Il cielo plumbeo rifletteva l'umore di Nicole mentre si arrampicava lungo il sentiero che portava all'Istituto Corona Madre, nascosto tra le montagne. Il paesaggio era diverso da tutto ciò che conosceva, e ogni passo che faceva sembrava portarla più lontano da quella vita frenetica che aveva lasciato.
Gli imponenti grattacieli della grande città, con le loro luci sempre accese e i rumori incessanti, erano ora solo un ricordo sbiadito. Al loro posto, un'immensa distesa di pini si ergeva silenziosa, quasi guardiana di segreti millenari, avvolti nel mistero di quel piccolo paese di montagna.
Il sentiero si faceva più ripido, e Nicole sentiva i suoi polmoni bruciare per lo sforzo, il caschetto castano incollato alla faccia a causa dell'umidità. Era una fatica diversa da quella a cui era abituata, lontana dal caos della città, dove le sue giornate scorrevano tra metropolitane affollate e clacson che suonavano senza sosta. Lì, invece, c'era solo il fruscio delle foglie mosse dal vento e il rumore sordo dei suoi passi sul terreno umido. Ogni tanto si fermava, guardandosi intorno, cercando di riconciliare la sua mente con il paesaggio che la circondava.
Quel silenzio, che in molti avrebbero definito rilassante, la metteva a disagio. Era un silenzio quasi innaturale, spezzato solo dal rumore lontano del vento che si insinuava tra i rami degli alberi. Nicole non riusciva a non sentirsi osservata, come se ogni albero, ogni roccia, avesse occhi nascosti pronti a seguirla. Un brivido le percorse la schiena, ma cercò di ignorarlo.
I pensieri di Nicole tornavano spesso alla città, a quel mondo frenetico fatto di luci, suoni e incontri fugaci, dove il caos sembrava avere un senso e tutto si muoveva in una sinfonia continua. Era lì che aveva lasciato Lynn, la sua migliore amica, e tutto ciò che conosceva. Le risate condivise, le lunghe conversazioni al telefono fino a tarda notte, le giornate trascorse a vagare per le vie affollate e colorate della città, a fare shopping o semplicemente sedute al tavolino di un bar, osservando il flusso inarrestabile della vita attorno a loro. Quei momenti, così semplici e perfetti, ora sembravano appartenere a un altro mondo, distante e irraggiungibile.
Qui, in questo angolo sperduto tra le montagne, Nicole si sentiva intrappolata. Le persone attorno a lei sembravano recitare ruoli precisi, come personaggi di un copione antico. Non si riconosceva in loro, né loro sembravano interessati a conoscerla davvero. Ogni tanto si chiedeva se fosse stata una buona idea seguire sua madre in quel paesino isolato, lontano da tutto ciò che conosceva. Certo, per sua madre era una grande opportunità: un nuovo lavoro come insegnante d'arte in una scuola rinomata, una vera e propria avventura. Ma per Nicole, quella vita sembrava solo una lenta discesa in un vuoto fatto di solitudine e silenzi.
Una sera, mentre era seduta in cucina, sua madre si avvicinò con un'espressione preoccupata. "Nicole, tutto bene?" chiese, posando una tazza di tè fumante davanti a lei. Il tepore della bevanda si diffuse nella stanza, ma Nicole si sentiva fredda dentro.
"Sto bene," rispose Nicole, anche se il tono della sua voce tradiva il contrario.
Sua madre la guardò per un attimo, scrutandola con quegli occhi che conoscevano fin troppo bene le sfumature del suo umore. "So che non è facile. Lasciare tutto... gli amici, la città. Ma qui possiamo costruire qualcosa di nuovo, insieme."
Nicole alzò lo sguardo, incontrando gli occhi della madre. "Non so se è quello che voglio, mamma. Mi sento fuori posto qui. Come se non appartenessi a questo luogo. Non conosciamo nessuno, e tutti sembrano... così distanti."
Sua madre sospirò, avvicinandosi per sedersi accanto a lei. "Capisco che tu ti senta così ora, ma daremo tempo al tempo. Siamo sempre state solo io e te, e abbiamo affrontato di peggio. Te lo ricordi, vero?"
