Glenvarn stava tornando la città malinconica di sempre: i turisti si preparavano finalmente a lasciare le strade del centro storico, permettendo ai cittadini di rifugiarsi nuovamente nei loro cafè di fiducia, e soprattutto nei pub dei vicoli scuri. La brezza marina portava con sé anche il profumo della pioggia, che, considerate le grandi nuvole che dominavano il panorama, non vedeva l'ora di abbattersi su quei tetti. Non che le giornate uggiose fossero mancate in quei mesi, ma sicuramente ce n'erano state meno del solito.
Odiavo l'estate, con tutta me stessa: da due anni a quella parte passavo le giornate libere chiusa nella biblioteca al 10 di Brannoch Wynd, una delle poche non assediate da qualche ragazza che passava di lì per fare un paio di foto con un libro esteticamente bello, per poi abbandonarlo in un angolo a prendere polvere.
«El, puoi tornare a casa, non c'è troppo lavoro stasera » la voce di Ewan tuonò da dietro al bancone, mentre sistemava i boccali in vetro sul ripiano. Due estati prima si offrì di farmi lavorare un po', per farmi distrarre, e, a detta sua, "doveva ancora un favore a mia madre" . Lavorare da The Lochside Lynx effettivamente mi faceva staccare per quelle quattro ore, la musica era talmente alta da sovrastare tutti i miei pensieri, quindi alla fine riuscivamo a guadagnarci entrambi: io in quel modo, e lui senza mai assumermi sotto contratto, decidendo quanto pagarmi ogni mese. Non mi importava un granché dei soldi, ma solo di stare fuori casa il più possibile.
Salutato Ewan, e recuperata la borsa dal retro, uscii dal locale, lasciandomi alle spalle l'odore di alcool e qualche ubriaco ancora al bancone, che cercava di barattare le ultime 2 sterline rimaste in tasca per due boccali da un litro.
Seguii il vialetto ciottolato fino alla porta di casa, soffermandomi come sempre a guardare le decorazioni sulle pietre che lo formavano: uno degli ultimi lavori di mamma, e una delle poche cose che rendeva quel posto casa. Amavo tutte le illustrazioni ma sin dal primo sguardo, una era diventata la mia preferita, quella rappresentante l'incontro tra il sole e la luna: i colori, l'utilizzo di qualche pezzo di mosaico, tutto era al proprio posto, in armonia, tant' è che decise di scriverci il mio nome in un angolo, così da renderlo un pezzo unico, solo per me. Una stretta gelida mi avvolse il cuore al ricordo del suo sorriso.
Scossi il capo per allontanare quel pensiero, cacciando indietro le lacrime. Girai velocemente le chiavi nella serratura, venendo subito avvolta dall'odore pessimo di chiuso, misto ad alcool e fumo. Un sospiro lasciò le mie labbra, osservando la figura di mio padre abbandonata sulla poltrona del salotto. Il giorno in cui mamma ci lasciò, non persi solo lei, ma anche mio padre, come se avesse trascinato la sua anima con sè, lasciando qui solo il suo corpo. La persona che doveva essere più forte per me, era quella che aveva bisogno maggiormente delle mie cure. Tolsi la bottiglia di Hendrick's dalla sua mano, posandola sul tavolino, insieme alle altre, osservandolo per qualche secondo : doveva essersi addormentato già da un po', e non avevo affatto intenzione di svegliarlo. Presi la coperta dal divano, per coprirlo, dato che durante la notte avrebbe sentito sicuramente freddo. Lo sentii biascicare qualcosa di incomprensibile, ma non mi soffermai troppo sull'interpretazione di ciò che aveva detto.
Osservai gli scatoloni nella mia stanza, trattenendo le lacrime a fatica: non volevo lasciare quella casa, non me lo sarei mai sognata, purtroppo però dalla morte di mamma era diventata così vuota, e decisamente troppo grande da gestire per un'universitaria e un alcolizzato. Le spese erano troppo alte per lo stipendio ridotto di papà, e per quanto il mio lavoretto estivo avrebbe potuto aiutare, a Settembre ricominciavano le lezioni e ad Ewan non serviva personale in più. Per questo stavamo decidendo di spostarci in un appartamento, nella zona di Silverhaven, con appartamenti più piccoli e moderni, senza bisogno di ristrutturazioni extra. Avevamo ancora un mese per lasciare casa, ma mi stavo portando avanti con il trasloco, che avrei dovuto fare da sola, senza un grande aiuto da parte di mio padre.
