Prologo

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Pov's Alex
3 anni fa

Ormai sono abituato alle urla di mio padre, ma questa volta era diverso.

Insieme alle urla sentivo oggetti che cadevano a pezzi e mia madre che gli pregava di smetterla.

Di solito non facevo niente, non ne avevo il coraggio. Mettevo le cuffie e chiudevo la porta della camera a chiave cercando di sentire il meno possibile.

Non potevo stare fermo questa volta, sarebbe finita male per mia madre, mio padre in questo periodo stava peggiorando e le avrebbe fatto del male, molto male.

Mi alzai e tolsi le cuffie con le mani tremanti, aprii piano la porta e intravidi l'ombra di mio padre dare un pugno a mia madre.

Non riuscivo a stare in silenzio, non oggi almeno.

Le lacrime mi stavano rigando la faccia e con passi piccoli riuscii ad arrivare al mio letto, sotto il cuscino c'era il coltello che tenevo per sicurezza.

Lo impugnai e iniziai ad andare dove provenivano le urla.

Mio padre appena mi notò lasciò mia madre dalla sorpresa, non mi sarei mai permesso di sfidarlo e lui lo sapeva.

<Che cazzo ci fai qui, frocio di merda? Vattene in camera tua e levati dai coglioni>> mi gridò, poi stridette i denti e prese con forza il collo di mia madre.

I miei occhi si fecero affilati e senza controllo strinsi il coltello, mi tagliai, ma in quel momento non mi importava.

Presi l'arma e colpii il braccio di mio padre, lui allora lasciò finalmente mia madre che mi iniziò a guardare scioccata.

Continuai a colpirlo nella pancia e poi nel petto, sentendo mio padre soffrire e gridare di dolore non feci altro che ridere senza controllo.

Mio padre stava perdendo coscienza, ma io l'avevo già persa da un po'.

Mi fermai solo quando guardai gli occhi di mia madre, che per la prima volta erano pieni di paura per me e non per lui.

I prossimi 10 minuti erano silenziosi, almeno io non sentivo niente, stavo fissando mio padre venir coperto di garze da mia madre.

Entro' poi l'ambulanza che porto' via mio padre, la polizia invece era qui per me.

Mi tennero, anche se non c'era bisogno, non avrei opposto resistenza.

Mi portarono in un posto, mi spiegarono di cosa si trattasse, era la comunità.

Entravano gli assistenti sociali per farmi domande ma io non rispondevo mai, eppure loro ci provavano sempre.

Avevo una psicologa una volta alla settimana, a lei non parlavo quasi mai, a volte mi guardava in silenzio ed era così imbarazzante che iniziavo a sparare cazzate.

Lei pero' aveva capito che mentivo, non sapeva fare il suo lavoro ma non era stupida.

Cosa avrei dovuto dirle poi? In quel posto mi sentivo tremendamente solo, i miei amici li potevo vedere raramente e dopo un po' ci hanno rinunciato anche loro a contattarmi.

Col passare del tempo sentivo come se marcissi, come se mi sporcassi sempre di più.

Non riuscivo più a vedermi allo specchio a causa della terribile somiglianza con mio padre, l'unica cosa che trovavo bella del mio viso erano gli occhi, color nocciola e leggermente a mandorla, come quelli di mia madre.

EscapeTempat cerita menjadi hidup. Temukan sekarang