Aveva immaginato quel giorno da anni. Lo pensava sotto le stelle della Numidia, quando il sonno era un completo estraneo; lo ritrasse vivamente a Roma, quando rivide la sua città natale è quello che era diventata; e lo sognò nelle notti al Colosseo, sapendo di essere a pochi passi da lui. E ora, finalmente, era giunto il momento.
"Una visita per te, gladiatrice."
Edra accolse la notizia con apparente disinteresse. Si limitò ad alzare lo sguardo per incontrare quello sornione di Macrino. "Ritieniti fortunata. Questo genere di ospite non si scomoda spesso per venire qui."
Non rispose. Non era interessata alle provocazioni di bassa lega. L'unica cosa che meritava la sua attenzione sarebbe entrata presto in quella cella. Era solo questione di tempo. Il mercante se ne andò e al suo posto comparve lui: meno agghindato del solito, l'espressione tesa di un uomo che non dorme da giorni. Era invecchiato, magro, impettito. Non c'era suo fratello, segno che la loro proverbiale simbiosi stava scricchiolando. Gli occhi scuri puntarono su di lei.
"Schiava." Esordì sprezzante l'imperatore.
"Geta." Ricambiò freddamente Edra.
L'uomo avanzò verso di lei, rassicurato dal fatto che le catene bloccassero i suoi movimenti. "Bello spettacolo oggi." Disse mentre osservava le braccia nude e le gambe martoriate. "Devo dire che te la cavi per essere una donna."
"Era solo una prova." Tagliò corto Edra.
Un tempo una risposta come quella avrebbe comportato una severa punizione del malcapitato. Geta odiava molte cose ma quella che proprio non sopportava era la mancanza di rispetto nei suoi confronti. Eppure, non disse nulla. Continuò a girarle intorno osservando il suo corpo e, ad un certo punto, le si piazzò davanti.
"Sei davvero insolente." Commentò. "Non hai alcun timore a parlarmi in questo modo." La squadrò con fare predatorio ed Edra si ritrovò a fissare quel viso pallido e nervoso. "E neanche a guardarmi negli occhi."
"Il timore è un sentimento che non conosco più."
"Stai peccando di superbia, schiava."
Edra rimase impassibile. "Perché sei qui?"
Geta continuò a guardarla in silenzio, apparentemente incerto sul da farsi. Dopo un po' si avvicinò nuovamente e le prese di malagrazia il mento. Si fece di colpo pensieroso.
"Il tuo viso non mi è nuovo." Disse osservando con attenzione i suoi lineamenti. "Potrei giurare sugli dei di averti già vista da qualche parte."
Quella frase non la stupì affatto. Negli ultimi tempi, i giochi ai quali aveva partecipato al Colosseo avevano attirato le chiacchiere e le attenzioni su di lei, soprattutto quelle di Geta. L'uomo, la studiava con rigore chirurgico dal primo giorno in cui era entrata nell'arena. Edra aveva impresso nella mente il suo sguardo, così simile a quello che le aveva rivolto anni prima, quando non conosceva la morte e suo padre era ancora in vita. L'aveva riconosciuta, ne era quasi certa. Tuttavia, non era il momento di scoprire le sue carte.
"Io vengo da molto lontano." Rispose celando il suo tormento interiore. "Non ho mai messo piede qui."
"Davvero?" fece Geta osservando le iridi grigie della donna. "Non ti credo."
Edra ricambiò lo sguardo con freddezza. "Questo non mi riguarda."
Geta non avrebbe mollato, era cosciente anche di questo. Oltre ad essere un uomo acuto, l'imperatore si distingueva dal gemello per la sua inflessibilità. Quando voleva ottenere qualcosa, avrebbe devastato il mondo per averla. E ora Edra era diventata il suo bersaglio. Sentì la presa sul mento farsi più stretta.
"L'ho visto oggi... Dalla tua espressione." Disse l'uomo con voce assorta. "Hai scoccato la freccia con una mira ben precisa. Avresti potuto colpire chiunque: c'era mio fratello, il tuo padrone, quel pusillanime del generale Acacio." La guardò con occhi ardenti. "Ma non volevi colpire loro. Volevi me."
Edra realizzò solo allora che il volto dell'uomo era pericolosamente vicino al suo. Cercò di preservare la calma nel suo spirito mentre sul viso di Geta comparve un ghigno beffardo.
"Voglio sapere perché."
ČTEŠ
Stat Sua Cuique Dies
FanfikcePer ciascuno è fissato il suo giorno. E Geta lo capisce quando incontra Edra sul suo cammino.
