Parte prima - I Sogni dell'Accademia 1.

17 2 3
                                        

-Lirio! Mia bellissima Lirio, che gioia vederti così viva in questo giorno speciale!-
Aggrappato al parapetto del primo anello della più famosa delle arene del continente occidentale, un ometto esile, vestito con abiti sgargianti, un fazzoletto di seta bianca al collo e con una vistosa cresta rossiccia sul capo accoglieva la folla che si riversava trepidante sugli spalti di basalto. Per l'occasione erano stati messi da parte gli stemmi delle più importanti famiglie residenti nel Distretto Nobiliare che normalmente decoravano le mura del campo di battaglia.
-Quest'oggi festeggiamo un nuovo Festival di Àmbar-. Seguirono delle grida entusiaste che scaldarono il cuore dell'annunciatore il quale riprese con maggior passione il discorso. -E quale giorno migliore per scegliere con la benedizione dei Nove Astri e del Gran Consiglio i prossimi cadetti per l'Accademia Peryton?-. Ci furono altre ovazioni.
Tra la folle alcune donne stringevano con forza le mani dei propri mariti, vittime dell'ansia di dover vedere i propri figli battersi nell'arena per quel titolo. Non esisteva infatti nessuno, bambino, uomo o vecchio che fosse, nella capitale come nelle province, che non ammirasse i Cavalieri del Consiglio, famosi in tutto il mondo per la loro forza e lealtà a queste terre e il primo passo per ricevere un titolo tanto ambito era essere ammessi all'accademia, proprio nel giorno del Festival di Àmbar.
Persino dagli anelli più alti ed esterni dell'Arena era possibile sentire il caos gioioso della folla fuori i cancelli che non era riuscita a prendere posto all'interno e che si sarebbe accontentata della cronaca passionale di Quintana: Matador, come veniva chiamato, l'annunciatore proveniente dalle Isole Sospese del sud. L'inizio ufficiale dell'evento venne annunciato da alcuni boati sordi provenienti da ciascun Distretto di Lirio, liberando nell'aria sottili nuvole rossastre felicemente additate dai bambini e che spargeva sulla capitale un delicato odore di rose.
Alle spalle di Quintana, su eleganti seggi in pietra sul cui schienale era incisa l'immagine a mezzo busto di un cervo incorniciato da dei gigli di madreperla cominciarono a prendere posto i membri del Gran Consiglio di Lirio; allo stesso modo, nei corridoi che corrono sotto l'arena i partecipanti vennero accompagnati dai gladiatori alle rispettive celle dall'aria spartana che affacciavano sull'arena vera e propria.
Molti di quei ragazzi erano già stati almeno una volta su quei gradoni di basalto per incitare a gran voce i propri beniamini: le Stelle dell'Arena come venivano chiamati i gladiatori, ma ora che erano loro a doversi esibire si sentivano sopraffatti, schiacciati dalle grida e dai cori provenienti dagli spalti, carichi di ben cinquantamila persone. Ognuno di loro, attraverso la pesante grata in metallo, poteva osservare solo una minima parte degli anelli e solo un terzo del campo di battaglia: un'area ovale ricoperta di fine sabbia giallastra e nessun altro elemento naturale o artificiale. Solo la loro abilità li avrebbe salvati.

L'eredità di Ramon EsparverMga kuwentong kahuhumalingan mo. Tumuklas ngayon