It's better to feel pain, than nothing at all

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Ad ogni respiro una nuvola calda le veniva fuori dalla bocca, dissipandosi poco dopo nell'aria fredda della notte. Il cielo era terso e riusciva a vedere le stelle, qualcuna era più luminosa delle altre. Si strinse nel plaid, tremando appena, portandosi alle labbra il collo della bottiglia di birra e bevendone un sorso. C'era una lieve brezza gelida che le faceva lacrimare gli occhi e gelava la punta del naso, ma non le dispiaceva, trovava quella sensazione piuttosto appagante, in un certo senso il freddo la faceva sentire più lucida di quanto non fosse. L'aria di gennaio era strana, non aveva mai saputo dire se le piacesse o la detestasse, in effetti c'erano periodi in cui amava l'inverno ed altri in cui rimpiangeva la primavera, o l'estate, il sole caldo e gli abiti leggeri.

Lena era tornata a casa in silenzio, non lo aveva detto nemmeno ad Amber, semplicemente non voleva vedere nessuno e sentire nessuno. Aveva bisogno di stare sola, aveva bisogno di mettere in ordine i pensieri che le affollavano la testa e la facevano sentire piena e confusa, non si sentiva così strana da molto tempo e non sapeva nemmeno descrivere quella sensazione. In parte le piaceva. Le piaceva sentire quella fitta al petto, le lacrime premere agli angoli degli occhi e la testa dolere. Le piaceva avvertire la sensazione dell'alcool che scendeva lungo l'esofago e faceva bruciare il suo stomaco vuoto. Ad ogni sorso avvertiva un fuoco caldo appena sotto il petto, le si contraevano le pareti dello stomaco e sentiva la gola bruciare. Ad ogni sorso le sembrava di farsi un po' del male.

Era alla terza bottiglia, aveva comprato un cartone da sei durante il tragitto che separava casa di sua madre dalla sua. Aveva trascorso il resto delle feste lì, declinando tutti gli inviti di Amber, preferendo restarsene sola con la sua famiglia. Non era riuscita nemmeno a vedere Ally, una sola volta si erano incontrate prima che quella partisse per andare da qualche parte a festeggiare le festività, con la pancia gonfia per la nuova gravidanza. Era felice per lei.

Le festività erano volate via ed erano spariti gli addobbi Natalizi, finalmente, ma questo non la faceva deprimere di meno. Era stato un Natale molto triste, aveva dovuto fingere tutto il tempo di stare bene, perché non riusciva davvero a confidarsi con sua madre, faceva fatica ad aprirsi con chiunque, soprattutto non voleva farla preoccupare. A Capodanno aveva pianto nel bagno, fingendo un mal di pancia, mentre il suono dei fuochi d'artificio rimbombava per tutta la casa ed i cani abbaiavano spaventati.

Con un ultimo sorso svuotò la birra, le bruciavano gli occhi e li sentiva pesanti. Alzò per un attimo lo sguardo al cielo, ritrovandosi a fissare il soffitto del balcone sopra di lei. Due piani sulla sua testa doveva esserci Camille, forse, o magari era uscita. Non lo sapeva, non sapeva cosa stesse facendo, ma poteva scoprirlo come sempre andando a guardare i suoi profili social. Camille crudelmente non l'aveva bloccata, così Lena poteva soffrire guardandola vivere la sua vita come se niente fosse, come se l'avesse cancellata.

Qualche giorno prima era stato il suo compleanno e le aveva scritto un messaggio di auguri. Le aveva scritto anche per Natale e per la fine dell'anno, ma quella aveva visualizzato e non aveva mai risposto. Ogni tanto guardava le sue storie, ma non la cercava, faceva come se non esistesse, la sua vendetta era così elegante e sopraffina che Lena la invidiava quasi per il sangue freddo che stava mostrando in quella situazione.

Da parte sua non riusciva a dormire, continuava a rigirarsi nel letto mentre davanti agli occhi, in modo crudele, passavano le immagini degli ultimi mesi vissuti con Camille. Loro che scopavano, lei che la baciava, l'accarezzava, la faceva sentire amata. Poi, ancora, la loro ultima conversazione, le sue parole che le rimbombavano in testa:

Si vede che non era il nostro posto.

Che cazzo di problema hai?

Era così triste, non riusciva a scrollarsi di dosso quella tristezza, ma alla fine non ci provava nemmeno, era stata lei a fare tutto, era stata lei a non credere in quello che avevano e a mettere in dubbio, a scappare via, a cercare le attenzioni di Emma. Chissà cosa si dicevano, adesso, Camille e le sue amiche. Se parlavano male di lei, se la chiamavano stronza, troia, se la odiavano, o se semplicemente facevano come se non esistesse.

FALL - parte dueWhere stories live. Discover now