Kiki
Mi svegliai nel cuore della notte, sussultando, come sempre da quando sono arrivata in questo posto.
Un anno.
Il collegio Wells, il più antico del paese.
Quando mio padre decise di mandarmi qui, credevo scherzasse, ma ero davvero lì.
La scuola che frequentavo era molto vicina al collegio, potevo arrivarci a piedi.
Papà ha scelto di mandarmi qui perché era la migliore, ma in realtà, era un vero incubo.
Fortunatamente, mi è capitata la residenza con meno regole, be', a dire il vero: andare a letto alle ventidue e trenta, con il coprifuoco alle ventidue, svegliarsi con la responsabile del dormitorio che urla: «Muovetevi, o farete tardi a scuola!», non era il massimo, ma come si dice...
C'è chi sta peggio di me.
Non vedevo l'ora di finire, ma mi mancavano ancora due anni, purtroppo.
Non potevo fare altro che resistere.
Ad ogni modo, il tutto era un po' migliorato dopo un anno, non lo nego, ero riuscita a farmi degli amici, per lo meno.
«Un altro incubo?» mi chiese Elena, ancora assonnata.
«Scusa, non volevo svegliarti!» le risposi, mortificata.
Elena era la mia compagna di stanza, e l'unica che mi capiva qui dentro, non so come avrei fatto senza di lei.
«Tranquilla, tanto ero già sveglia»
Notai la sua espressione preoccupata, e volevo andare a fondo. «Va tutto bene?»
Scosse la testa. «Sono stanca di stare qui, Kiki. È tutto così difficile»
La comprendevo, eccome.
«Ti rendi conto? Siamo qui da un anno, queste regole sono assurde e le abbiamo sopportate per troppo, non credi?»
Per quanto la capisca, controllai l'orario, erano le tre del mattino e ci saremmo dovute svegliare due ore e mezza dopo.
«Hai ragione, ma possiamo parlarne domattina?» accennai un mezzo sorriso.
Elena annuì. «Certo, notte» e si rimise a dormire.
E feci lo stesso anche io.
Il mattino dopo, ci svegliammo e nessuna delle due riaprì il discorso.
Così, scendemmo a fare colazione, ancora in pigiama, sapendo ci saremmo beccate una bella sgridata dal custode per non aver messo immediatamente la divisa.
Perché si, questo posto aveva anche la divisa, come se non bastassero le mille regole.
Arrivammo in sala da pranzo, e notai Bethany, la cuoca, preparare la colazione, visibilmente in difficoltà. «Vuole una mano?» chiesi.
«Grazie, cara, te ne sarei grata» mi rispose, sorridendo.
Lei era una delle poche persone che riuscivo a sopportare qui dentro.
«Adesso, sei diventata anche aiuto-chef, K?» la voce di quell'idiota di Cameron, mi distrasse e feci cadere un pancake.
«No, cavolo!» dissi, trattenendomi dall'urlare. «Hai visto che diavolo hai fatto?»
Okay, forse non ci riuscii.
Cameron rise. «Io? Non ho fatto proprio nulla...»
Lo odiavo, non riuscivo proprio a tollerare la sua presenza qui dentro.
«Dovresti chiederle scusa, Cam»
Al contrario di Harry.
Gli sorrisi per ringraziarlo.
Cameron sbuffò. «Non prendo ordini da te»
Harry lo ignorò. «Vuoi una mano a cucinare?» mi chiese poi.
«Si, grazie»
Cameron ci fissò, ma non disse nulla, e si andò a sedere.
Presi la farina dalla dispensa, ma me ne cadde un po' sul ripiano della cucina. «Sono una frana in cucina!»
«Oh, signori e signore! Finalmente, l'ha capito»
Non lo sopportavo più.
«Ignoralo» mi fa l'occhiolino Harry.
Gli sorrisi nuovamente.
Poi notai che mi guardava attentamente. «Che c'è?»
Rise. «Hai un po' di farina sul naso»
Ma ero sicura di non averla. «Dove?»
Prese con il dito la farina sul ripiano e mi toccò il naso. «Proprio qui!»
«Dai!»
Gli buttai, in tutta risposta, la farina sulla maglia. «Questo non dovevi farlo!»
E così, iniziò una vera e propria lotta.
«Voi due!» disse il custode spuntando improvvisamente. «Che state facendo?»
Sentivo la risata di Cameron da lì.
«E lei signorina, perché non indossa la divisa?»
«Ops!» disse Cameron, divertito.
Se volevo evitare un ulteriore punizione, avrei dovuto trattenermi dal picchiarlo.
«Non importa, siete entrambi in punizione!»
Harry alzò gli occhi al cielo.
«Mi dispiace» gli dissi.
«Tranquilla, almeno, ci siamo divertiti...»
Sorrisi.
E si, avevo una grande cotta per Harry, se non si fosse capito.
Alto, biondo e occhi verdi, come potevo non notarlo?
Cameron, invece, è il suo esatto opposto.
Moro e occhi neri.
«Va a metterti la divisa, prima che Caronte ti porti via» disse poi.
Scoppiai a ridere. «Bella, questa!»
«Faceva schifo, K, avanti» si intromise nuovamente Cameron, mentre mangiava una mela.
«Parlare con la bocca piena, questo fa schifo» ribattei.
Harry scoppiò a ridere.
«Ah, ah, ah! Molto divertente» disse, alzando gli occhi al cielo.
Poi, andai a cambiarmi, non prima di fare il dito medio a Cameron Olden.
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Lost
Roman d'amourUn collegio severissimo. Sette ragazzi. Ognuno con un segreto. Una di loro vuole scardinare queste regole, ma finirà in un gioco più grande di quello che pensava. E se in realtà quelle regole fossero state create per nascondere quello che in realtà...
