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Chan pov

Fisso il soffitto pieno di ragnatele, ormai pulirlo sarebbe inutile.
Mi alzo dal divano, schivo qualche lattina di birra sul pavimento e vado a prendere la valigia in camera mia. Prendo anche il borsone ed esco di casa.
Cammino per le strade buie di Darity schivando ubriaconi stesi per terra e auto che vanno troppo veloci.
La mia meta è la stazione.
Arrivato salgo su un pullman di un insolito grigio, ci sono altre persone, ma le ignoro e mi siedo in un posto centrale.
Dopo poco si inizia a muovere, passo il tempo guardando fuori dal finestrino tentando di ignorare gli schiamazzi attorno a me.
Da quando siamo partiti sembrano passate ore. Mi metto in allerta quando vedo davanti a noi la Barriera: cala un improvviso silenzio e posso giurare di aver sentito l'autista ridere di noi.
Stiamo per lasciare Darity, la città della notte, per entrare nella Penombra.
Rimaniamo tutti con il fiato sospeso mentre attraversiamo uno strano strato di qualcosa che sembra melma, che fino ad ora ci ha sempre impedito di vedere cosa c'è al di là.
In un attimo siamo dall'altra parte, ed è abbastanza strana, è un'isola circondata da spiagge che sembrano essere molto belle, con la sabbia chiara e un mare così limpido da volercisi tuffare dentro; ma un minuto dopo ci ritroviamo immersi in un fitto bosco.
Gli alberi sono talmente tanto alti che quasi non si scorge il cielo, ci sono massi e muschio ovunque ai margini della strada e un forte odore di terra bagnata, deve aver piovuto.
Mi viene quasi da piangere quando mi accorgo che si vede quasi tutto, non siamo immersi nel buio, riesco a vedere tra gli alberi e oltre.
Certo, non si vede tutto nitidamente, ma è comunque bellissimo.
Passiamo vicino ad un paesino, le case sono molto particolari, fatte con pietre colorate e ornate con molte piante e fiori.
Il pullman, con i suoi scomodi sedili di un grigio sporco, inizia a salire per strade lisce e piene di curve, sballottandoci a destra e a sinistra.
Mi giro, colto da una grande voglia di studiare le persone attorno a me, non sono molte.
Effettivamente è molto presto.
Una ragazza sta ascoltando della musica con le cuffie. Il volume è talmente alto che posso sentire perfettamente le parole, mentre lei scarabocchia su un blocchetto da disegno.
Un ragazzo è steso su due sedili mentre dorme. Beato lui, che riesce a riposare tranquillamente nonostante questo baccano.
Un altro ragazzo ed un suo amico, credo, si stanno dividendo una birra, nonostante il burbero autista li abbia ripresi un paio di volte. Ma loro lo hanno ignorato facendo finta di non averlo sentito.
Un ragazzo e una ragazza si baciano, mi correggo, si stanno divorando la faccia a vicenda. Non riesco a capire se sono presi dalla passione o semplicemente non hanno nulla di meglio da fare.
Credo la seconda.
Altre persone sole come me, fissano fuori dal finestrino forse pensando al fatto che da oggi le loro vite cambieranno, conosceranno persone nuove in un luogo sconosciuto in cui dovranno rimanere per anni.
Altri ancora non sono soli, sono in compagnia dei loro migliori amici o amiche mentre si guardano intorno, forse confrontano le idee che si erano fatti in passato mentre fantasticano sul loro imminente futuro.
Prendo il pacchetto di sigarette mezzo vuoto dalla tasca, apro la finestrella scorrevole del pullman con molta fatica, deve essere difettosa, ma non mi stupisco, questo coso è un catorcio.
Mi porto una sigaretta alle labbra e la accendo, sento che il vecchio ha brontolato qualcosa, ma lo ignoro.
Il fumo mi invade i polmoni, lo butto fuori lentamente, cercando di farlo finire tutto fuori dal finestrino.
Appoggio la testa contro il vetro, mi correggo, contro la plastica della finestrella.
Apro gli occhi solo quando sento le ruote frenare lentamente, all'entrata c'è un grande cancello di ferro con sopra incisa la scritta "Skumring Academy" a grandi lettere, che si apre pochi secondi dopo il nostro arrivo.
