Mi sono persa. Guardo l'orologio e sono le 15:04. La lancetta dei secondi continua a camminare, imperterrita, così come sto facendo io. Le case mi opprimono, i mattoncini rossi sembrano fissarmi, irregolari, storti, beffardi. Loro sanno esattamente dove sono. Da secoli il loro posto non cambia, il loro vicino è sempre lo stesso. Ogni tanto qualcuno si gretola, piccoli granelli di polvere cadono sulla strada lastricata e di loro non sapranno più nulla. I raggi del sole fanno capolino a intervalli regolari, ora illuminano un cartello stradale, ora una vetrina con le luci spente; ancora è troppo presto perché i negozi aprano. Olivia mi sta aspettando al bar di fronte al negozio di giocattoli, 'quello con la scritta rossa'. Mi ero trasferita lì solo da due settimane e il massimo spostamento che avevo fatto era stato per andare dal mio appartamento all'università. Mi si stava chiedendo troppo: non ero in grado di affrontare un labirinto come quello con il cellulare scarico. Le mattonelle sotto i miei stivali sembravano incastrarsi alla perfezione, in un mosaico grigio scuro apparentemente perfetto: erano tutte storte, stondate, abbruttite da milioni di passi; eppure erano ancora là. Quella regolarità mi dava ai nervi. Tutto sembrava combaciare: ogni volta che qualcosa si scomponeva, una foglia cadeva sul marciapiede, un'impalcatura ricopriva una vecchia casa, una persona aspettava l'autobus alla pensilina, sembrava fatto apposta. Ogni movimento donava compattezza e contribuiva a rendere impeccabile il grande quadro cittadino. Più si deformava, più creava precisione di dettagli. Alzai la testa: solo un piccolo spicchio azzurro faceva capolino dai merli dei palazzi del 1300. Sole dove sei? Eccolo. Era finito dietro al camion del corriere di quel negozio all'angolo. Svoltai a destra, affrettando il passo: erano le 15:17.
Io e Olivia avevamo fissato alle 15:15 e lei odiava i ritardatari. Poteva concedermi solo un'ora del suo tempo, poi alle 16:30 doveva essere di nuovo in facoltà perché aveva una riunione con il comitato studentesco, poi credo che alle 18:00 avesse un colloquio con il suo relatore per la tesi e non so, probabilmente alle 19:30 la aspettava qualcos'altro. La sua vita era molto ben organizzata: tutti i suoi impegni erano incastrati con un ordine meticoloso e guai a farla ritardare dalla sua tabella di marcia. Secondo me un giorno sarebbe impazzita; continuo a non concepire come una sola persona possa organizzare tutte quegli impegni e riuscire davvero a farli tutti. Forse perché lei era nata in città. Io avevo sempre vissuto in un piccolo paese a un'ora e mezzo da lì, la mia vita in confronto alla sua sembrava immersa nella melassa, portata avanti con movimenti al rallentatore.
Era autunno pieno, ma non riuscivo a scorgere le tonalità di rosso e di ocra lì in mezzo. Solo qualche solitaria foglia veniva portata tra le vie spazzate dal vento e quel tocco vermiglio era l'unico, meraviglioso elemento disturbante. Finalmente una traccia di disarmonia in tutto quell'equilibrio. Io mi sentivo proprio così, come una foglia che invece di cadere nel prato, attutita dall'erba bagnata, si schianta sull'asfalto.
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Forse Olivia aveva ragione
Short StoryVi siete mai sentiti disorientati e stranamente sconnessi con l'ambiente che vi circonda? Giulia cammina tra i vicoli di Siena, cercando in tutti i modi di non fare tardi all'appuntamento. Olivia la sta aspettando in un bar. In un brevissimo racc...
