

«Punto primo: condividere è vivere,» scherzai, allungandogli la metà della barretta rimasta. «Punto secondo: se non ci fossi io a portarti un po' di brio, saresti diventato grigio come quelli là fuori.»

Carl abbassò gli occhi sulla barretta, poi sul mio viso. Per un istante, il suo sguardo si addolcì, lasciando intravedere quel ragazzo che voleva solo proteggere le persone a cui teneva. Prese il cibo, sfiorandomi le dita con le sue, calde e ruvide.

«Sei sempre la solita, Peaches>> mormorò con un mezzo sorriso storto, portandosi il cappello un po' più su.
Era il soprannome che mia madre mi aveva dato da piccola, perché diceva sempre che ero "dolce e morbida come una pesca della Georgia". Carl, ovviamente, ne aveva approfittato fin dal primo giorno per stuzzicarmi: ad Atlanta mi rincorreva per il giardino prendendomi in giro, dicendo che ero una Peaches troppo buona e delicata per sopravvivere ai guai. Con il tempo, però, quel nome da presa in giro era diventato una cosa solo nostra.
E detto adesso, con quella sua nuova voce profonda da ragazzo quasi adulto, mi fece salire un brivido improvviso lungo la schiena.

«E tu sei sempre il solito musone,» ribattei dandogli una leggera spallata per nascondere l'imbarazzo. «Ma ehi, qualcuno in questo posto deve pur ricordarsi come si fa a sorridere, no?»

Guardai oltre le sue spalle, verso il cortile interno dove Lori camminava lentamente, tenendosi la pancia pronunciata con una mano. La luce del tramonto tingeva il cielo di un arancione bruciato, lo stesso colore che ricordavo in un'altra vita, molto prima che fossimo circondati da mura di cemento e filo spinato.
Mi sistemai la manica della maglia, mentre il ricordo di un'altra serata, immersa nel caos e nelle fiamme di Atlanta, tornava a galla con la violenza di un pugno nello stomaco.
Un tempo ero solo una bambina in vestaglia rosa. E Carl era solo il bambino dagli occhi azzurri che giocava con me in giardino...

CIAO A TUTTI!!
SPERO CHE IL PRIMO CAPITOLO VI SIA PIACIUTO.
LA CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA DIREI. CHE NE DITE? VI PIACE JOYCE, SAREI CURIOSA DI SAPERE CHE NE PENSATE... A PRESTO WALKERS!!

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