«Finalmente sei tornato» esclamo, girandomi di scatto verso la porta «ti sto aspettando da almeno un'ora, che fine avevi fatto?».
Il rumore della porta che si richiude e i suoi passi esitanti nel corridoio sono l'unica risposta che ricevo per qualche istante. Poi lo vedo: fermo sulla soglia, con le chiavi ancora in mano e un'espressione a metà tra lo stupore e il panico.
«Che... che ci fai qui?» balbetta, guardandomi come se avesse visto un fantasma.
Mi alzo dal divano con un sorrisetto che so già che lo farà innervosire. «Bella accoglienza, davvero. È così che tratti la tua migliore amica? Ti aspetto da ore».
«Non è questo il punto!» sbotta, lasciando cadere le chiavi sul mobile dell'ingresso. «Come sei entrata? E perché sei qui?»
Alzo le spalle, fingendo indifferenza. «Ho i miei metodi. E poi, la tua migliore amica non può aspettare che tu rientri da lavoro?»
«Certo che può aspettare, ma non a casa mia» dice sorridendo «però ora dimmi veramente: perché sei qui?» continua a chiedermi.
«Te l'ho detto, per passare un po' di tempo con te» dico mentre continuo a rotolarmi sul divano.
«Va bene, io vado a farmi la doccia, torno tra poco, tu nel mentre fai come se fossi a casa tua, ah, giusto ... lo stai già facendo» mi sfotte e sfoggia un sorriso, un bellissimo sorriso. Dopo qualche secondo lui mi lascia di nuovo sola nel suo salotto.
Ovviamente non resterò qui sul divano come ho fatto nelle due ore precedenti, assolutamente no! Quando sento la porta del bagno chiudersi e l'acqua che inizia a scendere inizio a girare per la stanza. Mi domando perché non mi sia venuto in mente prima, sono stata letteralmente due ore buttata sul suo comodissimo divano a vedermi la settima stagione di Castle quando avrei potuto gironzolare per casa sua indisturbata.
Che stupida che sei Maxine.
Ma d'altronde ci sono abituata, le idee mi arrivano in mente sempre nei momenti sbagliati. Non posso farci nulla. Tornando a noi, inizio a vedere le foto incorniciate sui mobili. Non ci avevo fatto caso, ma sono quasi tutte foto nostre.
Che amore.
Ci sono tutte le foto più belle: le nostre vacanze, le gite insieme, momenti in cui ci siamo abbracciati ... . Quelli si che erano bei tempi. Inizio a perdermi nei ricordi, fin quando una voce non mi riporta alla realtà «Te le ricordi eh?».
«Siamo proprio belli qui» rispondo mentre continuo a tenere gli occhi su una foto. Alex si avvicina a me e allunga una mano per poggiarla alla mia spalla, poi mi avvicina a lui.
«Smettila, noi siamo belli sempre, o almeno io» mi sfotte, amo quando lo fa e io per scherzare mi allontano dalla sua presa.
«Ah sì? Belli sempre, dici? Allora forse dovresti aggiornare lo specchio del bagno, perché ultimamente sembra non essere d'accordo con te» rispondo, lanciandogli uno sguardo malizioso.
Alex scoppia a ridere e scuote la testa. «Sai sempre come tenere alta la mia autostima, grazie mille.»
«È per questo che esistono le migliori amiche» ribatto con un sorriso, tornando a guardare la foto.
«Non darti troppe arie, Maxine» dice, incrociando le braccia. «Sei fortunata che mi piacciono le sfide».
«Fortunata? Io sono un dono, Alex»
Lui alza gli occhi al cielo, poi si avvicina al mobile e prende un'altra foto. «Questa però è la mia preferita»
Mi sporgo per guardarla. È quella di una delle nostre prime vacanze insieme, quando eravamo ancora ragazzini e pensavamo che il mondo fosse tutto da conquistare. Io ho un sorriso enorme, con i capelli scompigliati dal vento, mentre lui sta facendo una smorfia esagerata accanto a me.
«Te lo ricordi quel giorno?" chiede.
«Come potrei dimenticarlo? Era il giorno in cui abbiamo scalato quella collina perché volevi vedere il tramonto... e poi ci siamo persi al ritorno!»
«Non ci siamo persi," protesta. «Era solo... un percorso alternativo.»
Rido e lo colpisco leggermente sul braccio. «Sì, un percorso alternativo che ci ha fatto arrivare a casa sei ore dopo, con la torcia del telefono che si stava scaricando.»
Alex ride anche lui, poi mi guarda con uno di quegli sguardi che ti fanno sentire come se il resto del mondo non esistesse. «Ma ne è valsa la pena, no?»
Annuisco, cercando di non lasciar trasparire troppo quello che sto provando in quel momento. «Sì, ne è valsa la pena.»
Il silenzio che segue non è scomodo, ma pieno di cose non dette. Alex poggia di nuovo la foto al suo posto e si gira verso di me con quel sorriso disarmante.
«Allora, che facciamo? Restiamo qui a ricordare il passato o vuoi aiutarmi a preparare la cena?»
«Cena? Pensavo fossi uno di quei ragazzi che vivevano solo di pizza surgelata e ramen,» rispondo, cercando di spezzare il momento con una battuta.
«Beh, vedo che hai ancora molto da imparare su di me,» dice, andando verso la cucina.
Edit dell'autrice:
Grazie per aver letto il capitolo, questa è la prima storia che scrivo quindi ogni suggerimento è importante per me. Spero che questo capitolo vi sia piaciuto e che continuerete a seguire le vicende di Max e Alex. Detto questo vi ringrazio per il supporto e ci vediamo nel prossimo capitolo❤️
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Shadows
General FictionLa storia tratta di due migliori amici, legati da un affetto che supera ogni difficoltà, ma anche di ombre interiori che minacciano di spezzarli. Mentre cercano di affrontare le loro lotte personali, il suicidio e l'autolesionismo diventano un tragi...
