Il parcheggio del Rikshospitalet le diede un senso di familiarità.
Mia aveva scherzato per l'ennesima volta sulla storia dell'informatore senza ricevere nessun riscontro dalla collega.
Ormai erano quasi le quattro di pomeriggio ed il corpo di Elizabeth aveva iniziato a ricordare una vecchia abitudine che aveva coltivato nei due mesi di congedo: la bevuta delle cinque.
Alla faccia del té degli inglese e dei loro biscottini al burro.
La sua mente, invece, continuava a rileggere l'ultimo messaggio di Liv e continuava a chiedersi, quasi stupidamente, perché avesse avuto quella sensazione.
I presentimenti l'avevano sempre accompagnata, rendendo la sua carriera avvincente all'inizio; ora, però, era come se arrivassero in ritardo. O peggio ancora, creassero confusione.
Non aveva voglia di riflettere e così, non appena l'auto fu allineata alle altre, aprì la portiera, scese e si accese un'altra sigaretta. Era solamente la seconda della giornata e l'ultima di venti. Appallottoló il pacchetto celeste di Eventyr e se lo infiló nella tasca del giaccone.
Le erano durate più del dovuto.
Mia scese a sua volta, tremò per lo sbalzo di temperatura.
"Si stava così bene in auto" si strofinò le braccia cercando di riscaldarsi.
Elizabeth inspirò guardandola. Non disse nulla.
"Bene, ti aspetto dentro..." Mia fece cadere le braccia lungo i fianchi e si avvió verso l'ingresso.
Elizabeth rimase immobile, appoggiata al cofano. Si strofinò la fronte ed inspirò avidamente la nicotina.
Osservó la porta della guardiola all'ingresso dove Mia aveva mostrato il distintivo e l'aveva indicata. La guardia aveva annuito e si era rimesso seduto a guardare il telefono. Elizabeth aveva pensato a quanto quel tipo di guardie si assomigliassero tutte fra loro. Non vide molte differenze tra questo tizio e quello dell'Ullevål.
Cambiò prospettiva e spazió con lo sguardo sul parcheggio che la circondava. Le auto erano ordinate in modo da creare un mosaico dai colori sfumati e amalgamati tra loro.
Però alla sua vista qualcosa stonava. Il colore verde smeraldo riusciva a risaltare anche contro il cielo plumbeo. L'auto era parcheggiata in prossimità dell'uscita.
I suoi occhi non volevano spostarsi ed il sapore ferroso in bocca le consiglió di andare a vedere.
"Argh fanculo..." imprecó a bassa voce e gettó la sigaretta.
Guardò velocemente la guardia all'ingresso, il suo schermo doveva essere davvero interessante.
Si incamminó verso l'auto costeggiando le altre parcheggiate. Gli anfibi strofinavano l'asfalto bagnato.
Si ritrovò ad osservarla. Rimase stupita da quanto le sembrasse immacolata. Perfino lo stemma rotondo della casa produttrice era lucente. Continuò a girarle intorno.
L'auto sembrava nuova.
Arrivò al bagagliaio. Lo osservó a lungo. Qualcosa non tornava.
Si guardò intorno, afferró il cellulare dalla tasca, scattò una foto. Lo tenne stretto nella mano. Quando abbassò gli occhi notò ciò che le sembrava fuori luogo. C'era una macchia di fango poco sotto il portabagagli. Si accovacció, si avvicinó e osservó il colore marrone. Decise di scattare nuovamente una foto e lesse la targa. Rimise il telefono nella tasca e mentre era ancora accovacciata qualcuno le passó alle spalle. Rimase immobile, il fiato creava piccole nuvole bianche. Finse di allacciarsi una scarpa mentre con la coda dell'occhio scrutó un movimento di un lembo bordeaux e dei lunghi capelli color miele. Attese che il ticchettio dei tacchi si allontanasse, fino ad arrivare dall'altro lato del parcheggio e che un rumore di portiera li accogliesse. La vibrazione del cellulare la fece distrarre. Si alzò facendo protestare le ginocchia e la bocca che le ricordava lo scorrere del tempo. Accese di nuovo il cellulare, era Mia ma la ignorò. Il verde dell'auto le riempiva le iridi e metteva in subbuglio la sua mente. Perché continuava a stare lì impalata?
L'orologio del cellulare segnava le sedici e un quarto.
Guardò per l'ultima volta il grumo di fango e si apprestó a raggiungere l'ingresso. La guardia decise che fosse il momento di prendersi una pausa e si allontanò. Elizabeth oltrepassó le porte vetrate e girò l'angolo del muro. L'odore di disinfettante le dava il voltastomaco.
Mia le aveva comunicato di raggiungerla al primo piano.
Attese l'ascensore. Era ferma al sesto.
Il suo piede destro iniziò a fare un tip-tap solitario.
Il tempo scorreva. La bocca si seccava sempre di più e il respiro iniziava ad accelerare.
Quinto piano.
Quarto piano.
Si strofinò la fronte e iniziava a sentire un rivolo di sudore lungo la schiena.
Terzo piano.
Secondo piano.
Ora percepiva un senso di apnea. Si immaginó in una piscina profonda e stava annegando sempre più lentamente.
Primo piano.
Piano terra.
La campanella dell'ascensore le fece spalancare gli occhi sott'acqua.
Le porte si aprirono. Elizabeth allungò la gamba, il piede superò l'entrata e qualcosa la urtó. Fu secco e le sembrò come se qualcuno l'avesse tirata fuori dall'acqua.
L'odore di disinfettante fu sostituito da quello di un dopobarba mentolato.
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Neve Rossa su Oslo
Mystery / ThrillerLa città Oslo inghiotte un orribile segreto quando il corpo di una giovane donna viene ritrovato in circostanze brutali. Il caso scuote la capitale norvegese e viene assegnato a Elizabeth Falkanger, una detective profondamente tormentata, il cui tal...
