16. Un guscio vuoto

1 1 0
                                    

Spartakan ancora non era riuscito a capire se si trovava in un singolo enorme palazzo, o piuttosto in una strana città piena di strade coperte. Normalmente il dubbio non l'avrebbe impensierito particolarmente, ma in quei giorni non aveva molto altro da fare se non rimuginare sull'architettura di quel luogo o sulla notte perenne che lo caratterizzava. Era anche per questo motivo se aveva accolto con grande entusiasmo la convocazione da parte degli dei.

Uno dei pallidi abitanti del luogo lo guidò a destinazione, ma si congedò prima di aprire la porta che conduceva alle stanze delle divinità, lasciando a Spartakan l'onore di bussare.

«Vieni avanti, nostro Campione.»

L'orco aprì i battenti, trovando dall'altra parte un ambiente dall'illuminazione naturale, in netto contrasto con il buio da cui era arrivato. Di sicuro era merito di Huitzilopochtli, pensò Spartakan.

Il rosso si inginocchiò. «Mi avete fatto chiamare?»

«Preparati a partire, nostro Campione» gli disse lo stesso dio del sole. «Presto lasceremo questo luogo.»

«Ai vostri ordini, divino Huitzilopochtli.»

«Puoi andare» lo congedò il dio dalle piume verdi.

Spartakan rimase in ginocchio. Aveva molte domande, molte delle quali non appropriate al suo ruolo di Campione. Tuttavia forse ce n'era qualcuna che non avrebbero fatto adirare gli dei.

«C'è qualcos'altro?» gli domandò Nergal.

«Se posso permettermi, vi sarei immensamente grato se poteste dirmi se le altre persone a cui avete concesso le vostre benedizioni verranno con noi.» Era stato abbastanza umile nella sua richiesta? Beh, ormai aveva parlato, quindi poteva solo sperare nella clemenza degli dei.

«No, i Pilastri rimarranno qui» affermò Horus. «Una volta ritirati gli esoscheletri giganti, non avremo più bisogno di loro.»

Spartakan tenne lo sguardo basso. «Perdonatemi, ma non capisco. Che ne sarà di loro?»

«La cosa non ti riguarda» tagliò corto Tezcatlipoca. «Ti basti sapere che abbiamo tutto ciò che ci serve per riprenderci Raémia una volta per tutte. Giustizieremo gli usurpatori, ci sbarazzeremo di chi li ha sostenuti, e alla fine ripristineremo il giusto ordine delle cose. La nuova Utopia cadrà, come già successo in passato, e alla fine saremo di nuovo noi a controllare il destino del mondo.»

«Certo, divino Tezcatlipoca. Vi prego di perdonare la mia impudenza.»

«Ora vai, Campione» gli ordinò il dio della notte. «Ti abbiamo concesso un grande potere, ma ricorda che così come te l'abbiamo dato, possiamo togliertelo. Noi sappiamo ciò che è meglio per tutti, quindi liberati dei tuoi dubbi, e rendi onore alla nostra benevolenza.»

«Certo, divino Tezcatlipoca. Vi sarò sempre leale e riconoscente, avete la mia parola.»

Si alzò tenendo il capo chino, quindi indietreggiò fino a uscire dalla stanza. Anche quando il portone si richiuse e la penombra lo avvolse, mantenne lo sguardo basso. Ma non per riverenza, bensì perché era totalmente assorto nelle sue riflessioni.

Le parole gli erano uscite spontanee, ma davvero pensava ciò che aveva detto?


L'Eredità degli AstraliDove le storie prendono vita. Scoprilo ora