Notturnale #1

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Un vento freddo e spinoso si alza improvvisamente, prendendosi qualche boccata della mia sigaretta che continua a bruciare di rosso vivo sotto la sferzata. Rimangono ormai pochi tiri prima che la sua breve vita finisca.

Primo tiro.
L'ombra della statua di Shiva danzante è lì, immobile sugli Edifici 39 e 40, dipinta dai due fari che sembrano volerla incatenare non solo a quel piedistallo nel centro di Amaldi Square ma anche su quelle insipide pareti grigiastre, tra l'ostello e gli uffici, sulle quali la sua danza altro non è che una posa priva di vitalità. Tra l'ostello e gli uffici. Che curioso affiancamento.

Secondo tiro.
Dormire e lavorare sono due cose che qui non sembrano andare d'accordo: la ricerca, la dedizione, il sacrificio per il bene più alto. Per poi proporre dei workshop sulla salute mentale e come portare equilibrio tra lavoro e vita privata. Ma chi deve ragionare sull'equilibrio? Siamo noi il problema, incapaci di gestire le nostre vite?

Terzo tiro.
Una luce intensa nell'occhio sinistro: i fari delle ultime auto sfilano sulla strada nera e fitta. Tornano a casa. E io qui, per conto mio. Solo. Come sempre. Non che non sia piacevole: questi momenti di sprofondamento nei miei pensieri li apprezzo, son rari ormai. Eppure c'è sempre qualcosa più in fondo che si agita.
La luna questa sera non c'è. Probabilmente se ne sta nascosta tra le nuvole, mimetizzate a loro volta nella notte. Sembra tutto così vuoto e piatto.

Quarto tiro.
Una figura se ne sta al buio. Sembra fissarmi. Un brivido si arrampica sul mio corpo, ma si interrompe tra il petto e la testa: una ricercatrice sta uscendo dall'Edificio 40, dopo una lunga giornata di lavoro. Le si legge sul volto, appena viene illuminato dai lampioni giallastri, cupi. È una sensazione che conosco, un misto tra soddisfazione e rassegnazione, tra smarrimento e aver trovato il proprio posto nel mondo. Disorientamento e stanchezza.

Quinto tiro.
Eppure, qualcosa sembra ancora lì fermo, nell'oscurità, appena dopo i lampioni. Mi sembra ci sia meno luce rispetto a poco fa. Distolgo lo sguardo, mi concentro sul giardino. A volte ancora fatico a credere di essere in questo posto. Mi chiedo come io possa mai essere utile, se non per dare soldi alla mensa e alla tabaccheria. Oltre che a fissare la statua di Shiva, abbandonata a sé sotto gli occhi di tuttз. L'ho sempre trovato l'angolo più bello e affascinante, dalla prima volta che son venuto qui.

Sesto tiro.
Ancora sta lì. La figura nell'ombra non se ne va. Le occhiate sfuggevoli che lancio non sembrano avere effetto su di lei. Cosa vuole? Perché non torna a casa come tuttз lз altrз? Forse è un'altra persona solitaria, in un momento di raccoglimento?
Sembra essersi avvicinata. Le luci dei lampioni sono flebili ora. Intravedo dei riflessi dal buio, forse degli occhiali. Il risultato sono un paio di pallini bianchi che mi fissano dalle tenebre.

Settimo tiro.
La sigaretta è praticamente finita. E la figura non sembra abbandonarmi. Mi dirigo verso l'hotel. Le luci cominciano a tremare, così come la mano che regge la sigaretta. La figura si avvicina silenziosa, mentre lascia una moria di lampioni dietro sé. I passi lenti per il freddo.

Ottavo tiro.
Il buio. Ovunque intorno tutto scompare. Non esiste spazio, non esiste tempo. Esistono solo le sensazioni in questo momento. La luce rossa della sigaretta diventa sempre più debole mentre soffoca nell'aria fredda di febbraio.
Non c'è vento. È tutto fermo. Eppure, un soffio d'aria gelata sul collo. Un respiro spettrale è l'ultima cosa che sento.

NotturnaleWhere stories live. Discover now