Beginning

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Suona la sveglia.

Emma, ancora con gli occhi semi chiusi, alzò lentamente il capo verso la sveglia e, appena realizzò che era in un assurdo ritardo, si mise immediatamente in piedi e iniziò a correre da una parte all'altra della sua stanza d'appartamento.

Si era appena trasferita nella frenetica New York e c'erano ancora scatoloni e varie cianfrusaglie in giro per la stanza, infatti rischiò molte volte di inciampare e cadere goffamente sul pavimento. Lei adorava il sul nuovo appartamento, era più grande di quanto lei si aspettasse, con un bagno alquanto spazioso, una camera con un letto matrimoniale tutto per lei e un piccolo salottino dove solitamente mangiava il cibo che le arrivava grazie al fattorino, perché ovviamente era troppo pigra per andare a fare la spesa da sola. Purtroppo senza i suoi genitori non sapeva molto come orientarsi nella vita perché abituata a stare sempre con loro; era così felice di vivere questa nuova esperienza che ha fortemente sottovalutato le conseguenze di rimanere da sola, per quelli che sarebbero potuti essere anni, in una città sconosciuta e grande come New York. Fortunatamente non era una ragazza debole di cuore e si poteva ambientare in ogni situazione tranquillamente dopo un pò di tempo, ma restava comunque il fatto che era una ragazza di soli sedici anni ed era dunque normale.

<<Cazzo é tardissimo>> imprecò infilandosi velocemente la camicetta bianca che le donava un aspetto professionale, abbinata alla gonna nera che le arrivava alle ginocchia e dei tacchi a spillo; lei odiava i tacchi, era più una tipa da scarpe da ginnastica, ma per il primo giorno di lavoro in quel posto doveva fare una bella impressione, non poteva certo andare con le Air Force.

Dopo aver applicato il suo rossetto rosso preferito, un filo di mascara e provato, senza risultati, a fare uno chignon, si guardò un'ultima volta allo specchio per controllare se fosse tutto apposto.

<<Belle tette però>> pensò ad alta voce durante l'ultimo check.

Uscì di fretta dall'appartamento con l'intenzione di prendere l'ascensore che puntualmente non arrivava. <<Ma perché tutte a me oggi uffa>>. Era così agitata e arrabbiata che per un pò non prendeva a calci l'ascensore, quando finalmente dopo 5 minuti buoni arrivò e scaricò una famiglia con due passeggini che non riusciva ad uscire per via dello spazio limitato. Emma stava diventando di un colore che si abbinava perfettamente al naso rosso di Rudolph.

<<Al diavolo!>> E incominciò a correre per le scale con quelle scarpe che erano tutt'altro che comode, rischiando di prendere delle storte dolorose alle caviglie; per sua ulteriore sfortuna aveva da correre per 6 rampe di scale. Arrivò con fatica al piano terra in una velocità per cui poteva fare un baffo a Flash e si scaraventò fuori dalla porta del condominio. Cercava in tutti modi di fermare un taxi che la ignoravano in continuazione, ma alla fine qualcuno si fermò e lei si fiondò dentro la macchina.

<<Buongiorno, dovrei andare al Flatiron Building, grazie>>

Emma non aveva molta voglia di parlare, ma l'autista continuava a farle domande sul perché lei dovesse andare lì, su quanti anni avesse e poi incominciò a fare discorsi sulla sua vita personale che per la ragazza non erano molto interessanti, finché non udì la sua parola preferita "Dolci".

<< Sa signorina, io e mia moglie abbiamo una pasticceria all' angolo della strada dove lei mi ha fermato, é un'attività di famiglia che va avanti da 5 generazioni! La maggior parte dei Newyorkesi la definisce la pasticceria più buona della città; modestamente non posso non essere d'accordo. Se vuole ogni tanto può passare di lì, ci farebbe piacere avere nuovi clienti.>>

Emma era molto contenta su questa cosa, era da giorni che cercava un posto buono per i dolci che erano la cosa a cui non poteva fare assolutamente a meno, anche se la palestra e la dieta erano la sua priorità per il lavoro che svolgeva, ma ogni tanto dava uno strappo alla regola.

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⏰ Laatst bijgewerkt: Jan 16, 2025 ⏰

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