il soffitto viola, capitolo uno

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Tornare con te è stato come mettere i panni ad asciugare nonostante il temporale, dopo aver letto attentamente le previsioni meteo sulla Gazzetta. I problemi che speravo si risolvessero non si sono risolti, i vestiti che speravo si asciugassero si sono bagnati di più.

L'ultima litigata che ci ha viste protagoniste è stato un vero e proprio pezzo di teatro, una tragicommedia. Tu entravi ed uscivi di scena, dal salone alla camera da letto. Io ero ferma, con le gambe accavallate, seduta sul divano. Appena hai iniziato a piangere, ho pensato ''ecco, si va in scena''. Mi sono alzata, mi hai sbattuto la porta in faccia. Sono tornata ad accavallare le gambe sul divano, con gli occhi sulla porta e il cuore in gola.

- Puoi uscire, per favore?

- No.

Il copione è sempre lo stesso, lo recitiamo a memoria da due mesi: tu piangi, te ne vai e poi ritorni. Io resto con le gambe accavallate, mi apro una bottiglia di vino e parlo alle mie amiche della pazza litigata che abbiamo avuto, poi aspetto che ritorni.

Applausi, ringraziamenti, si chiude il sipario ed il pubblico è contento.

L'ultima litigata è stata diversa, non c'è stato il lieto fine. Una è convinta di essere un grande classico mentre l'altra all'ultimo cambia la sceneggiatura.

Hai preso la valigia dall'armadio, sei uscita e ti sei piazzata davanti a me. Io ho alzato lo sguardo.

- Ho lasciato le ante dell'armadio aperte, tutte. Ho aperto anche tutti i cassetti.

Hai fatto una pausa per ridere nervosamente mentre ti asciugavi le lacrime e il moccio con la manica del maglione.

- So che ti da fastidio quando le lascio aperte.

- D'ora in avanti vivrò con le ante aperte pur di non darti la soddisfazione di avermi dato fastidio, per sempre, tutto aperto.

Mi sono accesa una sigaretta, sono andata ad aprire le tende e le finestre, affinché il fumo potesse uscire e l'aria potesse entrare. Sono rimasta lì, alla finestra, aspettando che uscissi dal portone per vederti andare via. La porta, le scale veloci, hai salutato la signora del secondo piano.

- Signorina, siete in partenza? Buona vacanza allora, si diverta e non pensi ai problemi che ce ne sono tanti.

La devi aver liquidata velocemente, la Signora Mongelli quando inizia a parlare non la smette più. Una vedova di 85 anni, ha tre figli maschi che vivono fuori città, lei continua a cucinare per quattro perché dice che il cibo non ha sapore se lo cucina solo per lei.

Driiiin Driiiiin. Tutti i giorni all'ora di pranzo viene al sesto piano, citofona e aspetta severa dietro la porta con due piatti bollenti coperti da un cencio bianco e rosso.

- Signora Mongé, non si deve prendere questo fastidio.

- Signorì, io lo faccio per stare un poco con voi.

Solitamente resta con me fino a quando arriva Teresa, poi si congeda velocemente. Lei dice che è perché non vuole darci fastidio, in realtà penso sia perché non si sia ancora abituata al fatto che siamo fidanzate e non coinquiline.

Hai sbattuto il portone, ho smesso di pensare alla Signora Mongelli e ho dato un ultimo grande tiro alla sigaretta, ormai abbandonata fra le dita. Ti seguivo con lo sguardo, nel caldo afoso trascinavi la valigia come se dentro ci fosse tutta la nostra storia d'amore, poi sospettosa ti guardavi attorno come se volessi sbarazzartene da qualche parte. Tu folle omicida della nostra vita insieme ed io la detective che mette tutto insieme, pezzo dopo pezzo, sapendo che prima o poi pagherai il conto delle tue azioni. Tu Villanelle, io Eve.

Prima che tu sparissi dai miei occhi e da quelle strade mi sono allontanata dalla finestra in cerca del telefono, l'ho trovato fra le pieghe del divano.

Notifica dal gruppo di whatsapp, un messaggio da Simo.

- Cena da te? Confermato?

- Teresa è andata via, voi portate la birra e io preparo una playlist di Claudio Baglioni.

- CAZZO!

La chat si affollava di punti interrogativi, messaggi di solidarietà e cameratismo macho-lesbico:

- ????

- Tanto ritorna e tu la perdoni, perché sei una fessa.

- Daje che te le scopi tutte ora!!!

Ho lanciato il telefono sul divano, mi sono fatta coraggio e sono entrata in quella che era stata la nostra camera da letto per un anno. L'unica stanza della casa ad avere il soffitto viola, quando lo facemmo notare all'agente immobiliare, lui scherzoso intonò la canzone di Gino Paoli e ci disse che probabilmente era la stanza dove il cantante aveva vissuto le sue notti d'amore.

- La casa la prendiamo, magari cambiamo il letto.

Andare a vivere con te è stato come mettere i panni ad asciugare nonostante il temporale, solo che allora pur di stare insieme avremmo indossato vestiti fradici e ballato insieme sotto la pioggia per strada o nella camera da letto che tanto non ha pareti, ma alberi infiniti.

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⏰ Last updated: Sep 02, 2023 ⏰

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Il soffitto viola.Where stories live. Discover now