La chiamata Aydan arrivò la mattina presto, tre settimane dopo la scomparsa dell'aereo dove viaggiava Serkan. La suoneria del telefono di Eda rimbombava tra le mura della casa che fino a poco tempo prima era la loro casa. Era rimasto tutto come prima: gli stessi mobili, la stessa tappezzeria, gli stessi piatti e le stesse tazze. Eda però non era la stessa di sempre.
Il suo telefono continuava a squillare ormai da qualche minuto. Era seduta per terra con la testa appoggiata al muro del bagno sperando che la sensazione di nausea svanisse al più presto. Le girava talmente tanto la testa che la sola idea di alzarsi per rispondere al telefono la facevano stare ancora più male. Sapeva di aspettare un bambino. Ne era sicura. Eppure, non riusciva ancora a fare quel test di gravidanza che si portava in borsa da almeno una settimana. Le pesava come un macigno ma l'idea di scoprire di essere incinta e non avere Serkan accanto a lei, per qualche ragione, la devastava.
Nel frattempo, il telefono aveva smesso di squillare. Erano passati poco più di cinque minuti quando Eda, ormai con qualche forza in più, si trascinò verso la sua camera da letto. Si sedette sul bordo del letto ed inspirò cercando di calmare la nausea che ancora non la abbandonava.
Il suo cellulare si illuminò di nuovo. Questa volta un messaggio di Engin:
"Eda hanno trovato Serkan. Chiamami appena puoi"
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Quando Engin arrivò a casa di Eda aveva già una valigia con sé e due biglietti aerei per la Slovenia. Aydan era stata la prima a ricevere la chiamata dall'ospedale dove era ricoverato Serkan. Le avevano spiegato che suo figlio si era appena svegliato dopo due settimane e che era stato lui stesso a fornire il numero di telefono di sua madre ai medici. Aydan tremava mentre ascoltava le parole dei dottori che, con un inglese incerto, cercavano di spiegarle che Serkan stava bene e che poteva essere trasferito ad Istanbul e continuare la sua terapia da casa. La prima persona che Aydan aveva cercato di chiamare era stata Eda. Aveva provato più e più volte ma il suo telefono squillava a vuoto. Per questo, con le mani ancora tremanti aveva cercato il numero di Engin tra la lista dei contatti e lo aveva avvertito della situazione cercando di rimanere tranquilla e non dimenticare dei dettagli importanti. Qualcuno, doveva andare in Slovenia a prendere Serkan e riportarlo lì.
"Eda!?"
Aveva chiamato Engin dalla porta. Stranamente, dopo aver suonato il campanello, aveva trovato la porta aperta ma senza vedere nessuno.
"Eda?"
Non ricevendo una risposta Engin si diresse verso la cucina e trovò Eda appoggiata alla porta del bagno così pallida come non l'aveva mai vista.
"Eda? Che succede?"
Le aveva chiesto, prima che lei svenisse tra le sue braccia. Engin cercò di svegliarla ma capì che non si trattata di uno dei suoi attacchi di sonno quando vide che Eda non reagiva. Engin era preoccupato per lei, sia lui che Pyril la vedevano ogni giorno sempre più stanca. Era come se Eda non fosse più se stessa, come se stesse vivendo per inerzia senza davvero rendersi conto del mondo che la circondava. Da quando Serkan era sparito nel nulla, poche settimane prima, la luce degli occhi di Eda si era spenta. Mangiava poco, usciva poco e piangeva molto. Spesso si nascondeva in un angolino dello studio di Serkan al piano di sopra, così che nessuno potesse vederla. Un giorno Leyla l'aveva trovata lì rannicchiata in un angolo con il viso completamente ricoperto di lacrime e lo sguardo assente. Vuoto.
Engin prese Eda tra le sue braccia e la caricò in macchina il più in fretta possibile. Date le sue condizioni nei giorni precedenti voleva assicurarsi che non le fosse successo niente di grave.
Quando arrivarono in ospedale, Pyril li aspettava lì con Melo e Ayfer. Eda fu portata via da alcuni infermieri che promisero di tornare con degli aggiornamenti il prima possibile.
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Ricordami
FanfictionQuesta storia segue (parzialmente) la storyline della perdita di memoria di Serkan. Diversamente dalla serie, Serkan non chiamerà mai Selin dalla Slovenia e Serkan ed Eda saranno già sposati. Credo che questa storia avrà due o tre parti, non sono an...
