Il sole tramontava su Konoha, tingendo il cielo di sfumature viola e arancioni che filtravano attraverso le noren (le tende) del Chiosco Ichiraku. L'aria era frizzante, una di quelle serate autunnali in cui il vento sollevava le foglie secche da terra, facendole danzare intorno alle caviglie.
Naruto Uzumaki posò le bacchette sulla ciotola vuota con un sospiro di pura soddisfazione. Accanto a lui, Hinata Hyuga - presto Uzumaki - si pulì delicatamente l'angolo della bocca con un tovagliolo, ricambiando il sorriso con quella dolcezza che ora, da giovani adulti fidanzati, non nascondeva più timidamente.
Dietro il bancone, Ayame li osservava mentre asciugava un piatto. I suoi occhi brillavano. Li aveva visti crescere: dal ragazzino chiassoso che elemosinava ramen, alla timida ragazza che lo guardava da lontano, fino a questo momento di quiete condivisa.
«Tutto a posto, futuro hokage?» scherzò Ayame.
«Il migliore di sempre, sorella!» rispose Naruto con il suo classico sorriso a trentadue denti, anche se i suoi occhi sembrarono velarsi per un attimo. Posò la ciotola vuota sul bancone con un tonfo soddisfatto. «Grazie per il cibo!» disse. Il vapore del ramen aleggiava ancora nell'aria, mescolandosi al profumo della sera autunnale che entrava dal retro.
Hinata, accanto a lui, ripose le bacchette con eleganza, sorridendo alla vista di Naruto così rilassato. «Era delizioso come sempre, vero?»
Naruto annuì vigorosamente, ma poi i suoi occhi cercarono Ayame dietro il bancone.
Le fece un cenno complice, un piccolo segnale che avevano concordato appena entrati, prima ancora di ordinare.
«Sorellona,» disse Naruto, abbassando leggermente la voce, come se stesse chiedendo un segreto di stato. «È ancora... al sicuro?»
Ayame rise, una risata cristallina che fece voltare Hinata incuriosita.
«Certo che sì, Naruto. L'ho messo nel punto più freddo del freezer appena me lo hai dato. Non si è sciolto nemmeno un po'.»
Ayame si chinò sotto il bancone e riemerse un istante dopo con un involucro che emanava una leggera nebbiolina bianca a contatto con l'aria più calda del chiosco. Lo porse a Naruto. Era il famoso ghiacciolo doppio al gusto soda. L'incarto era freddissimo, rigido, perfetto.
Hinata sgranò leggermente gli occhi. «L'avevi... comprato prima di arrivare?»
Naruto scartò il ghiaccio con cura, rivelando il blu elettrico brillante. «Sì,» ammise, grattandosi la guancia con l'indice, un po' imbarazzato. «Sapevo che dopo il ramen avrei voluto fare questa cosa. Ma non volevo che si sciogliesse nella tasca mentre mangiavamo. Volevo che fosse perfetto.»
Hinata lo guardò con tenerezza. Quel dettaglio - il pensiero di preservare quel piccolo dolce affidandolo ad Ayame - mostrava quanto Naruto fosse maturato. Non era più solo impulsività; ora c'era cura, c'era l'intenzione di proteggere le cose importanti.
Naruto strinse il ghiacciolo con entrambe le mani.
Il ricordo di Jiraiya affiorò, come sempre. Ma questa volta non era un ricordo di addio. Era come se Naruto avesse messo in pausa quella tradizione, tenendola "in fresca" nel suo cuore proprio come Ayame aveva fatto con il ghiacciolo, aspettando il momento giusto per riattivarla.
Crac.
Il suono netto della divisione del ghiacciolo risuonò nel silenzio del chiosco.
Una metà nella mano sinistra, una nella destra.
Si girò verso Hinata, che aveva le gambe accavallate e le mani posate sulle ginocchia, seduta tra le foglie secche che il vento aveva spinto dentro il locale. Quella volta, con Jiraiya, quel gesto aveva significato condivisione: mentore e allievo, una famiglia trovata.
«Il Maestro Jiraiya mi ha insegnato che questo ghiacciolo è fatto per essere diviso,» disse Naruto, la voce ferma e dolce. «Per anni l'ho mangiato da solo, e aveva un sapore... incompleto. Ma stasera l'ho fatto mettere da parte perché volevo essere sicuro di offrirti la metà migliore.»
Le porse il bastoncino sinistro.
«Sai...» iniziò Naruto, la voce leggermente roca. «L'ultima volta che ne ho diviso uno, pensavo che non avrei mai più trovato qualcuno con cui valesse la pena condividerlo. Pensavo che quel pezzo mancante sarebbe rimasto vuoto per sempre.»
Hinata allungò la mano. Le sue dita sfiorarono quelle di Naruto, calde e rassicuranti, avvolte nelle bende bianche.
«Non è vuoto, Naruto-kun,»
«Il Maestro Jiraiya ti ha lasciato quel pezzo perché sapeva che, un giorno, avresti trovato la persona giusta a cui passarlo.»
Lui le sorrise e le strinse la mano.
Poi addentarono il ghiaccio freddo e dolce, una folata di vento più forte fece entrare una pioggia di foglie nel chiosco, che turbinarono attorno ai loro piedi e ai loro sgabelli. La sciarpa rossa di Naruto, quella che Hinata aveva lavorato a maglia con tanto amore, si sollevò leggermente, sfiorando la spalla di lei.
Ayame, asciugando il bancone, li osservò: due figure illuminate dalla luce calda del chiosco, con il vento che giocava con i loro capelli e un semplice ghiacciolo blu che univa il passato di un orfano al futuro di un uomo amato.
Naruto guardò Hinata gustarsi il dolce e capì, con una dolcezza inattesa, che da qualche parte, l'Eremita dei Rospi stesse ridendo, orgoglioso.
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un pezzo mancante ora trovato
Fanfictionun ghiacciolo allora e un ghiacciolo ora il ricordo del maestro
