Ho mal di testa, mi fa male la schiena, ho il ciclo e ho fame. Sono appena le quattro del pomeriggio e io vorrei già scomparire nel mio letto per non uscirne almeno fino a domani.
«Ehi, ehi! Sono qui, ehi!» alzo le mani e le muovo velocemente cercando di farmi vedere dall'autista del bus che invece mi passa davanti senza calcolarmi minimamente visto che sono di qualche metro fuori dalla fermata. E in più passa in una pozzanghera che è proprio di fronte a me e mi fa letteralmente il bagno. «Stronzo! Sei uno stronzo!» urlo in mezzo alla strada, zuppa d'acqua. Una signora sulla sessantina chiusa nel suo montone di vitello come ne ho visti indossare a centinaia a mia madre, mi guarda disgustata e io le rispondo con uno sguardo assassino. Se solo sapesse cosa significa vivere davvero la vita senza privilegi non mi guarderebbe in quel modo.
La mia auto è dal carrozziere perché un cretino l'altra settimana mi è venuto addosso col motorino in un incrocio e ora devo arrangiarmi per andare a lavoro e sbrigare le mie faccende. Mi incammino verso casa sperando nella comparsa di un nuovo bus o che il numero dei taxi mi risponda. In questa città non funziona nulla, sono esausta. Continuo a camminare e inizia anche a piovere, maledizione. Ho con me un piccolo ombrello che tiro subito fuori dallo zaino ma che a stento mi copre la testa. Sono esausta. Arrivo a casa dopo quasi mezz'ora di cammino e giuro che non ho nemmeno la forza di chiamare l'ascensore col dito. Quando arrivo sul pianerottolo do uno sguardo veloce alla porta dell'altro appartamento e sospiro sperando di stare tranquilla stasera. Entro in casa e lascio lo zaino all'ingresso correndo verso il bagno. Devo farmi una doccia, sono esausta. L'ho già detto? Non abbastanza e quindi lo ripeterò: sono esausta.
Mi spoglio in un attimo e mi butto sotto la doccia. L'acqua calda che mi scorre dai capelli alle scapole, per poi usare il solco della spina dorsale per arrivare fino alla parte bassa del mio corpo mi riscalda e mi fa rilassare dopo una giornata infernale. Vorrei rimanere qui sotto per il resto della serata ma il richiamo del letto è ancora più forte. Esco dalla doccia, mi asciugo i capelli e mi infilo subito sotto le coperte. Non ne posso più, voglio addormentarmi ora e svegliarmi direttamente domani mattina alle sette quando ho la sveglia. Mi addormento quasi subito ma purtroppo il mio cellulare che vibra mi sveglia di soprassalto visto che fa più rumore di un traghetto in partenza.
«Vi prego lasciatemi in pace...» piagnucolo prima di vedere che è Margherita a cercarmi, la mia migliore e unica vera amica.
«Marghe...»
«Bea, ciao. Tutto bene?»
«Più o meno. Vivere questa città senza auto è un incubo. Lo stronzo dell'autista del bus al Vomero non si è fermato nonostante mi sia quasi staccata le braccia per farmi vedere e mi ha anche fatto il bagno schizzandomi una pozzanghera addosso meritandomi anche le occhiatacce di una vecchia snob per gli insulti che ho tirato allo stronzo dell'autista. Ci ho messo un'ora per tornare a casa e ora stavo dormendo.»
Sì, sono logorroica, si nota?
«Perdonami Bea, non credevo che avessi affrontato questa odissea oggi...»
«Sono esausta, voglio solo dormire e svegliarmi domani quando dovrò andare a lavoro.»
«Domani dove hai il set?»
Se ci penso mi viene da piangere.
«San Giorgio a Cremano, ho visto che con la vesuviana dovrei metterci un'ora più o meno» sbuffo e mi metto una mano sulla fronte. «Oppure potrei prendere in prestito l'auto della signora Rovella del secondo piano. Ha novant'anni, non se ne accorgerebbe nemmeno. Forse ricordo ancora come si fa...Che dici?»
Diciamo che ho avuto un'adolescenza movimentata a cui Margherita ha assistito in prima fila e di cui, i miei genitori, ovviamente, non sanno nulla.
«Beatrice, non hai più quindici anni e non stai giocando ad obbligo o verità. Lascia stare la signora Rovella che tra l'altro fa una torta di mele buonissima, non fartela nemica.»
Mi sta davvero prendendo sul serio? Rido al pensiero di averla traumatizzata così tanto. Però dai, non farei mai una cosa del genere. Però quell'auto parcheggiata lì mi fa così gola... ah, accidenti, smettila Bea. Smettila.
«Ha novant'anni Marghe, mi spieghi cosa se ne fa una novantenne di un'auto quando c'è una giovane donna in carriera qui che ha bisogno disperato di un'auto?»
«Questo non ti autorizza a rubare...»
«Io ho parlato di prendere in prestito, mai di rubare» ridacchio divertita da me stessa. Sì, lo so, sono fuori di testa.
«Ultimamente ti vedo più pazza del solito, te l'ho già detto?»
«Sì, spesso. Comunque lascio stare l'auto della signora Rovella, tranquilla, le tue torte di mele sono al sicuro» sbuffo arrendendomi. Rivoglio la mia auto.
«Domani a lavoro ti accompagno io che devo andare a Pompei. Per le otto e trenta da te?»
Dio mio quanto cazzo amo la mia migliore amica!!! La amo!
«Ti amo te lo giuro.»
«Sì lo so e ricordati che dovrai ricambiare il favore in qualche modo.»
«Quello che vuoi, basta che ora mi lasci dormire.»
«Non vuoi uscire stasera?»
«Cosa? Ma hai sentito che giornata di merda ho avuto? Assolutamente no, non metterò piede fuori dal mio mini appartamento fino a domani mattina quando la mia stupenda migliore amica mi verrà a prendere per accompagnarmi a lavoro.»
«Ruffiana, finiscila che sei fintissima. Va bene, ci ho provato. A domani allora.»
«A domani e grazie ancora» le mando dei bacini tramite il cellulare e lei se la ride.
«Di nulla amica mia, buona serata.»
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Troppo vicini | Alessandro Buongiorno
Fanfiction«Quanto vuoi per andartene? Se mi odi così tanto come dici e non vuoi più essere una mia vicina, vattene che questa trappola per topi la affitto io. Settecento euro al mese, vanno bene?» Fanfiction su Alessandro Buongiorno pubblicata il 29/01/2025 F...
