Dormi profondamente. Il più possibile.
Il dolore che sentirai sarà solo un sogno.
Doctor Sleep Stephen King.
Era notte inoltrata a Seattle, e alcuni lampioni difettosi resero la strada più buia del solito.
Il silenzio poteva attendere, a disturbarlo c'era la voce chiassosa di un ragazzo, che proveniva da una finestra aperta del secondo piano di un palazzo.
«Hai visto il nuovo trailer di Mortal Kombat? una figata!». Disse Derek, la sua camera era illuminata solamente dai led fissati dietro la scrivania con del nastro adesivo. Indossava le sue fidate cuffie da gaming, le aveva comprate con le mance messe da parte. Il lavoro da cameriere non era gratificante, ma almeno riusciva a mettere qualcosa da parte vivendo ancora con i genitori.
«Ma dai, me lo sono perso». Rispose la voce di Danny negli auricolari.
Derek prese la mira con l'analogico e sparò in testa al personaggio di Danny. «Boom! non è l'unica cosa che ti sei perso».
«Dai fratè, ma tu usi trucchi». Si lamentò Danny.
«Quali trucchi è stato un head shot da paura». Ad unire così tanto Derek e Danny, non era solo la passione per i videogiochi, i due avevano entrambi trent'anni, un lavoro che non gli dava indipendenza, erano nerd più che mai e soprattutto sembrava si fossero spruzzati addosso qualche repellente scaccia ragazze.
All'improvviso qualcosa toccò la spalla di Derek. «Oh cazzo». Esclamò saltando dalla sedia, si girò era la mano di suo padre.
«Derek vado a letto, buona notte». Disse l'uomo anziano che indossava un pigiama corto di cotone.
«Ok pà, la prossima volta che mi vedi con le cuffie avvisa però. Mi hai fatto prendere un colpo».
«Non fare tardi, domani devi accompagnare tua madre a fare la visita, ricordi?». Rispose il padre ignorando la richiesta.
Derek annuì e riportò le sue attenzioni alla chat vocale con Danny.
«Ti spaventi per quel vecchietto di tuo padre? sei proprio un fifone».
«Ma smettila, torniamo a giocare piuttosto».
«Mi piacere, ma domani ho un esame importante frà».
«Che cosa?». Derek prese la sigaretta elettrica e iniziò a ricaricare il liquido. «Tu che dai un esame? è passato un anno dall'ultimo».
«Incrociamo le dita, ci becchiamo domani sera per la rivincita». Concluse Danny.
Derek lesse la scritta sul monitor: l'utente ha abbandonato questa conversazione.
«Figlio di...». Commentò, poi aprì la sua compilation preferita di musica, con il volume sparato al massimo, e sbuffò vapore verso l'alto. Vediamo un po' come mi posso divertire... Pensò mentre sfogliava alcuni siti d'incontri. Scrollò la rotella del mouse fino a scendere alla foto di una ragazza vestita da cosplay.
«Oh si, tu si che...», di nuovo qualcosa toccò la sua spalla, al tatto saltò dalla sedia e gridò: «Cazzo. Ti avevo detto di non farmi...». Si voltò lentamente, ma dietro di lui non c'era nessuno. La porta della camera era aperta, e il corridoio vuoto.
Derek guardò l'ora, le due e mezza. Forse per stasera potrei andare a letto presto.
Spense il computer, e si avvicinò alla finestra per chiuderla. Sul vetro vide una figura riflessa, si girò di scatto, anche sta volta non c'era nessuno. Che cavolo è stasera.
«Papà se questo è uno scherzo sappi che non è divertente». Disse senza alzare troppo la voce per paura di svegliare sua madre. Ma Derek sapeva che suo padre non era il tipo.
Si incamminò verso la camera dei genitori, dall'altra parte del corridoio, illuminando il pavimento con la luce dello smartphone.
Tranquillo Derek, non c'è nessuno, dobbiamo solo controllare. Pensò incoraggiando se stesso.
Alcuni rumori improvvisi provenivano dalla camera, Derek si bloccò, il sangue gli si congelò nelle vene. Iniziò ad indietreggiare, camminando all'indietro, passo dopo passo, finché non urtò con le spalle una superfice solida, era la porta d'ingresso. Provò ad aprirla in tutti i modi, ma non ci riuscì, qualcosa di pesante la bloccava dall'esterno. In preda al panico pensò di chiamare la polizia, digitò il numero e avviò la chiamata.
La luce si pensa e rimase completamente al buio. «Merda». Era scarico.
Soltanto una luce fioca proveniva dalla porta della camera dei suoi genitori.
Derek agguantò il primo oggetto alla sua portare, un vaso di porcellana, un regalo di sua zia per sua madre, proveniente dall'ultimo viaggio in Europa. «Perdonami mamma». Disse a bassa voce guardando il vaso, che impugnò come un'arma.
Ci mise molto più del dovuto per raggiungere la camera, e quando finalmente era davanti alla porta, la luce che ne scaturiva era del tutto sparita. Non restava che accendere il lampadario.
Poggiò la mano sul muro e avvertì una sostanza liquida e viscosa. Che cos'è? ah eccoti.
Derek accese la luce. L'urlo del ragazzo si sentì per tutto il vicinato.
Le parti erano ricoperte di sangue, le macchie formavano un messaggio:
Benvenuto Derek, ti stavamo aspettando.
Sei pronto a giocare?
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Dark Abyss
Horror1- Il giovane Derek passava le notti sveglio a giocare. 2- Il piccolo Johnny deve fare i conti con le sue paure. 3- Johnny è preoccupato per Elly e le invia un messaggio. 4- Johnny porta il mangiare ai suoi nuovi amici. 5 - Rita aspetta l'arrivo di...