Mi svegliai l'indomani, grazie alla luce che filtrava dalle persiane socchiuse: quella mattina avrei dovuto guardare tra le cose di mamma e scegliere cosa buttare e cosa no, ma così facendo avrei preso l'occasione per cercare qualcosa, qualsiasi cosa, riguardante la sua scomparsa.
Non mi ero mai fidata della versione data dalla polizia, a dire il vero: la sua morte ufficialmente fu registrata come suicidio, dopo il ritrovamento del corpo sulle sponde del Kilbraith, ma quando chiedemmo di vederla per salutarla un'ultima volta, fu un "no" categorico, "È meglio ricordarsela per come è sempre stata" furono le parole del capo della polizia, prima di dare una pacca sulla spalla a mio padre.
Conoscevo mia madre, ero abbastanza convinta che non avrebbe mai fatto una cosa del genere, non si sarebbe mai tolta la vita, non mi avrebbe mai abbandonata di sua spontanea volontà. Le mie giornate in biblioteca da quel giorno consistevano in ricerche infinite, che non portavano a nulla: cercai se ci fossero state tracce di serial killer in quel periodo, o altre persone scomparse, "morte" in circostanze misteriose, ma niente.
Rovistai a lungo tra gli scatoloni di mamma, soffermandomi su alcune foto risalenti agli anni prima della mia nascita: lei e papà in spiaggia, abbracciati davanti al tramonto, lui che la osservava, perso nel suo viso, mentre mia madre guardava dritta in camera, sorridente. In molti mi ricordavano quasi ogni giorno quanto le assomigliassi, e portavo il titolo di "figlia perfetta di Veronica Graham" con fierezza. Mettendo ordine tra le cose facevo sempre più fatica a decidere cosa buttare, avrei voluto tenere tutto con me. Altre foto erano con colleghi di lavoro, altre con papà e finalmente con me da piccola. Mi bastava osservare quelle foto per convincermi ancora di più della mia idea. Non lo avrebbe mai fatto
Aprii l'ennesimo scatolone della mattinata, aggrottando le sopracciglia quando al suo interno trovai diari completamente scritti e disordinati, insieme ad un mucchio di cianfrusaglie: non era da mia madre avere quei diari così disordinati, e in effetti non l'avevo mai vista scrivere su uno di essi. Ne tirai fuori uno a caso degli otto gettati nella scatola, aprendo una pagina nel mezzo: la scrittura era certamente quella di mia madre, ma le scritte quasi si sovrapponevano una sull'altra, quasi come se chi le avesse scritte avesse paura di esaurire lo spazio sui fogli; quasi ogni scritta era seguita da un simbolo, o disegno particolare, stemmi e oggetti mai visti prima. Controllai velocemente gli altri diari, trovandoli tutti simili, ma dicevano cose diverse, incomprensibili, ma diverse.
Mentre mi stavo ancora interrogando sul significato di quelle pagine deliranti, un luccichio nella scatola attirò la mia attenzione: feci capolino per dare un'occhiata all'interno e i miei occhi si posarono su un bracciale, formato da fili intrecciati argentati con al centro una pietra preziosa color ottanio, su cui era chiaramente inciso un simbolo. Mi rigirai il bracciale fra le dita, riconoscendo il simbolo su di esso in alcune pagine dei diari aperti sul pavimento.
Iniziai a cercare quei simboli su internet, stando ben attenta a descriverne i particolari e ogni ghirigoro. Niente.
Passai alla ricerca per immagini: fotografai dunque i francobolli su lettere strappate, li misi sul motore di ricerca che avrebbe dovuto trovare immagini simili o uguali. Niente.
Nulla di quegli oggetti, disegni o timbri, mi dava alcun riscontro sul web.
Capii che internet non mi avrebbe aiutata affatto, dovevo cercare da un'altra parte.
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Memorie delle Terre di Isyldra - La scomparsa del fiore di loto
FantasíaElara Dover, ancora sconvolta dal suicidio della madre avvenuto due anni prima, durante il trasloco, ritrova un bracciale e vecchi diari che riportano simboli e nomi sconosciuti. Con l'aiuto del suo migliore amico Conrad e il cugino di quest'ultimo...
