«Cinque... quattro... tre... due... uno. Stop. Fine del supplizio».Schiaccio il tasto rosso sul display del tapis roulant. Il nastro rallenta fino a fermarsi con un sibilo. Valentina si appoggia ai maniglioni di plastica con la testa ciondolante, le guance rosse come due pomodori di Albenga e i capelli incollati alla fronte dal sudore. Se gli sguardi potessero fulminare, a quest'ora sarei un cumulo di cenere sulle piastrelle della sala cardio.«Sei... un... sadico», rantola, cercando di riprendere fiato. «Giuro su Dio che se domani non riesco a fare le scale per andare in ufficio, chiedo i danni biologici a te e a tutta la palestra».«Esagerata. Hai solo sputato l'anima per quaranta minuti. Guarda il lato positivo: la focaccia di stamattina è ufficialmente un ricordo lontano nel tuo flusso sanguigno», le dico, passandole l'asciugamano pulito che si era dimenticata sulla panca.Lei lo afferra e se lo preme sulla faccia, emettendo un gemito soffocato. Quando riemerge, l'espressione da finta arrabbiata lascia spazio a una smorfia di pura stanchezza. «Comunque, Gianluca è un incubo vero. Ma ce ne sono tanti così qui dentro? No, perché se la prossima volta si ripresenta con quella canotta scollata fino all'ombelico, mi iscrivo a un corso di kickboxing solo per potergli tirare un calcio rotante».Mi scappa una risata pulita. «Tranquilla, con Gianluca ci parlo io dopo. Diciamo che ha il vizio di confondere la sala pesi con una spiaggia di Varigotti. Ma tu hai retto bene il colpo, non hai mollato un secondo. Sono fiero di te, Vale».Lei si blocca a metà strada mentre si sta asciugando il collo. Sgrana gli occhi, guardandomi come se avessi appena parlato in cinese. «Aspetta, ripeti? Thomas il Terribile, il distruttore di carboidrati, mi ha appena fatto un complimento? Mi devo preoccupare? C'è un messaggio subliminale per dirmi che adesso dobbiamo fare cento addominali?».«No, per oggi basta così. Niente addominali. Vai a farti una doccia calda, te la sei meritata», rispondo, incrociando le braccia.Mentre Valentina recupera la sua borsa e si avvia verso lo spogliatoio femminile trascinando le scarpe da ginnastica, io mi metto a riordinare la rastrelliera dei manubri, ma la mia mente rimbalza continuamente su quella mezz'ora passata a guardarla correre. C'è qualcosa nella sua totale mancanza di filtri e nella sua ironia che, sotto sotto, mi diverte un sacco. Spezza la monotonia di una giornata passata a ripetere "tira dentro la pancia" e "spingi sulle gambe" a settanta persone diverse.Venti minuti dopo, ho finito il turno. Ho spento le luci della sala attrezzi, salutato il ragazzo alla reception e mi sono infilato il borsone in spalla. Esco in strada, respirando l'aria fresca della sera savonese che profuma di salsedine e, ironia della sorte, del pane appena sfornato dal panificio all'angolo.Davanti all'ingresso trovo Valentina. Ha i capelli ancora umidi raccolti in una coda, un profumo leggero di bagnoschiuma e la borsa tracolla. Sembra rigenerata, ma continua a camminare in modo leggermente rigido.«Allora, sopravvissuta?», le chiedo, affiancandola sul marciapiede.«A stento. Sento dei muscoli nelle natiche che non sapevo nemmeno esistessero nell'anatomia umana», risponde, stringendosi nella giacca. Poi si ferma di scatto e mi guarda con un'espressione di pura sfida. «Senti, Thomas. Visto che mi hai salvata dal predatore con il gel e che mi hai fatto bruciare tremila calorie... adesso ho un calo di zuccheri spaventoso. E il panificio qui di fronte ha appena tirato fuori la focaccia d'orzo, quella con l'impasto leggero. Se non ne mangio un pezzo adesso, svengo sul marciapiede e dovrai farmi la respirazione bocca a bocca».La guardo, fingendo di essere super severo. «La focaccia d'orzo alle otto di sera? Valentina, i tuoi macro...».«Niente macro! È d'orzo, è praticamente un'insalata sotto forma di carboidrato!», mi interrompe lei, ridendo e prendendomi per la manica della felpa. «Dai, muoviti. Offro io. E non accettare un no come risposta, coach».Sorrido, arrendendomi al mio stesso stomaco che, a dire il vero, sta brontolando da un'ora. «E va bene. Ma solo se la prendiamo senza strutto. E domani si recupera con dieci minuti di corda in più».«Domani è un altro giorno», ribatte lei, spingendo la porta del panificio ed entrando nel regno del profumo più buono del mondo. E io, per la prima volta in vita mia, decido di dimenticarmi della cartellina dei macro.
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Belin Che Muscoli 😂
Fanfiction«Cosa succede quando un personal trainer fissato con la dieta incontra la ragazza più pigra (e golosa) di tutta Savona?».