Nicole abbassò lo sguardo, sentendo il peso di quelle parole. Non poteva negarlo. Da quando suo padre se n'era andato, quando lei era ancora una bambina, erano rimaste sole. Niente nonni, niente altri parenti su cui contare. Solo loro due, contro il mondo. Sua madre si era sempre sacrificata per darle il meglio, lavorando duramente, facendole da madre e da padre allo stesso tempo. Era stata sempre forte, anche quando Nicole avrebbe voluto vederla crollare, anche solo per un istante, solo per sapere che era permesso sentirsi fragili.
"Non è che non apprezzi quello che stai facendo," disse Nicole, sentendo un nodo stringersi in gola. "So che è stata dura per te, e che questo lavoro è importante. Ma... non riesco a vedere un futuro qui. Mi manca Lynn, mi manca la mia vita."
Sua madre la fissò a lungo, poi le accarezzò il viso con dolcezza. "Capisco, tesoro. E so quanto sia difficile per te. Ma devi cercare di vedere questo trasferimento come un'opportunità. Un giorno capirai perché ho preso questa decisione. Non è solo per me. È anche per noi, per darti una vita più stabile. Una vita migliore."
Nicole strinse la tazza tra le mani, cercando di trovare conforto nel calore del tè. Sapeva che sua madre aveva ragione, almeno in parte. Avevano sempre affrontato tutto insieme, e probabilmente lo avrebbero fatto anche questa volta. Ma dentro di sé, una parte di lei continuava a desiderare qualcosa di diverso. Qualcosa che non poteva spiegare.
"Prometti solo una cosa, mamma," sussurrò infine, senza guardarla negli occhi. "Se un giorno mi sentirò ancora fuori posto, possiamo andare via? Non restiamo qui solo perché pensi che sia la cosa giusta. Voglio solo che siamo felici, tu ed io. Non voglio che tu sacrifichi tutto per me."
Sua madre sorrise tristemente, stringendole la mano. "Promesso. Ma proviamo a dare una chance a questo posto, almeno per un po'. Chi lo sa, magari troverai qualcosa o qualcuno che ti farà cambiare idea."
Nicole annuì, anche se dentro di sé non ne era così convinta.
Primo giorno nella nuova scuola. L'istituto Corona Madre, da lontano, si ergeva come un'antica fortezza. Le mura di pietra scura sembravano fondersi con il paesaggio, quasi fossero sempre state lì, una parte inscindibile di quel luogo. C'era un'aria di decadenza attorno all'edificio, un alone di mistero che sembrava sussurrare storie che nessuno osava raccontare. Nicole sentì il cuore battere più forte mentre si avvicinava. Nonostante tutto, quella scuola esercitava su di lei una strana attrazione, come se nascondesse qualcosa di oscuro e affascinante al tempo stesso.
Mentre si avvicinava al grande portone di legno, una lieve pioggia iniziò a cadere, picchiettando contro la sua giacca. Nicole si fermò un istante, sollevando lo sguardo verso il cielo grigio, chiedendosi cosa le riservasse quella giornata. Non sapeva cosa aspettarsi dalla sua nuova vita in quel luogo, ma un'oscura consapevolezza cominciava a farsi strada nel suo cuore: quella non sarebbe stata una semplice esperienza di adattamento. Quel luogo custodiva segreti, e Nicole sentiva che presto sarebbe stata travolta da qualcosa di più grande di lei.
Spalancò il portone, respirando profondamente. Il freddo della pietra le penetrò nelle ossa, e per un attimo si sentì soffocare dall'aria pesante e umida che avvolgeva l'ingresso. Oltre la soglia, le attendeva un mondo nuovo, sconosciuto, pronto a rivelarle un lato oscuro che non aveva mai immaginato.
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Glass - Cuori di Vetro
Novela JuvenilIn un futuro dove la tecnologia ha raggiunto il cuore dell'umanità, Nicole, una giovane studentessa, scopre che la sua scuola nasconde un segreto inquietante: gli androidi, creature perfette create per controllare le emozioni umane. Tra loro c'è Leo...
