Jack serpeggiava tra le stradine buie del suo quartiere. L'unica luce erano coni eterei di giallo marciume, stancamente proiettati sul marciapiede erboso, e le luminose stelle candide nel nero pece del cielo. In quel momento, vagando tra la desolazione, Jack si sentiva finalmente tranquillo. Adorava la strada di notte, pensava. Fa fresco, è tutto silenzioso, e non c'è nessuna cazzo di persona. Lui, le persone, non le sopportava.
Si sentiva solleticato da fili invisibili di ansia rossa che gli pervadevano la spina dorsale. Ma questo squilibrio gli piaceva... Si sentiva come in uno di quei filmacci che vedeva in tv, di missioni sotto copertura, con quella troia di sua moglie. Quanto la odiava. Brutta e stupida. Caccia via sto pensiero. Questi momenti, in cui lui era l'unico superstite dell'oscurità, l'inviato speciale della notte, erano la sua vera vita. Nient'altro aveva nessun cazzo di valore.
Aspetta. Un bagliore bianco. Fanali di auto! A quest'ora? Controllò di scatto l'orologio: le 1:35. Cazzo. Chi è?
Ma l'auto passò indifferente a tutta velocità, ronzando con calma. I muri si rivelarono nella loro natura per un attimo. Poi di nuovo nero. Uffa. Noia.
Jack svoltò l'angolo. Doveva pisciare. Cazzo quanto gli premeva la vescica. Era come se dal suo pisello gli stesse per sbocciare in un nuovo fiore, fatto di urina. Per un singolo secondo gli si palesò in testa il sé stesso prudente, ansioso, il bravo ragazzo: "cazzo devo tornare a casa, ora rientro e la faccio in bagno. È tardi". Ma per fortuna riprese subito il controllo. Schiaffo. No che non torno a casa! Piscio su un muro. Chi cazzo mi vedrà? E si abbassò la zip. Un rivolo giallo e sporco cominciò a uscire, irrigando le povere erbacce sotto. Credo di conoscere quella specie, rimuginò. A lavoro si occupava solo di fiori, ma studicchiava un po' di erbacce per curiosità. Cazzo che vita noiosa che faceva il suo sé esterno. Il suo sé del giorno. Distolse quella disgustosa vista di sé stesso dalla sua mente.
Un gatto malconcio passava di lì. Carino...Gli venne rapidamente un pensiero in testa: ora lo catturo. No, lo ammazzo. No, che mi ha fatto? Allora adesso gli do fastidio. Prese un sasso dalla strada. Che bello essere liberi, pensò. Scagliò la pietra con tutta la sua forza.
Meravigliandosi di sé stesso, non solo aveva fatto centro: al bastardo ora mancava mezza testa. Gli occhi gli si sgranarono. Il sangue fiottava come alla fontana di trevi. Ora si sentiva più forte. Un brivido maligno e frizzante gli attraversò il corpo, facendolo tremare. "Ma che mi succede?" Per un attimo pensò quell'altro nella sua testa. Stai zitto, sfigato di merda. Continuò a pisciare indifferente. I vestiti ora gli stavano stretti.
Di colpo, una coppietta svoltò l'angolo mentre lui ancora "lavorava". Due maschi. Che carini. Schifati dalla vista, il primo cominciò a esclamare parolacce, ma il secondo venì verso di lui. Oh, ora si faceva divertente, si disse Jack. Gli alzò il dito medio con fare teatrale, e mentre lo fissava con un sorriso sardonico attraverso il passamontagna, pronunciò le parole "succhiami il pisello dopo che ho finito, frocio di merda". Il ragazzo indietreggiò, spaventato da quegli occhi, quegli occhi vuoti ma allo stesso tempo pieni, pieni di spietata follia. I due tirarono dritto e sparirono. Jack aveva vinto. Era ovvio che avrebbe vinto. Era il momento di concludere la serata, purtroppo. Ma aveva fatto progressi. Si sentiva cambiato, evoluto, nuovo. Si tirò su la zip e partì.
Continuò a vagare tra i vicoli bui. Niente di nuovo. Qualche macchina passava ronzando. Qualche umano lo scrutava impaurito. E lui ricambiava. Le stelle lo acclamavano felici. Lui era Dio. Ah, com'era fresca l'aria. Come si sentiva solo, per essere un dio.
Nel buio corridoio di casa si sentì un netto clangore e la porta si aprì, rilasciando una striscia di luce. Varcata la soglia di casa, ogni notte Jack si ritirava a dormire. Dopo essersi pulito, lavato i denti e messo il pigiama, si infilò nel letto accanto a sua moglie. Lei leggeva nella luce arancione, ancora nel fiore degli anni, intelligente e capace. "Claudio, perché ci hai messo tanto stavolta? Mi stavo addormentando." Fece secca. Claudio amava sua moglie. La baciò sulla tempia. "scusami tesoruccio mio, mi sono perso tra i vicoli, sai come sono..." ridacchiò. Lei no. "Non lo fare mai più, o avviserò la polizia. Sai quanto sei fragile. Ti potrebbero fare del male là fuori. Hai capito?". Lui annuì e si sistemò accanto a lei, addormentandosi subito, col sorriso in faccia. Una nuova giornata stava per cominciare.
