Il regno di Erebos era un mosaico di contrasti. Le mura esterne, massicce e inespugnabili, raccontavano secoli di battaglie e conquiste, mentre le strade interne erano strette, affollate e rumorose, con il profumo di spezie e cera bruciata che si mescolava nell'aria. La famiglia reale Valdoren governava da generazioni, e l'ultimo re sul trono era stato Salomon Valdoren, un uomo potente che aveva portato Erebos a giorni di gloria. La sua forza militare era incontrastata e tutti lo temevano e rispettavano.
Re Salomon era stato uomo di rigore e passione. Amava profondamente i suoi due figli, la primogenita l'aveva chiamata Ravenna, nata con il potere primordiale del padre: le ombre. Salomon nutriva grande affetto per essa, ma, essendo nata donna, non le era concesso ereditarne il trono, nonostante fosse la legittima erede. Kael, invece, era il prediletto dai magistrati al potere: lodato, protetto, preparato per governare. Il figlio minore, un ragazzo insipido e ordinario, non possedeva nulla di speciale se non il fatto di essere nato uomo.
Ravenna, tuttavia, aveva sempre cercato di dimostrare al padre il suo valore. Non desiderava il trono: voleva che lui riconoscesse la sua forza, il suo talento. La sua ambizione non nasceva dalla brama di potere, ma dal desiderio di guadagnarsi il rispetto del padre attraverso la disciplina, l'abilità e la forza, a differenza dell'incapace fratello.
La guerra a nord aveva consumato anni della sua vita. Ravenna aveva lasciato Erebos convinta che il campo di battaglia fosse l'unico luogo dove poter misurare il proprio valore senza pregiudizi. Sapeva che il padre non approvava: per la società, una donna era utile solo a procreare o a stringere alleanze matrimoniali. Eppure Salomon silenziosamente conosceva il valore di Ravenna; semplicemente, le tradizioni e il rigore delle regole di sangue gli impedivano di mostrarle apertamente il suo favore. Gli intrighi di potere a corte sarebbero stati letali per la sua bambina, e non voleva che capitasse vittima del gioco politico dei magistrati misogini.
Era sera quando mise piede nella sala del trono. Ricordava come se fosse ieri l'ultima volta che era stata lì, il giorno in cui aveva annunciato al padre che sarebbe partita per la spedizione, determinata a dimostrare il suo valore. Salomon era furioso, e lei gli aveva voltato le spalle senza guardarlo in viso. Quella era stata l'ultima volta che aveva parlato con lui.
"Se avessi saputo Padre, che sarebbe stato il nostro ultimo incontro, avrei..." disse con voce spezzata Ravenna mentre si avvicinava al trono.
Il cielo sopra Erebos era un mare di nuvole scure, interrotto soltanto da lampi lontani, come presagi di ciò che stava per accadere. Le torce tremolavano nel vento freddo che filtrava dalle finestre, proiettando ombre lunghe e scure sulle pareti di pietra.
La sala del trono era immersa in un silenzio teso. Kael sedeva sul trono, il mento sollevato, il sorriso arrogante. Finalmente era diventato re, e si sentiva sicuro. Aveva persino tagliato i fondi per la guerra del Nord, e i suoi informatori gli avevano riferito che sua sorella Ravenna era scomparsa sul campo di battaglia, mentre affrontava una legione di soldati con un pugno di uomini. Aveva pensato fosse morta. Nessuno, credeva, avrebbe potuto fermarlo ora.
Ai suoi piedi, quasi invisibile nell'ombra, un giovane schiavo era inginocchiato, le mani legate, il corpo segnato da lividi e ferite. Non attirava l'attenzione di nessuno, eppure Ravenna lo notò, un dettaglio nel quadro della sala.
Ravenna fece un passo avanti, lento e misurato, come se ogni suo movimento potesse piegare l'aria attorno a lei.Intanto le ombre sotto di lei fremevano piene di sete di sangue. Kael non la riconobbe subito. Solo al suono della voce di sua sorella il suo sorriso spavaldo si rabbuiò e gli si gelò il sangue.
"Fratellino mio... come stai?" chiese Ravenna, la voce calma e amichevole, ma ogni parola era tagliente. "Ho notato che hai dimezzato i fondi della guerra che stavo dirigendo... lasciando i miei soldati a morire di fame e di freddo."
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Giochi di potere
Storie d'amoreRavenna non gli ordinò di bere. Si limitò a porgergli la coppa. Il metallo era freddo contro le sue labbra carnose. Il liquido scuro tremò appena, tradendo l'esitazione che lui si rifiutava di mostrare sul volto. Lei rimase in piedi davanti a lui, c...
