Prologo

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Ero in mezzo alla pista da ballo, mi stavo muovendo in modo sensuale accarezzando ogni curva del mio corpo.
Molti uomini mi stavano guardando, mi assaggiavano con gli occhi, avvicinandosi sempre di più.
Sentii un corpo robusto appoggiarsi a me da dietro iniziando a strusciarsi e a far viaggiare le mani su ogni mio punto sensibile. Si aggiunse un altro corpo davanti iniziando a baciarmi e ad accarezzare lentamente e delicatamente i miei seni.
Ero in estasi, desideravo di più.
Iniziai a far scorrere le mie mani lungo quei due corpi caldi fino ad arrivare ai loro rigonfiamenti.
Slacciai le cinture e iniziai ad accarezzare le loro lunghezze mentre i due ragazzi baciavano e toccavano il mio corpo in modo più violento, quasi aggressivo.
Uno dei ragazzi mi fece piegare e con una spinta entró in me e io gemetti in iperventilazione, stavo esplodendo di piacere.
L'altro mi mise tutta la sua lunghezza in bocca gemendo, guardandomi negli occhi.
Quando il ragazzo dietro aumentó il ritmo iniziai ad ansimare quasi pronta a raggiungere l'orgasmo.
Quando stetti per raggiungere l'apice si sentì un rumore fortissimo.

Mi svegliai di soprassalto, tutta sudata, cercando di riprendermi.
Dovevo smettere di fare questi sogni, mi svegliavo sempre sul più bello.
Mia madre entró nella stanza come un uragano iniziando ad appoggiare i miei vestiti lavati e stirati un po' ovunque.

-Agata muoviti, farai tardi- mi disse uscendo dalla stanza.
Mi alzai controvoglia, con una voglia matta e incontrollabile di fare sesso.
Questi maledetti sogni, ogni giorno mi facevano svegliare super eccitata.
Mi feci una doccia veloce e mi vestii con un jeans corto e una canottiera bianca, mi truccai velocemente e presi le mie cose.
Dalla cucina si poteva sentire un odorino di caffè che mi fece allargare le narici.
Presi una fetta di torta e una tazza di caffè alla velocità della luce e mi diressi verso l'università.

All'ingresso trovai Camille ad aspettarmi, i suoi capelli rossi risplendevano con i raggi del sole e le sue lentiggini erano ancora più evidenti.

-alla buon ora, dov'eri finita?- mi disse indicando l'orologio
-mi sono svegliata tardi, andiamo dentro- le dissi afferrandole un braccio e trascinandola in aula.

Camille era la mia migliore amica, la mia compagna di avventure, una pazza scatenata quasi come me.
Era una ragazza veramente bella, con i capelli rossi ramati e gli occhi verdi smeraldo. Sembrava un angioletto, ma in verità era una belva.
Io a differenza sua non sembravo per niente un angelo, avevo quello sguardo da predatrice che faceva tremare ogni uomo.
Una mangiatrice di uomini detta dalla mia amica.
Io e lei ci capivamo alla grande, amavamo le feste, l'alcol, il divertimento, ma soprattutto amavamo il sesso.

Spettegolammo per tutta la lezione e quando suonó la campanella ci precipitammo a vedere gli allenamenti maschili alla ricerca di qualche preda.

Ci sedemmo sugli spalti, guardando i ragazzi fare flessioni e addominali, e che addominali.
Ci passó davanti un ragazzo biondo tatuato e io già avevo gli occhi che scintillavano.

Thomas Handerson, un Dio greco, giocatore di calcio e un buono da paura.

-Cami, vado a pesca- dissi alla mia amica con il nostro modo di parlare in codice.
Andare a pesca per noi voleva dire andare a cercare la nostra preda.

Cami mi salutó e si diresse verso dei ragazzi sugli spalti intenta a cercarne uno buono.
Io mi diressi verso Thomas sculettando e arricciandomi un boccolo che tenevo stretto tra le dita.

-Thommy ciao, come stai?- chiesi con uno sguardo provocatorio
-Agata, sei sempre stupenda, sto bene grazie, ma starei meglio se ci divertissimo un po', che dici?- mi propose

-quando vuoi Tommy bello- dissi guardando le sue labbra.

Lui mi prese i capelli dietro alla testa e premette le sue labbra sulle mie.
Mi prese in braccio sollevandomi dal mio culo e io gli misi le gambe avvolte in torno al corpo tonico.
Si diresse verso gli spogliatoi continuando a baciarmi e a toccarmi ovunque.
Diede un calcio alla porta dello spogliatoio facendola andare a sbattere ed entró.
Mi mise a terra e mi spinse con la schiena contro al muro.
Iniziai a strappargli la maglietta da allenamento mentre continuavamo a baciarci con violenza.
Una volta a petto nudo, iniziai a far scorrere le mie dita lungo i suoi addominali scolpiti fino ad arrivare alla fibbia della cintura.
Thomas era impegnato a cercare di slacciarmi il reggiseno e quando ci riuscì lo lancio dall'altra parte della stanza iniziando a leccare e a succhiare i miei capezzoli duri.
Quando entrambi rimasimo nudi ci sdraiammo sulla panca dello spogliatoio.
C'erano mani e bocche ovunque, io iniziai a baciarlo sul petto fino ad arrivare al suo uccello duro e lo presi in bocca senza esitazione.
Iniziai a muovermi lentamente, facendolo impazzire, poi aumentai il ritmo fino a farlo gemere. Quando mi staccai Thomas mi asciugó l'angolo della bocca con il pollice, poi mi afferró il collo spingendomi indietro.
Dai suoi grugniti soddisfatti sapevo che si sentisse in paradiso, ma non bastava, volevo portarlo fino al maledetto Nirvana.
Assaporai il suo gusto salato lavorandogli la punta con la lingua poi lo presi tutto in bocca fino a raggiungere la base.
Strinsi le labbra e lo feci scorrere fino in fondo per tutta la mia gola.
Thomas mi staccó ansimante e mi fece girare di schiena allargandomi le gambe.
Usó le dita per far dischiudere il mio sesso e ci infiló la lingua facendola scorrere tutt'intorno.
Io iniziai ad ansimare e lui inserì le dita e io urlai di piacere.
Quando si staccó inizió a strusciare la punta contro al mio sesso facendomi impazzire.
Con una spinta entró e io buttai la testa indietro in estasi.
inizió a muoversi a ritmo sempre più veloce gemendo, ma io non ero soddisfatta.
Mi girai e gli scivolai sopra per avere il controllo.
Lo stavo cavalcando, davo io il ritmo.
- Cazzo, Agata - gemette
-oh Dio- urlai in estasi, raggiungendo l'orgasmo.
Lui mi sollevó velocemente e schizzó il suo seme su tutta la pancia.

-piccola, sei stata fantastica- mi disse.
-si certo, anche tu- farfugliai mentre mi rivestivo.
-alla prossima- mi disse uscendo dallo spogliatoio mentre si rivestiva.
-puoi contarci- dissi a bassa voce.

Quanto amavo fare sesso, era come una droga per me.
Finché non c'erano emozioni era tutto facile, come se fosse un gioco, e io amavo giocare.

Era il mio passatempo preferito.

AgataWhere stories live. Discover now