Quando uscì dalla porta di servizio del locale, quella che dava sulla terrazza panoramica, respirò a pieni polmoni l'aria fresca della notte. Quello dove lavorava era uno dei tanti neonati e ancora poco famosi club di Monaco e, per questo, solitamente non molto affollato; ma quella sera rappresentava una delle rare eccezioni. Per questo aveva bisogno di qualche minuto di quiete. Di silenzio. Di solitudine.
Approfittò della pausa per contare le mance che aveva ricevuto fino a quel momento: quella sera, oltre a essere tanti, i clienti sembravano anche particolarmente generosi. Mise via i suoi guadagni, nascondendoli nelle coppe del reggiseno che indossava sotto la t-shirt nera, e si concesse ancora qualche minuto nella fresca aria di fine gennaio, prima che facesse troppo freddo per rimanere lassù o che qualcuno la scoprisse.
Perché sapeva benissimo che non avrebbe dovuto trovarsi sulla terrazza: quella parte era riservata esclusivamente agli ospiti. Ma sul retro del locale i suoi colleghi si fermavano sempre a fumare e lei odiava l'odore di fumo e quel suo modo di attaccarsi a ogni cosa, così saliva comunque, facendo ben attenzione a non farsi vedere. Dall'angolo buio in cui si rintanava, osservava le persone avvicendarsi sulla terrazza per le più svariate ragioni - alcune discutibili, altre divertenti, altre ancora molto romantiche -, sorridendo nella penombra del fatto che nessuno sapesse che lei era lì.
Anche quella sera la sua presenza era passata, come sempre, inosservata, ma mentre stava per imboccare le scale per scendere si accorse di qualcosa che non quadrava: la terrazza era insolitamente vuota, a parte un piccolo gruppo di persone formato da quattro ragazzi e una ragazza. Lei, oltre a essere molto giovane, sembrava visibilmente a disagio e in difficoltà, mentre loro non le davano tregua tra battute e toccatine.
In ventiquattro anni di vita, di cui sei passati a lavorare in locali notturni come quello, aveva fatto decisamente esperienza di situazioni come quella e così partì alla carica in difesa della sventurata.
«Ehi!» esclamò. La voce ferma, mentre si infilava tra loro e la ragazza. «Lasciatela stare.»
I quattro la guardarono, sorpresi, e poi uno di loro, probabilmente il leader del gruppo, sorrise.
«E tu chi saresti, l'eroina della serata?» chiese in tono beffardo.
Aurora lo fissò dritto negli occhi, senza battere ciglio, nonostante fosse due, se non tre volte, più grosso di lei. «Voi quattro contro una sola ragazza? Vi sembra divertente?»
«E se ci divertissimo un po' anche con te?» rispose un altro dei ragazzi, avvicinandosi di un passo e afferrandole il polso.
Non si scompose, ma guardò la mano del ragazzo come se fosse la cosa più disgustosa che avesse mai visto in vita sua. Anche se non lo era. Aveva già affrontato situazioni simili in passato, con clienti ubriachi e molesti nel locale. Sapeva come gestirli e riconosceva che, sotto tutta quella spavalderia, quei ragazzi erano per lo più innocui, anche se molto, molto fastidiosi e molesti. Ma se non avesse dato loro soddisfazioni, se non avesse ceduto alle loro provocazioni, se ne sarebbero andati.
«È meglio che andiate via,» disse, mantenendo lo sguardo fisso sul leader. «Prima che facciate qualcosa di cui potreste pentirvi.»
Lui parve riflettere per un istante squadrandola da testa a piedi, probabilmente intuendo finalmente che lei lavorasse lì e che forse sarebbe stata una buona idea fare come diceva. Ma prima che potesse rispondere, un altro ragazzo si avvicinò rapidamente.
«Ehi! Lasciatela in pace!»
Aurora si voltò verso il nuovo arrivato riconoscendo, con un misto di emozione ed orrore, Charles Leclerc, il pilota di F1.
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Colpo di Fortuna
FanfictionUn incontro casuale, un colpo di fortuna può davvero cambiare tutto? Aurora, una ragazza italiana trapiantata a Monaco, non avrebbe mai immaginato che un incontro casuale con Charles Leclerc le avrebbe cambiato la vita. Un attimo, un riflesso istint...
