Da sempre mi ero chiesta cosa potesse celare la porta dell'appartamento 106 del palazzo di fronte dove abitava Serena, la mia migliore amica.
Ci passavo davanti tutte le volte in cui andavo a trovarla, e non avevo mai visto nessuno entrare o uscire da quel meraviglioso rettangolo di mogano intagliato, sapientemente adornato da una splendida maniglia oro.
Quel giorno, mentre salivo le scale della palazzina dove abitava la mia amica, vidi uno spiraglio di luce filtrare da una fessura nell'uscio del 106.
Incredula, finii i gradini due a due fino a che non mi trovai di fronte alla porta socchiusa. Provai a spingerla leggermente. Non faceva nessun rumore, ma sembrava trattenere un segreto.
Mi sentivo come la protagonista di un thriller, quando, incosciente, oltrepassa l'unica barriera a cui non avrebbe nemmeno dovuto avvicinarsi.
«C'è nessuno?» Chiesi a voce bassa, quasi non volessi una risposta.
Nessun rumore.
Avanzai di qualche passo e vidi che l'appartamento era disposto come quello di Sere: La porta dava su un soggiorno piuttosto spazioso in cui spiccava un divano angolare di pelle rossa e un tavolino al centro del tappeto posto davanti ad un mobile tv. Dal soffitto pendeva un lampadario d'altri tempi, con cristalli che scendevano come una piccola cascata di diamanti. Il salone era circondato da quattro porte. Sapevo che una dava senz'altro sulla cucina, ma era chiusa. Un'altra, quella centrale, doveva portare all'antibagno. Le due sulla sinistra erano probabilmente le camere da letto. Proseguii verso una di queste ultime. Schiusi la prima. La stanza era completamente vuota, fatta eccezione per un baule in legno massello posato alla parete sotto la finestra.
Sentii dei mugolii provenire dalla stanza accanto.
Recedetti di due passi e mi avvicinai alla porta. Cigolii di un letto raccontavano una danza che si stava probabilmente svolgendo sopra di esso. Risi tra me e me. I rumori s'interruppero
«Vieni avanti.» Chiamò una voce maschile dalla stanza.
Mi si gelò il sangue nelle vene. Feci per andarmene quando un'altra voce incitò:
«Sappiamo che ci sei. Entra, su.»
Feci un respiro profondo. Come minimo mi avrebbero denunciata per violazione di domicilio.
Abbassai la maniglia dorata e aprii l'ennesima porta in legno.
Lo spettacolo che mi si parò davanti era tutt'altro rispetto a quello che mi sarei aspettata.
Una donna bellissima, con i capelli neri raccolti in una coda lunga fino a metà schiena era incatenata al muro a gambe aperte e mostrava i suoi splendidi glutei ad un uomo di mezza età che, a petto nudo, brandiva un frustino in pelle nera.
Ero senza parole.
«Chiudi la porta e accomodati su quella poltrona.» Ordinò in tono deciso indicando una sedia imbottita in velluto verde bottiglia.
Indecisa sul da farsi ma incuriosita dalla situazione, feci come mi aveva detto.
Poi si rivolse alla donna:
«Schiava, abbiamo visite. Come si dice alla nuova arrivata?»
«Benvenuta.» Mi sorrise la donna. Il suo corpo nudo, era colorato a tratti da strisce rosse probabilmente causate dal flagello.
«A quanto siamo arrivati?» La interrogò.
«Ventinove signore.»
«E trenta.» Sollevò la frusta e la colpì al centro del suo sesso.
«Aaaaah.»
E mi spiegai in quel momento i rumori che sentivo prima. I cigolii non erano il letto, ma le catene che sbattevano sul muro quando lei si muoveva.
«Vuoi liberarla tu?» Mi domandò.
Come un automa, mi alzai dalla mia postazione e mi apprestai a liberarle prima le caviglie e poi i polsi. Lei mi sorrise. Poi mi chiese:
«Vorresti provare?»
La verità è che ero sempre stata tremendamente attratta dalle pratiche BDSM. Quando mi sarebbe ricapitata un'occasione così?
Mentre questi pensieri mi frullavano per la testa, l'uomo mi raggiunse e prese il mio mento tra le dita alzandomi il viso. Incrociai per la prima volta i suoi occhi color ghiaccio.
«Sei molto bella sai?» Si complimentò. «E non sei scappata. Il che significa che sei curiosa.» Decretò.
Non ebbi il tempo di rispondere che si voltò verso la mora e le ordinò:
«Schiava, aiutala a spogliarsi.»
«Subito signore.» Disse lei.
«No, non c'è bisogno.» Provai a replicare, ma lei mi porto un dito alle labbra.
S'inginocchio davanti a me a gambe leggermente divaricate. Mi tolse prima le scarpe da tennis. Poi i calzini, annuendo in senso di approvazione quando vide i miei piedi smaltati di rosso. In seguito mi slacciò i jeans antracite e li lasciò cadere a terra, meravigliandosi alla vista delle mie mutandine in pizzo grigio perla. Appoggiò il suo naso sulla stoffa dei miei slip. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso mentre sentivo la mia eccitazione sovrastare la sorpresa.
Sciaff.
Una frustata la colpì tra le cosce, facendola sussultare tra le mie gambe.
«Ti ho ordinato solo di spogliarla.» Sibilò l'uomo.
Lei non rispose, ma il suo sguardo incrociò il mio. Quando vidi quel guizzo di piacere nei suoi occhi, capii di essere nel posto giusto.
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STORIE DA INNESTI CREATIVI
RomanceLe storie che ho scritto partendo da un input di Innesti Creativi.
