DEPRESSIONE

14 1 0
                                        

Sono solo.
Per quanto mi sforzi non riesco a provare più nulla.
Mia madre era il mio unico riferimento, ma la vita ha deciso di portarmela via.
Era una delle sere in cui lei avrebbe dovuto riaccompagnarmi a casa di mio padre, dopo aver cenato insieme.
Non ci eravamo detti quasi nulla, io volevo parlarle di moltissime cose, ma alla fine stavo solo zitto.
Durante il tragitto un tir ha perso il controllo e mia madre per evitarlo è andata ad alta velocità a sbattere contro il guard rail.
Sono svenuto per qualche minuto, e quando ho alzato la testa dall’airbag ho sentito l’anima lasciare il mio corpo e il panico crescere dentro di me.
L'airbag di mia madre non si era aperto, e senza entrare nei dettagli, lei era esanime con il  viso sul volante, io ho provato a scuoterla, l’ho chiamata con tutte le forze che avevo, ma in quel momento mi sono reso conto che fosse tutto inutile.
Io sono inutile.
Sono solo un guscio di carne vuoto, sono allo stremo di un oggetto, mi nutro solo il necessario per non morire, non ho nemmeno appetito, ho perso molti kg nell’ultimo periodo, ormai neanche le sigarette mi danno più un cenno di sollievo, fumo solo per colmare l’astinenza e per non impazzire.
Ma dubito che ci riuscirei in ogni caso, visto che ormai per me tutto è solo un flusso unico di cose passeggere, completamente identiche e grigie, io vedo tutto grigio, come se avessi un filtro davanti alle pupille, come se i colori fossero stati risucchiati dal mio mondo, nemmeno uscire all’aperto sortisce alcun effetto, l’aria che respiro è pesante, malata e opprimente, i prati verdi sono per me una distesa arida di un giallo scuro, morto, dove la luce non arriva, ma più di ogni altra cosa è il cielo che sembra volermi uccidere, l’azzurro lucente che ricordavo è ormai un blu tendente al grigio che sembra minacciarmi quando lo guardo, perciò ho smesso completamente di uscire.
In casa mi sento un prigioniero, alla caviglia ho legata la mia palla di ferro da 10 kg composta dalla paura, dalla frustrazione e dalla tristezza, mi sento schiacciato da tutto questo.
I vestiti che ho addosso sono sempre uguali, monocromatici anche se li cambio, cosi ho smesso di cambiarmi e automaticamente di lavarmi, sento sempre freddo anche sotto le coperte, l’idea di fare una doccia e di spogliarmi mi fa repulsione, come il mio corpo stesso, non ho più alcuna pulsione sessuale, anche solo immaginare una scena a sfondo sessuale mi fa venire il vomito, per me masturbarmi è impossibile, come è impossibile guardare il mio corpo nudo, mi faccio schifo, sono un cadavere che cammina, la mia pelle è bianca, sono magrissimo, ho peli incolti quasi ovunque, i miei capelli sono sporchi, sudati e senza una forma precisa ne tantomeno un taglio, la barba è cresciuta in tutta la faccia e il collo, mi prude molto e perciò mi gratto spesso e con molto vigore, motivo per cui ho arrossamenti vari e parti del collo scorticate che non fanno altro che aumentare il prurito.
Dormire è ormai il mio unico sollievo, dormo 10 ore al giorno, non sogno quasi mai ma, ho sempre la speranza di non dovermi mai più svegliare, quando mi stendo sul letto mi sento come inghiottito, le travi si sfondano e il materasso si ripiega su se stesso con me dentro, poi mi sveglio, è uno dei miei sogni ricorrenti, forse l’unico che faccio, non saprei, non ci faccio caso visto che passo tutto il giorno in camera mia cercando di ammazzare il tempo, sempre con la solita musica nelle cuffie, tutto il giorno, anche mentre dormo, non posso stare senza, il cavo degli auricolari è per me come una flebo, senza morirei sicuramente, io lo so, lo so perché mi conosco e conosco ciò che mi circonda, la familiarità della mia stanza è altresì la mia galera, la finestra ha le sbarre, la luce non punta nemmeno se alzo la tapparella, sento le pareti che mi si stringono attorno sempre di più ogni giorno che passa, la puzza di fumo, aria viziata, sudore e la polvere accumulata mi soffocano letteralmente, il tabacco è sparso per la stanza insieme alla cenere, alle carte degli snack, le lattine di birra vuote sotto il letto, i piatti e le posate sporche sul comodino, i cestini pieni dove la spazzatura ormai cade a terra, le cianfrusaglie accumulate che lasciano a malapena lo spazio per camminare, scatoloni pieni di libri vecchi risalenti alle scuole medie che attendono di essere buttati, i vestiti sulla sedia che non metto più, la scrivania sporca, in completo disordine, piena di cose inutili che dovrebbero essere solo buttate, le tende della finestra ingiallite, il vetro di quest’ultima macchiato tanto da sfocare la vista esterna e lo stesso muro, colorato di un blu marcio, sembra trasudare qualcosa, ma io non so cosa sia.
Io non so niente, non sono niente, io non sono nessuno, non ho un Io, non più, semplicemente possiamo dire che “non sono”.

You've reached the end of published parts.

⏰ Last updated: Dec 29, 2020 ⏰

Add this story to your Library to get notified about new parts!

DepressioneWhere stories live. Discover now