È solo una follia

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"Fa piano Chicca!" Esclama Manuel, vedendo l'amica cambiare posizione sul divano con il piccolo Michele tra le braccia.

"Manuel, mi sono mossa n'attimo. Nun gli succede nulla te o giuro. E poi so' la madre. Potrei mai fargli del male?" Ribatte lei alzando un sopracciglio.

Manuel scuote in fretta la testa, i ricci disordinati da tutte le parti. "N'è questo. È che è un bambino. Piccolo. E può farsi male in qualunque momento" 

"Anche solo se sua mamma lo tiene in braccio?" Chiede Simone apparendo dalla cucina con tre tazze di the tra le mani.

Manuel sbuffa. "Te dovresti sta dalla parte mia" commenta risedendosi sul divano angolare.

Il compagno scuote la testa, porgendo prima la tazza all'ospite, poi a lui. "Non è questione da che parte sto. Sei tu che sei un gran rompicaz-"

"A' Simò! Niente parolacce davanti al bambino" Lo interrompe lui, di nuovo allarmato.

Chicca alza gli occhi al cielo. "Appunto. Mannaggia a te Simò. Come fai a sopportarlo o' sai solo te"

Simone sorride, alzando gli occhi dalla tazza del the e incrocia lo sguardo di Manuel, che dopo anni, ancora continua a guardarlo da sotto quei riccioli chiari e scomposti. Sa che spesso se lo chiede anche lui. Come fai a sopportarmi Simò?

Ma Simone non riesce mai a rispondere. Come potrebbe d'altronde?
Come si fa a giustificare il fatto che averlo vicino sia più forte di una qualunque emozione abbia mai provato prima?
Come potrebbe giustificare, o anche solo tentare di spiegare cosa prova quando torna a casa e sente che Manuel è lì che lo aspetta, o la sensazione di gioia che ha quando lo bacia prima di andare via la mattina, o quanto semplicemente ama sentirlo ridere per una qualunque cosa?

Simone non risponde, perché ci sarebbe troppo da dire. Ma non dice mai niente, perché sarebbe troppo facile, e troppo dolce. E lui è Simone Balestra, e i momenti di dolcezza così dal nulla sono fuori discussione.

Così prende un sorso del suo the e, appena deglutisce dice: "In effetti dopo quasi dieci anni il contratto dovrebbe essere scaduto" poi si gira verso Manuel:"Quand'è che sloggi?"

Chicca ride, guardando gli sguardi che i due si tirano, Manuel invece, posa la sua tazza sul tavolino da caffè, e si avvicina al ragazzo, squadrandolo minaccioso e appoggia le mani sui rispettivi braccioli dove Simone è seduto, poi si avvicina al suo orecchio e gli sussurra qualcosa, mentre il suo respiro caldo sul collo lo fa deglutire.

Chicca non si avvicina per sentire cosa gli sta dicendo, ne pensa di doversi imbarazzare per una tale situazione. Si limita a tirare un sospiro. "Ve lascio soli?" Chiede ironica -o forse no-.

Manuel si allontana dal viso del marito  con un ghigno soddisfatto, e si accomoda accanto a lei sul divano.

Simone fa lo stesso dall'altro lato."È il mio turno Chi", dice strofinandosi le mani.

L'amica sorride, passandogli delicatamente il bambino, ancora addormentato.
Simone sistema il piccolo sul braccio, tenendogli delicatamente la piccola testa coperta da un cappellino verde scuro e le sue labbra si piegano all'insù, serene.

Manuel lo osserva. La sua abitudine preferita, d'altronde.

Simone è cambiato. Ha i capelli più lunghi e ricci, la pelle meno pallida e il viso meno teso come quando erano al liceo. I muscoli ci sono ancora, anche se non pratica rugby da un pezzo, ma sono meno adolescenziali e "in crescita", bensì più stabilizzati e "da uomo". Ogni tanto deve portare gli occhiali, anche se non li sopporta, poiché dice che lo fanno troppo identico a suo padre, ma Manuel ride e si premura spesso di dirgli quanto lo adora quando li ha.
I vestiti da perfettone sono rimasti, ma quelle stupide camice lo fanno ancora più bello, è un dato di fatto.
Ah ed è più alto, mortacci sua.

È solo una folliaHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora