Prologo

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~POLEIS~

Ricordo ancora come fosse ieri la prima volta che sentii parlare del Conte dal Cuore di Ghiaccio

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Ricordo ancora come fosse ieri la prima volta che sentii parlare del Conte dal Cuore di Ghiaccio.
Quando ero piccola, mia madre amava raccontare a me e a mia sorella Mysaria delle storie. Non eravamo bambine capricciose, non lo siamo mai state, eppure l'unico modo per farci andare a letto era farci ascoltare le leggende di Poleis, e lei ne conosceva tante, più di quante ne potessimo immaginare.
La luce soffusa delle candele illuminava la nostra stanza, la mamma si chinava e, prima di darci il bacio della buonanotte, cominciava a raccontare.
Io e Mysaria pendevamo dalle sue labbra, sempre pronte a scoprire con quale storia ci avrebbe deliziate. Ci parlava di luoghi lontani, di eroi e di maledizioni, ma c'era una leggenda che le stava particolarmente a cuore: quella del Conte dal Cuore di Ghiaccio.
«Esiste un uomo che ha sacrificato tutto per amore», iniziò mia madre quella sera, «è conosciuto come il Conte dal Cuore di Ghiaccio».
Noi spalancammo gli occhi, desiderose di sentirla continuare, di sapere chi fosse quel ragazzo dal nome così misterioso. «Le favole di Poleis parlano spesso di lui», continuò, «di un giovane condannato a vivere senza amore, con un cuore spezzato e congelato dal dolore. Si racconta che ogni volta che il Conte si innamorava, la persona che amava moriva nello stesso istante in cui lui pronunciava le parole "ti amo"».
Quando arrivò a quel punto, io e Mysaria trattenemmo il fiato e ci rannicchiammo sotto le coperte, abbracciate. Intanto la cera colava nella bugia e la luce si affievoliva, e io speravo con tutta me stessa che la mamma finisse in fretta, perché era così che funzionava: allo spegnersi della candela, la storia terminava. Non importava se avesse finito o meno, non avrebbe continuato fino alla sera successiva.
«Immaginate, piccole mie, quanto può essere pesante vivere così», proseguì, lanciando uno sguardo profondo a entrambe. Poi continuò: «Ogni cuore che il Conte toccava, ogni amore che provava, finiva con la morte dell'altra persona. Eppure, dietro ogni morte, c'era un prezzo da pagare anche per lui».
Più la fiamma si affievoliva, più il cuore batteva forte e mi venne spontaneo chiederle: «Qual era? Qual era il prezzo?»
La mamma sorrise alla mia domanda, eppure la risposta che ci diede non fu allegra. «Il Conte non era sempre stato così; un tempo era un giovane di Illyrya dagli ideali solidi, destinato a diventare re. La sua vita cambiò nel momento in cui accettò una magia di cuori apparentemente innocua. Era innamorato di una giovane fanciulla e, pur di conquistare il suo amore, si rivolse a una strega per ottenere un incantesimo. Fu allora che la vecchia lo fissò con occhi enigmatici e gli chiese: "Quanto sei disposto a sacrificare per amore?"».
«Tutto, tutto!» rispondemmo noi all'unisono, precedendola.
Allora la mamma ci sorrise, perché amavamo ascoltare le sue leggende tanto quanto lei amava raccontarcele, al punto che a volte le toglievamo le parole di bocca.
«La prossima volta potreste raccontare una storia voi, siete così brave».
Mi sarebbe piaciuto farlo, ma non sarei mai stata brava come la mamma, tuttora non lo sono affatto.
«Ma mamma, non è proibito usare la magia di cuori?» tornai con la mente al racconto.
«Lo è, soprattutto nel suo regno e, per questo, venne infatti punito amaramente. La fanciulla che tanto amava morì pochi giorni dopo l'incantesimo. La conseguenza delle sue azioni però divenne davvero chiara al Conte con il tempo, perché ogni donna di cui si era innamorato dopo di lei, era morta inspiegabilmente dopo sette giorni».
Un brivido mi attraversò la schiena, ma la mia non era solo paura.
Mi strinsi le mani al petto per placare il battito irregolare del mio cuore.
