Fisso il contenuto della pentola bollire, inerme. Non riesco a muovere un muscolo. Mi sento come paralizzato. Il mio corpo è addormentato. La bocca dello stomaco si è chiusa e la nausea risale per l'esofago nel sentire l'odore del cibo. Sento un sapore amaro divamparsi dalle tonsille, appoggiandosi poi lungo la lingua. Le pareti piastrellate della cucina mi stanno facendo venire la claustrofobia.
"Tra quanto è pronto?" una voce mi risveglia dal mio stato di trance. La voce del mio ragazzo. Sempre squillante di gioia. Con una sola frase, riesce a tranquillizzare ogni tensione presente nel mio corpo.
"Due minuti!" gli urlo in risposta, alzando la mano tremante per spegnere il fornello. Per fortuna non si è bruciato nulla. Afferro i manici roventi con l'aiuto delle presine e faccio il mio ingresso in soggiorno, il sorriso brillante del moro ad accogliermi. Rassicurante come sempre. Con l'aiuto del mestolo, riempio il piatto di fronte a lui.
"Allora, com'è andata la tua giornata?" mi chiede, prendendo una cucchiaiata di zuppa piena di crostini. Si porta una mano alle labbra all'istante, iniziando a sventolarla, come a raffreddare il contenuto all'interno della sua bocca.
"Quante volte ti devo dire di non ingozzarti e di aspettare che si raffreddi?" lo riprendo come si fa con i bambini, rigirando il mio cucchiaio nel piatto ancora intatto.
"E io quante volte ti devo dire che devi mangiare?" i miei occhi slittano sulla sua figura. La sua domanda mi ha colto alla sprovvista, lasciandomi boccheggiante in ricerca di una risposta sensata. Il suo sguardo poteva penetrarmi nell'anima, scoperchiando tutte le mie insicurezze.
"Ti vedo dimagrito." inarca un sopracciglio, squadrandomi da capo a piedi.
"Mah, io mangio sempre uguale." cerco di lasciar sviare il discorso, prendendo un boccone di cibo. I suoi occhi bruciano ancora sulla mia pelle. Reprimo il senso di disgusto che sale in bocca, non appena la zuppa entra in contatto con le mie papille gustative. Sforzo un sorriso, invece, "Mhh mi è uscita proprio bene oggi!" esclamo, forse esasperando un po' troppo il finto entusiasmo. Lui non sembra per niente convinto, ma respira rumorosamente e riporta la sua completa attenzione al proprio piatto.
"Quindi?" ritorna a parlare qualche secondo dopo, prendendo un'altra cucchiaiata, con più attenzione questa volta. Ci metto un po' a rimettere insieme i pensieri e a ricordare la domanda iniziale.
"Ah sì, bene. Hyunjin oggi stava quasi per ribaltarsi nel portare delle bibite a dei clienti." una leggera risata lascia le mie labbra al ricordo, Chan mi guarda con un'espressione incredula.
"Come mai?"
"Un bambino ha deciso bene di mettersi a correre in mezzo alla sala, mentre lui passava." spiego, il viso arrabbiato del mio collega ancora fresco nel miei ricordi.
Poggio il gomito sul tavolo e la testa sul palmo della mano ad osservare il ragazzo di fronte a me. Il suo meraviglioso sorriso ad illuminargli il volto, mostrando la fossetta all'angolo della bocca. Adorabile.
"Che c'è?" mi chiede poi, notando il mio sguardo fisso su di lui.
"No niente, pensavo solo a quanto sei fortunato ad avermi nella tua vita." lo prendo in giro, con tono drammatico.
"Ma sei scemo?" mi risponde, scoppiando poi in una risata forte e contagiosa.
"Comunque hai ragione, sarei perso senza di te." confessa dopo essersi calmato, lasciandomi a bocca aperta. Non riesco a capire se c'è una nota di ironia nella frase, l'ha pronunciata con una fermezza assurda. Non che lui sia uno che si tiene i suoi sentimenti per sé, sia chiaro. È sempre stato propenso ad esternarli, il mio opposto. Solo che mi ha colto alla sprovvista.
Mi regala un altro sorriso, allungando la mano e poggiandola sul mio bicipite.
"Lo sai che io sono qui per te. Lo sarò sempre." comincia a parlare, sistemandosi meglio sulla seduta. "Non devi tenerti tutto dentro, lo so che per te è difficile, ma io non voglio che tu ti faccia del male. Solo questo." conclude, continuando ad accarezzare la mia pelle con il pollice. Tiro su col naso, asciugandomi velocemente una piccola lacrima sfuggita dai miei occhi.
"Lo so, Chan." rispondo semplicemente, sorridendogli grato. Sono anni che ci conosciamo e ancora mi chiedo come faccia a sopportare il mio carattere di merda.
I suoi occhi si spostano sul mio piatto ancora pieno, tornando su di me colmi di apprensione.
"Lo vuoi un gelato?" annuisco piano. Striscia leggermente con la sedia per potersi alzare, lasciandomi una dolce carezza sulla guancia, per poi portare entrambi i piatti con sé in cucina. Ricompare qualche istante dopo accanto a me, con le mani occupate da due coni alla vaniglia confezionati. Le sue dita snelle raggiungono delicatamente la linguetta di uno dei due, scartandolo rapidamente e mettendomelo sotto al naso, all'altezza della bocca. Afferro la cialda e inizio a mangiucchiare la crema fredda, mentre lui riprende posto sulla sua sedia, solo dopo avermi lasciato un piccolo bacio sulla nuca.
YOU ARE READING
who wants to live forever? | chanmin
Fanfiction" 𝙏𝙝𝙚𝙧𝙚'𝙨 𝙣𝙤 𝙘𝙝𝙖𝙣𝙘𝙚 𝙛𝙤𝙧 𝙪𝙨 𝙄𝙩'𝙨 𝙖𝙡𝙡 𝙙𝙚𝙘𝙞𝙙𝙚𝙙 𝙛𝙤𝙧 𝙪𝙨. " ★ TW : in questa storia sono trattati argomenti che potrebbero disturbare un pubblico particolarmente sensibile, se è il vostro caso, non leggete e passate...