Entriamo in un immenso giardino con fontane, panche e tavoli sopra un' immensa distesa di prato di un verde acceso, ci sono fiori sparsi ovunque. Gli uccellini volano avanti e indietro, e sono certo di aver visto delle farfalle svolazzare su una pianta di rose.
Arrivati ad una rotonda scendiamo e il pullman va via lasciandosi dietro una nuvoletta di fumo, il portone di legno massiccio all'entrata è immenso, mi ci precipito dentro.
È una struttura imponente, la sua grandezza mette quasi paura, ma allo stesso tempo sembra sicura e ti spinge ad entrarci.
Seguo la massa mentre continuo a guardarmi intorno, i pavimenti sono di marmo e luccicano come se fossero appena stati lucidati, così come le colonne ai lati del corridoio che danno un aspetto quasi regale, questo corridoio porta ad una sorta di reception e ci sono due strade separate, suppongo i dormitori maschili e femminili.
<< Chan Harris.>> Annuncio.
<<Camera 444>> dice l'anziana signora porgendomi delle chiavi d'argento con un portachiavi con uno stemma disegnato sopra, lo stemma della scuola porta in uno scudo una sfera che sta a rappresentare il mondo diviso in tre parti, tra cui quella di mezzo è la più sottile, da una parte c'è il sole e dall'altra la luna. <<Sulla sinistra, devi salire le scale fino al quarto piano.>> Continua la donna mentre con un dito si aggiusta i pesanti occhiali che le sono scivolati sulla punta del naso.
Rimango pietrificato con le chiavi in mano, si può essere più sfortunati di così?
Tutti i giorni mi dovrò fare a piedi quattro piani, quattro dannatissimi piani!
Nonostante ciò, ho ricambiato il sorriso gentile dell'anziana signora e sono andato nella direzione da lei indicata.
Arrivo davanti ad una porta di legno di ciliegio con inciso il numero 444 su una targhetta di metallo colorata d'oro.
Sono al quarto piano nella camera quattrocentoquarantaquattro, forse il numero quattro mi porta fortuna?
O sfortuna.
Le camere sono singole, nessuno che disturba. Non potrei sopportare di stare otto anni in stanza con qualcuno, se ci dovessi litigare sarebbe orribile, e per lo più non avrei la minima privacy, cosa che odio.
Non che io non sia una persona estroversa: adoro stare in mezzo alla gente, ma a volte ho bisogno del silenzio assoluto e restare solo con i miei pensieri.
Infilo la chiave nella serratura e la porta si apre con un leggero click, la stanza, come immaginavo, è quasi del tutto vuota.
C' è una grande finestra con un davanzale per sedercisi sotto. Come immaginavo, dalla finestra, essendo in un piano alto che supera gli alberi, si vede il mare. E mi domando quanti piani siano, dato che io sono al quarto, ma ho visto che le scale continuano.
Faccio un giro su me stesso scrutando la camera, mi toccherà riempirla.
E così ho fatto, nonostante è piccola ora è ben ordinata e accogliente; mancano solo alcune cose che non entravano in valigia, ma le comprerò, forse in quel paesino.
Come ultima cosa, piego e appendo i vestiti nell'armadio, sistemo i libri per lo studio, do una spolverata e svuoto definitivamente sia la valigia sia il borsone.
In quest'ultimo rimane solo una foto.
È leggermente ingiallita e spiegazzata, ma la conservo come se fosse il mio più grande tesoro, perché lo è.
Una foto fatta bene, e nel momento giusto, fa riaffiorare i ricordi, le sensazioni, persino i suoni e i profumi che si sentivano in quel preciso momento.
Riesci a stampare su un pezzo di carta delle emozioni, dei momenti speciali.
La prendo e, guardandola, i miei occhi si riempiono di lacrime, facendoli sembrare un mare in tempesta per il loro azzurro intenso.
Mi porto la piccola immagine al petto chiudendo gli occhi per cercare di scacciare via le lacrime che da anni mi assalgono, ripongo l'immagine in un cassetto con cura e lo chiudo.
Prendo un bel respiro profondo e mi butto sul letto, sistemato con delle lenzuola pulite, a pancia in su, ritrovandomi a guardare il vuoto fino ad addormentarmi.

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⏰ Terakhir diperbarui: Apr 25, 2025 ⏰

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