Prologo

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Era mattino presto. Il sole era ormai sorto. Il canto degli uccelli. Il frastuono del traffico.

Uno sparo. Un urlo straziato. Poi un secondo sparo. Di una pistola. Un uomo era stato colpito alle spalle. Il secondo proiettile raggiunse il petto, quando ormai il suo sguardo incrociò quello del suo assassino. La vista gli si offuscò di colpo e dal terrore spalancò gli occhi. Dopodiché iniziò a gorgogliare. Con una mano si toccava la ferita, mentre il sangue già gli impregnava la camicia.

Dalla bocca sanguinante nemmeno una parola ne uscì. Gli occhi rovesciati all'indietro, lasciando lo sguardo perso nel vuoto.

Si inginocchiò: una macchia calda, densa e scura, prese a colorargli lungo la camicia bianca, donandogli una strana tinta rosso scuro, il pomodoro che macchia l'abito del cabarettista fallito.

Quell'uomo, quel pover'uomo, purtroppo non avrebbe mai più potuto esibirsi. Il destino aveva già scelto per lui.

Infine stramazzò al suolo, gli occhi rimasti aperti fissavano l'asfalto. Doveva soltanto recarsi a lavoro. Alzarsi di buon mattino, essere diligente, responsabile, pagare le tasse e il resto, poi...

La vita presenta il conto, senza preavviso. E qualche volta lo fa per mano altrui.

Frattanto l'intero vicinato fece per recarsi alle rispettive finestre per capire che accidenti fosse successo, ma non c'erano dubbi. Un uomo in giacca e cravatta giaceva inerme lungo disteso sull'asfalto, nei pressi delle palazzine di una nota – ora anche famigerata – cittadina dell'area nord di Napoli, una certa Giugliano in Campania.

La signora Rosa, del secondo piano della palazzina da dove era uscito lo sventurato che era stato freddato, era intenta a lavare le stoviglie. Tra le mani stringeva ancora uno strofinaccio umido quando fu la prima ad affacciarsi alla finestra della cucina che dava sulla strada.

La scena che le apparve dall'alto sembrava una ripresa cinematografica dell'ennesima pellicola pulp di Tarantino.

Poi la signora Rosa, giustamente, urlò come un'ossessa, ma non sarebbero state quelle grida ad allarmare ancora di più i vicini. Era chiaro come il sole cocente di quella "splendida mattinata" d'estate che spari, grida, rumori di auto che sgommavano e prendevano velocità, per poi dileguarsi, non promettevano nulla di buono.

E lo sapeva benissimo anche il tizio che ora baciava l'asfalto. Vestito di tutto punto e già pronto per il suo funerale.

Intanto un'enorme chiazza scura si allargava su quel terreno, destinato di lì a poco a diventare una scena del crimine. Gli uccelli non cantavano più; semmai tra poco ci sarebbero stati il gracchiare dei corvi incuriositi, il mormorio indignato dei passanti e degli abitanti della zona.

E via via che il tempo scorreva lento e veloce nello stesso istante, la gigantesca chiazza sul terreno andava schiarendosi sempre più.

Fino a diventare di un intenso rosso carminio.

Rosso CarminioStories to obsess over. Discover now