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Il desiderio di Natale

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Mosca, 1902

Siamo a Mosca, è il 1902. È la sera della vigilia di Natale e fuori tutta la città sembra avvolta da un'atmosfera di festa. Osservo la neve che scende silenziosa, ricoprendo la città con il suo tipico manto bianco. In lontananza si stagliano le mura del Cremlino e le grandi cupole dorate delle cattedrali, che dominano il profilo della città.

Le strade sono animate: passano carri e carrozze da cui si intravedono i nobili, avvolti nei loro cappotti, intenti a trascorrere il periodo natalizio con le loro famiglie. Le finestre del centro brillano della luce calda di candele e lampade, e per un momento Mosca sembra quasi un luogo appartenente a un altro mondo.

Osservo tutto questo dalla piccola finestra dell'appartamento malridotto in cui abito, situato nel quartiere più emarginato della città. È quasi mezzanotte quando sento la porta richiudersi con un tonfo sordo; mia madre barcolla nel tentativo di appendere la giacca all'attaccapanni. Puzza di alcol, deve aver bevuto come ogni sera. Papà, invece, è stravaccato sulla panca vicino alla stufa e dorme con ancora il sigaro acceso nella mano.

A mezzanotte esprimo il mio desiderio di Natale: chiedo di potermi riscattare, di poter avere la possibilità di un futuro migliore. Il mio sogno è entrare al Conservatorio di Mosca e studiare canto lirico. È un sogno troppo ambizioso per uno di bassa classe sociale come me. Solo i nobili o i figli delle famiglie benestanti riescono davvero a prepararsi per l'ammissione: prendono lezioni private e, nel giro di pochi anni, affrontano gli esami necessari per entrare. Io, invece, non potrò mai permettermi le lezioni private.

Purtroppo, nella nostra società solo chi ha prestigio o è di buona famiglia riesce a fare carriera. Non importa quanto ti impegni o quanto sei bravo: conta solo la classe sociale a cui appartieni.

Spesso tutto questo mi porta a chiedermi: perché proprio io sono nato senza uno spicciolo in tasca? È come se fosse un marchio che tutti noi poveri portiamo addosso e che definisce il nostro destino ancora prima che possiamo scegliere chi vogliamo diventare.

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