Ho scelto di scrivere questa fanfiction come una valvola di libertà nella mia vita da studentessa universitaria.
Vi chiedo, per favore, di rispettare il mio lavoro: non copiate e non rubate i contenuti.
In questa fanfiction saranno presenti numerosi spoiler sul manga originale di Attack on Titan. Se non l'avete ancora letto o visto, il mio consiglio è di farlo prima. Oppure no, fate come volete. Libertà, no?
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Sono sempre stata la classica ragazza ordinaria: quella brutta tra i belli, e quella bella tra i brutti. Simpatica tra gli antipatici, antipatica tra i simpatici. Una figura sfocata, mai completamente dentro né del tutto fuori. Portavo addosso troppe aspettative e troppo poche risposte.
Con movimenti annoiati gettai la borsa accanto alla scrivania e mi lanciai sul letto. Ero appena tornata da quattro ore di lezione. Mi alzai svogliata e mi tolsi i vestiti della giornata, indossando al volo una tuta comoda. Poi andai in cucina, a scaldarmi qualcosa al volo; non avevo fame davvero, ma mangiavo lo stesso. Era da mesi che accompagnavo le mie giornate riguardando L'Attacco dei Giganti. Così presi il tablet, mi sedetti al tavolo e iniziai a rivedere qualche episodio mentre mangiavo.
Nonostante conoscessi ogni battuta a memoria, scoprivo sempre dettagli nuovi. Addirittura immaginavo finali diversi. Meno crudi ma anche meno reali, forse. Ma non cambiava mai. Arrivata all'ultimo episodio, mi ritrovai ancora una volta con le lacrime agli occhi. Sempre lì, sempre la stessa scena, lo stesso dolore. Eppure continuavo a guardarlo.
<<Quanto mi piacerebbe poter cambiare il finale>> sussurrai, rannicchiandomi sul tavolo della cucina, gli occhi che si chiudevano piano. Forse ero solo stanca.
Dopo qualche ora, mi svegliai di scatto, riluttante, infastidita da un vociare sommesso tutt'intorno. Maledetti vicini, pensai, ancora annebbiata dal sonno.
Mi sforzai di aprire gli occhi, aspettandomi il solito tavolo della cucina di casa mia, abbellito da una tovaglia a quadri blu, invece vidi solo polvere, pietre e terra battuta. Ero per terra. Una superficie ruvida, fredda e sporca mi graffiava la pelle sotto le mani. Non feci in tempo a realizzare dove fossi, che una vocina squillante mi scosse «Sei caduta? Dai, ti aiuto ad alzarti!»
Alzai lo sguardo, ancora intontita, e osservai il ragazzino davanti a me, con una mano tesa, invitandomi a rialzarmi. Istintivamente la afferrai, ancora confusa.
«Grazie...» mormorai, mentre mi tirava su. Solo dopo qualche secondo lo guardai bene. E sentii un brivido lungo la schiena. Era... troppo famigliare.
«Io mi chiamo Eren! E tu?» disse fiero, sorridendomi ancora. «Mi chiamo Giun...» Poi il mio cervello si bloccò. Aspetta. Mi ritrassi di scatto. «Aspetta... come hai detto che ti chiami?!» chiesi, con gli occhi sgranati e il cuore che iniziava a martellare.
«Sei buffa!» rise. «Mi chiamo Eren!» E poi, senza darmi il tempo di reagire, voltò lo sguardo verso l'alto. Le campane del distretto cominciarono a suonare a festa. «Sono tornati gli eroi!» gridò emozionato. «Dai, vieni! Andiamo a vedere!»
Mi prese per la manica della maglietta, tirandomi dietro di sé. Corsi con lui ancora incredula, con il cuore in gola e i pensieri che si rincorrevano nel caos. Il corpo di ricerca stava rientrando. Li vidi: sporchi, feriti, stanchi. Proprio come nell'anime. Poco dopo, le urla, le lacrime, il dolore. Lo stesso che avevo visto decine di volte sullo schermo. I cittadini che ormai borbottavano delusi, perdendo sempre di più fiducia nel corpo di ricerca; la signora accasciata terra col braccio mozzato di suo figlio, che urlava e piangeva dal dolore; il comandante insieme ai suoi soldati, che camminavano a testa bassa, nascondendo la delusione e il rammarico di aver perso compagni preziosi. Quelle immagini le avevo già impresse nella mente in ogni dettaglio. Ogni angolazione.
Come in un déjà-vu potentissimo, nitido.
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Distorsione [levixreader]
RomanceÈ possibile che due mondi, così distanti da sembrare incompatibili, possano toccarsi? Che il nostro, fatto di cemento, orologi e possibilità infinite, possa intrecciarsi con uno dove il cielo è oscurato dai giganti e la libertà è rinchiusa dentro mu...
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