Capitolo 1: La Cameriera e Il Signore

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Da quando serviva nella casa dei Duchi di Molina (ed erano ormai passati tre anni, otto mesi, sedici giorni e due ore), Alicia aveva imparato che per riuscire a condire un'esistenza priva di qualsivoglia problemi, bisognava seguire cinque regole fondamentali da seguire:

1- Non contraddire mai il volere della Duchessa (anche quando i suoi ordini erano assurdi e privi di qualsiasi logica);

2- Tenere sempre a portata di mano un bicchiere di sherry liscio per il Signor Duca. Il quale sentiva il bisogno irrefrenabile di bere un bicchierino dopo una discussione con la moglie, quindi quasi ogni giorno;

3- Mai lasciare un ferro da stiro rovente vicino alle camicie di pizzo Sivigliano della Padrona. Il rischio è quello di dare fuoco all'intera tenuta;

4- Nascondere sempre qualsiasi cosa contenga zucchero, quando nelle vicinanze c'è la Signorina Amelia. Lo zucchero la fa agitare;

5- Non guardare il Signorino Manúel, per quanto lo volesse, soprattutto quando sorrideva in quel modo così dolce.

La prima regola era molto semplice da seguire, poiché la Duchessa raramente rivolgeva la parola alla servitù, se non per impartite poche precise istruzioni quando si tenevano ricevimenti in casa, o per chiedere di non essere disturbata quando andava a riposare nella sua camera subito dopo mangiato.
La seconda regola invece rischiava di diventare complicata quando i Duchi litigavano diverse volte durante la giornata, e alle cameriere toccava fare avanti e indietro con un bicchiere per quattro rampe di scale.
La terza regola non le competeva più, in quanto dopo il mancato incidente, tutti i suoi colleghi avevano votato favorevolmente affinché lei non si avvicinasse mai più ad un ferro da stiro, nella vita. Neanche nei periodi in cui si era a corto di personale.
La quarta regola, per il bene della Signorina Amelia, era seguita in maniera ligia, Alicia infatti, non le faceva mangiare neanche gli asprissimi dolcetti al limone, con grande sgomento della bambina, che cercava sempre di corromperla in qualche modo.
La regola che Alicia proprio non riusciva a seguire era l'ultima.
Ci provava con tutte le sue forze, si dava mentalmente della stupida ogni volta che entrava in una delle stanze della tenuta, e incrociando lo sguardo del Signorino non poteva fare altro che soffermarsi su quanto fossero belle le fossette che gli spuntavano ai lati della bocca ogni volta che sorrideva (e per sua fortuna o sfortuna, questo capitava spesso). Il Signorino era un uomo alla mano, sempre gentile e cortese, anche se con lei aveva avuto fin da subito un atteggiamento differente. Le faceva sempre delle battute, forse per provocarla. Lei dal canto suo manteneva un atteggiamento distaccato, gelido, che non faceva altro che alimentare l'interesse del suo padroncino.
Alicia, sapeva che cedere alle lusinghe di un Signore, non le avrebbe mai portato nulla di buono.
Poteva essere una cameriera, non provenire da un'ambiente ricco, non possedere abiti pregiati e gioielli costosi, ma in compenso aveva una grande dignità, e quella non l'avrebbe ceduta in cambio di pochi attimi di felicità.

"Buongiorno."

Si voltò sorpresa, rischiando di far cadere il fermacarte del Duca. Quello sì che sarebbe stato un guaio, il suo padrone ci teneva particolarmente, era stato un regalo del padre per le sue nozze. Era così immersa nella sua mente, da non essersi resa conto che l'oggetto dei suoi pensieri, era entrato nello studio.
Mantenne la sua solita espressione impenetrabile, rispondendo in maniera educata al saluto del Signorino.

"Non volevo spaventarti." Il suo tono era gentile.

"Non l'avete fatto, Signorino. Non preoccupatevi."

La sua risposta era stata diretta, quasi meccanica, senza neanche un attimo di esitazione. Manúel dovette trovare la scena divertente, perché non poté evitare di sorridere, ed ecco che Alicia le vide, le sue fossette dolcissime. Si avvicinò poi alla scrivania del padre, proprio accanto ad Alicia che aveva appena finito di spolverarla. Erano così vicini che lei poteva sentire il suo profumo, un misto di arancia e camomilla. Il suo cuore cominciò ad accelerare, e lei si maledisse di non aver ceduto le sue mansioni quella mattina a Carlota.

Era ieri Where stories live. Discover now