«Il Conte non poteva crederci, ciò che gli stava accadendo non poteva essere una coincidenza. Così era tornato dalla strega a chiedere spiegazioni e aveva scoperto di essere stato maledetto! In più, scoprì di aver acquisito dei poteri magici che non avrebbe mai voluto: la vecchia lo aveva reso un cupido, capace di forzare i sentimenti di chiunque avesse voluto, eccetto i suoi».
Che potere inutile, pensai, e osservando l'espressione di Mysaria, fui sicura che fosse d'accordo con me.
«Col passare degli anni e con i molti cadaveri lasciati alle spalle, il Conte aveva trovato una soluzione per non innamorarsi mai più. Aveva scoperto come ingannare la maledizione: spegnere i sentimenti ed estinguere, solo temporaneamente, ogni emozione, rinchiudendola nel suo cuore freddo e spezzato. Tuttavia, chi semina inganni raccoglie conseguenze, e spegnere i sentimenti ne aveva portate di crudeli sul corpo del Conte: il suo petto non si muoveva più e la sua pelle era gelida come una lama d'acciaio. Per questo motivo, ancora oggi, viene chiamato Conte dal Cuore di Ghiaccio» terminò lei con un'espressione soddisfatta in volto.
Avrei dovuto smettere di pensarci, eppure qualcosa dentro di me mi diceva che quella non era solo una leggenda, quella storia la percepivo vera.
Poi, una volta cresciute, io e Mysaria lasciammo Valerian per studiare all'Accademia di Magia di Legea, e di conseguenza, i racconti della mamma.
A Legea le candele erano ovunque. Ne accendevano di ogni forma e colore nei templi, nelle case, persino nei dormitori dell'aAccademia. Eppure, nessuna di loro aveva mai la stessa luce calda e fragile di quella che illuminava le nostre serate da bambine, tanto che chiesi alla mamma di crearne una magica da tenere sempre accanto al mio letto. Mentre studiavo le arti magiche, mi capitava spesso di soffermarmi a guardare la cera che colava, perdendomi in quel lento sciogliersi che poi ricominciava sempre, come una fenice che risorge dalle sue ceneri, e il pensiero tornava sempre a lei.
Temevo che quella flebile fiamma si sarebbe spenta per sempre perché la mamma era in guai seri: Illyrya aveva scoperto la vera natura della nostra libreria. Sapevano che dietro gli scaffali, tra le pagine consumate dai secoli, non si nascondevano solo storie, ma incantesimi proibiti. Lei era una strega di cuori e vendeva la sua magia legandola ai libri.
Eppure, ci aveva sempre insegnato a non accettare quel tipo di incantesimi e, quando avevamo scoperto che avevo ereditato la sua stessa magia, si era premurata di ricordarmi più volte di non utilizzarla mai.
Non si vergognava dei suoi poteri, non approvava come Illyrya la denigrasse e sperava che, prima o poi, le cose sarebbero cambiate.
Nulla è mai cambiato.
Adesso di quella candela non resta che un piccolo rivolo di cera rappresa che conservo gelosamente. E delle sue storie rimane solo l'eco della sua voce, che ancora mi sembra di sentire quando varco la soglia della libreria.
Ma no, è solo la mia immaginazione perché la mamma è stata giustiziata in un regno che non voleva capire, che non le ha dato neanche modo di difendersi e che, a differenza di Mysaria, ho imparato a odiare.
Ora che lei non c'è più, in quella libreria tanto speciale rimango solo io, una strega sbagliata che non sa neppure far funzionare i suoi poteri e che, per evitare gli incubi, si rifugia tra le pagine della leggenda del Conte.
La verità è che quella storia non mi aveva solo affascinato, mi aveva inquietata, senza che io riuscissi a capire il perché. Sentivo che c'era qualcosa di più, qualcosa che non riuscivo a cogliere. Continuava a perseguitarmi nel sonno, come un ricordo che tornava a galla quando le tenebre mi circondavano e il silenzio si faceva troppo assordante.
Non gli ho mai dato troppo peso, credevo che fosse solo l'ennesima memoria della mamma che si rifiutava di svanire. Dopotutto, ho sempre pensato che il confine tra realtà e immaginazione fosse molto labile. Mai avrei potuto immaginare che un giorno mi sarei trovata faccia a faccia con il protagonista di quella storia. E, soprattutto, che lui stesse cercando proprio me.

IGNIS  -quanto sei disposto a sacrificare per amore?Stories to obsess over. Discover now