Capitolo 1. Mar

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Era una calda notte d'estate, la pioggia si mischiava alle gocce di sudore che le imperlavano il volto mentre correva rischiando ad ogni passo di inciampare lungo il selciato.
Quella stessa strada, nonostante l'avesse percorsa mille volte, nel buio della notte le sembrava un luogo totalmente sconosciuto. Se l'avessero beccata fuori dalle mura cittadine dopo il Coprifuoco probabilmente le guardie non gliel'avrebbero fatta passare liscia. Non era colpa sua se la sua famiglia viveva nella periferia di Thaal. Dopo tanti anni ancora non riusciva a capire a cosa servisse questa legge tanto voluta dal Lord Protettore: era già sgattaiolata fuori casa in passato per andare a fare i bagni lunari al lago con Umi ma non aveva mai visto nulla di più strano di qualche individuo losco appena uscito dalla taverna.

Qualche raggio di luna si insinuava tra le fronde degli aceri, illuminandole il cammino. Di questo passo non sarebbe mai riuscita ad arrivare in tempo. Probabilmente i suoi genitori erano in pensiero, purtroppo non era riuscita a dire a suo fratello di avvisarli che sarebbe rientrata tardi prima che lasciasse i festeggiamenti per il nuovo raccolto. Si sentiva in colpa ma era l'ultima sera di Umi in paese prima della sua partenza per l'Accademia. Voleva passare a tutti i costi un ultimo momento di spensierata felicità insieme a lei, prima di separarsi per chissà quanto tempo. Era l'ultima occasione per essere loro stesse, l'ultima estate della loro infanzia. 

Sapeva dentro di sé che quando si sarebbero incontrate di nuovo tutto sarebbe cambiato. Sarebbero cresciute, Umi sarebbe stata diversa dopo aver imparato chissà quali cose in quel misterioso posto. «Niente di particolare, quel tipo di scuola con insegnanti noiosi e studenti competitivi che godono nel fallimento altrui» le ripeteva sempre quando cercava di scoprirne di più. Certo, e lei doveva crederci, con tutti i soldi che avevano i suoi genitori sicuramente l'avrebbero mandata in una delle migliori scuole di Manar. Dopo un po' Mar aveva smesso di chiedere, nella paura di litigare nel poco tempo che le rimaneva con lei. Una volta partita Umi non avrebbe più avuto tempo per Mar e sicuramente si sarebbe lasciata il passato alle spalle.

Scacciò quei pensieri dalla testa e si concentrò sul percorso. Era quasi arrivata, ormai aveva oltrepassato la staccionata dei vicini. Finalmente poteva tornare a respirare: non l'avrebbero arrestata se era nel giardino di una proprietà. Certo non era la sua, ma sempre meglio di farsi trovare nel folto della foresta.
Strano, i signori Thaye solitamente erano ancora svegli a quest'ora ma la loro luce era spenta. Si vede che anche loro erano alla festa e sarebbero rientrati a casa con gli accompagnatori. Non era facile uscire la sera da quelle parti, per prenotare un turno di accompagnamento (il servizio che permette di circolare legalmente dopo il Coprifuoco) bisognava richiederlo con settimane d'anticipo e non costava poco. I Thaye erano una coppia di anziani che a malapena rivolgeva la parola a Mar e alla sua famiglia, nonostante fossero vicini da decenni. Raramente uscivano di giorno, figurarsi la sera. La cosa che la turbava di più era che se fossero stati ai festeggiamenti sicuramente li avrebbe visti, non era un villaggio così grande. 

Sicuramente si stava facendo troppe paranoie. Le capitava spesso di soffermarsi troppo sulle situazioni e di far girare come una trottola i pensieri. Cercava di impedire alla sua immaginazione di prendere il sopravvento, di non credere a tutto quello che pensava di vedere o sentire. Anche perché spesso era solo lei a farlo.

Superato il recinto dei Thaye si arrivava subito al cottage dei suoi genitori. Una casina umile, le cui tegole e assi traballanti facevano trasparire la storia delle anime che ci avevano vissuto. Il complesso era stato tramandato di generazione in generazione, tra cui non mancavano appassionati falegnami improvvisati, come si poteva denotare dalle strane panchine lasciate qua e là per il cortile o dai pergolati cigolanti che spuntavano ai lati della dimora. A corredare il tutto, una serra traballante accanto a un giardino dall'aria incolta. Non bisognava lasciarsi ingannare però: al suo interno si potevano trovare erbe mediche di infinite vairetà, verdure dai colori stravaganti e una vasta quantità di fiori selvatici. Tutto aveva un ordine, solo che per il momento l'unico a conoscerlo era suo padre Sorter.

La leggenda di ManarStories to obsess over. Discover now