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La voce di una donna squarciò l’aria.
«Pieck, sbrigati o ti lascio indietro! Sta cominciando a piovere!»

«Arrivo, mamma!»

Una bambina dai capelli neri, spettinati e ribelli, correva verso di lei con un sorriso luminoso e le guance rosse. I suoi passi leggeri rimbombavano insieme alle goccioline di pioggia sull’asfalto umido.

«Ah! Pieck, attenta!»

Tutto accadde in un istante.

La madre spalancò gli occhi e, con un gesto disperato, spinse sua figlia verso il ciglio della strada. Il mondo sembrò rallentare. Il rumore di qualcosa che frenava, troppo tardi. Poi il silenzio. Solo il lento crepitio dell'acqua che si rompeva.

Il maglioncino bianco della bimba si macchiò indelebilmente di rosso, e quando si rialzò con le mani tremanti e sporche di polvere…

«MAMMAAAAAA!!!!»

Pieck

Mi alzai di scatto dal letto con il respiro spezzato.

«No!»

Il cuore mi martellava nel petto come se volesse uscire, mi portai una mano alla gola cercando di calmare quel caos dentro la mia testa.

«Mamma…? Era solo un sogno…?»

La voce mi uscì spezzata, e nonostante l'esperienza traumatica scesi le scale; ogni gradino era più pesante del precedente.

«Mamma? Sei qui? Papà?»

Nessuna risposta. Solo il silenzio che mi circondava ogni notte, ogni mattino, ogni giorno.

I ricordi tornarono veloci come un lampo. Immagini veloci che, anche se sfocate, riuscivo a vedere perfettamente.

Erano passati dieci anni… e continuavo a rivivere quella scena ogni notte. Sempre lo stesso incubo.

No.

Non era un sogno.

Era la realtà.

La terribile realtà che non ho potuto impedire per colpa della mia stoltezza.

Non aveva senso tornare a dormire. Così decisi di uscire prima del solito e fare colazione fuori.

Aprii l’armadio, infilai la divisa scolastica con gesti quasi automatici, presi la cartella e uscii di casa, con l’aria fresca del mattino che mi punzecchiava la pelle.

«Non ho nemmeno guardato che ore sono…» dissi tra me e me.

Dopo qualche minuto, riuscii ad arrivare al bar, che fortunatamente era aperto.

Appena entrai, il profumo di caffè e cornetti caldi mi avvolse come una coperta. Amavo quel posto, così caldo e accogliente.

Mi avvicinai al bancone, alzandomi leggermente sulle punte per farmi vedere.

«buongiorno, signor Carl!»

Il barista si voltò, cercando chi lo stesse chiamando, finché i suoi occhi non mi incontrarono e sorrise. Era un uomo grassottello sulla sessantina, con capelli grigi e occhi ambrati contornati da rughe. Indossava una camicia aderente e con maniche rialzate che evidenziavano i suoi grandi tatuaggi.

«Oh, Pieck! Che bello vederti! Dimmi.»

«posso ordinare?» chiesi con voce timida. «certo, oggi c'è un offerta speciale! Tutti questi cornetti al 20% di sconto!» i miei occhi si illuminarono e decisi di ordinarne due. «grazie mille! Questa è l'unica pasticceria che mi fa amare così tanto il cibo!» il vecchio ridacchiò, e poi si rimise al lavoro.

Destiny • Pokkopikku Des histoires addictives. Découvrez maintenant