Ashoka il Grande - Capitolo I

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Nota dell'autore: alla fine di ogni capitolo troverai un glossario con i termini sanscriti, pali e i riferimenti storici. Il lettore assiduo lo ricorderà; chi si affaccia ora può consultarlo senza timore di spoiler.

 Il lettore assiduo lo ricorderà; chi si affaccia ora può consultarlo senza timore di spoiler

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Il Fango e la Profezia

Molto tempo prima che Ashoka nascesse, un'ombra venuta da occidente aveva attraversato le terre dell'India.

Alessandro il Macedone, colui che gli uomini chiamavano il Grande, aveva spinto i suoi eserciti oltre il fiume Indo, lasciando dietro di sé città dal nome straniero, colonie di soldati greci e il ricordo di una conquista mai davvero compiuta.

Il suo sogno di dominare il mondo conosciuto si era infranto di fronte alla vastità dell'India, al calore soffocante e ai re che, come serpenti, sfuggivano alla sua presa per poi colpire all'improvviso.

Ma se il fulmine della sua avanzata si era dissolto, l'eco della sua venuta aveva cambiato per sempre il destino di quelle terre.

Nelle corti dei sovrani, filosofi greci discutevano con bramini vestiti di bianco, mercanti di Battriana(1) portavano vino e olio d'oliva sulle sponde del Gange(2), mentre i sovrani si guardavano con occhi nuovi, chiedendosi se la guerra fosse davvero l'unica via per il dominio.

Fu in questo crogiolo di idee, ambizioni e sangue che sorse la dinastia Maurya(3).

Il dono di fango

Circa 270 anni dopo la dipartita del Grande Conquistatore macedone nel cuore del Magadha(4), dove il fiume Gange serpeggiava tra fertili distese e foreste sacre, sorgeva un piccolo villaggio.

Non aveva nome nei racconti dei re, né era segnato sulle mappe delle grandi dinastie, ma per chi vi abitava, quel luogo era il centro del mondo.

Case di argilla si disponevano attorno a un tempio modesto, mentre il suono di campane e mantra si mescolava al vociare del mercato.

Era una mattina umida, profumata di terra bagnata.

Due bambini giocavano ai margini della strada battuta, i piedi nudi immersi nel fango scuro.

Il maggiore, Jaya, aveva occhi attenti e mani rapide, mentre il più piccolo lo seguiva con ingenua ammirazione.

In quel momento, una figura apparve all'orizzonte.

Un monaco dall'aria solenne, seguito da un piccolo corteo di discepoli, avanzava con passo misurato.

La sua veste color zafferano ondeggiava al vento, e il suo volto era sereno, come se nessun peso terreno lo potesse sfiorare.

Erail Buddha(5).

Jaya lo osservò con un misto di stupore e timore reverenziale.

Non aveva nulla da offrire, nessun dono degno di un essere illuminato.

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