Venerdì, 12 marzo 2021 - ore 18:47
Reparto Oncologia, Policlinico Gemelli - Roma
Non so perché sto scrivendo. Forse perché ho paura di dimenticare, o forse perché, se lo metto su carta, allora diventa reale. Le parole, così, restano. Non si sciolgono nell'aria, non si perdono nel silenzio del corridoio. Restano ferme qui, pronte a ricordarmi che non sto solo immaginando.
Oggi è passato di nuovo. Matteo. Non so nemmeno se chiamarlo " amico ". È un volontario, questo è certo. Porta con sé quel passo tranquillo, leggermente esitante, come se non volesse disturbare, come se ogni gesto fosse studiato per non rompere qualcosa di fragile. Forse è questo che lo rende diverso dagli altri: non viene qui per pietà, non viene qui per riempire un turno. Viene... non lo so.
Gli altri entrano, parlano troppo forte, chiedono cose che non voglio dire, sorridono in un modo che non sa di sorriso. Lui no. Con lui il silenzio non pesa. Si siede, ogni tanto mi racconta piccole cose - il tempo fuori dalla finestra, un libro che ha cominciato a leggere, una scena buffa vista in metropolitana.
Sciocchezze. Ma io mi accorgo che mi rimangono addosso più a lungo del necessario.
Ho contato i minuti. Non lo faccio mai, con nessuno. Ma con lui sì. Quarantacinque. Oggi è rimasto con me quarantacinque minuti.
Non gliel'ho detto, ovviamente. Ma li ho sentiti tutti. Ogni minuto, ogni secondo, come se il tempo fosse diverso quando lui c'è.
Mi chiedo se se ne accorge. Delle mie mani troppo sottili, delle nocche sporgenti che cerco di nascondere intrecciando le dita. Degli occhi che non hanno più lo stesso colore di una volta, perché la stanchezza li ha scoloriti.
Io me ne accorgo ogni volta che mi specchio. Forse lui finge di non vederlo.
E quando se ne va, resta questo vuoto strano.
Una specie di eco. Come se avessi dimenticato di dirgli qualcosa, senza sapere cosa.
Forse non dovrei scrivere di lui. Ma la verità è che non riesco a farne a meno. Ci sono persone che entrano in una stanza e basta.
Poi ce ne sono altre che, senza far nulla di straordinario, cambiano il modo in cui respiri.
Non gli ho detto niente neanche di questo. Non glielo dirò mai. Però scriverlo mi fa meno paura. È come un segreto che affido alla carta, sapendo che resterà qui, nascosto.
Domani, forse, passerà ancora. Forse si fermerà. O forse no.
Io aspetterò comunque.
Perché anche solo quarantacinque minuti possono sembrare abbastanza per ricordarmi che, per un attimo, non sono del tutto solo.
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Unwritten Truths
RomanceMatteo è volontario in ospedale, abituato a muoversi tra corridoi e stanze silenziose senza lasciarsi coinvolgere troppo. Poi incontra Francesco: enigmatico, ironico, e capace di trasformare ogni incontro in qualcosa di inatteso. Tra sguardi, gesti...
