Inside our souls

Hycesia tarafından

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Siamo persone, abbiamo modi di comportarci e di sbagliare molto simili tra loro. Solo le nostre anime hanno q... Daha Fazla

Prologo
Spazio Autrice
Capitolo 1 ~ Nora
Capitolo 2 ~ Nora
Capitolo 3 ~ Davis
Capitolo 4 ~ Nora
Capitolo 5 ~ Roy
Capitolo 6 ~ Nora
Capitolo 7 ~ Davis
Capitolo 8 ~ Nora
Capitolo 9 ~ Roy
Capitolo 10 ~ Nora ~ Giorno 1
Capitolo 11 ~ Davis ~ Giorno 1
Capitolo 12 ~ Roy
Capitolo 13 ~ Nora ~ Giorno 2
Capitolo 14 ~ Davis ~ Giorno 3
Capitolo 15 ~ Roy
Capitolo 16 ~ Nora ~ Giorno 4
Capitolo 17 ~ Davis ~ Giorno 4
Avviso
Capitolo 18 ~ Roy
Capitolo 19 ~ Nora ~ Giorno 5
Capitolo 20 ~ Davis ~ Giorno 5
Capitolo 21 ~ Nora ~ Giorno 6
Capitolo 22 ~ Davis ~ Giorno 6
Capitolo 23 ~ Nora ~ Giorno 7
Capitolo 24 ~ Roy
Capitolo 25 ~ Davis ~ Giorno 8
Capitolo 26 ~ Nora~ Giorno 9
Capitolo 27 ~ Davis ~ Giorno 9
Capitolo 28 ~ Roy
Capitolo 29 ~ Nora ~ Giorno 10
Capitolo 30 ~ Davis ~ Giorno 11
31 ~ Nora ~ Giorno 11
32 ~ Davis ~ Giorno 12
33 ~ Nora ~ Giorno 13
34 ~ Davis ~ Giorno 14
35 ~ Nora ~ Giorno 14
36 ~ Davis ~ +1
37 ~ Nora ~ + 2
38 ~ + 7
39 ~ Nora ~ + 10
40 ~ + 17
42 ~ Nora ~ + 23
43 ~ Davis ~ + 24
44 ~ Nora ~ + 44
45 ~ + 64
46 ~ + 68
47 ~ Nora ~ + 100
48 ~ Nora
49 ~ Davis ~ + 101
50 ~ Nora ~ + 102
51 ~ Davis ~ + 90
52 ~ Nora ~ + 103
53 ~ Davis ~ + 108
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Hycesia tarafından

Davis

«Questa è casa tua?»  Nora si guarda intorno come una bambina curiosa. Passa in rassegna tutte le stanze con un'espressione meravigliata sul viso.

«Wow, quanti piatti sporchi.» dice passando dalla cucina.

«Non ho avuto tempo.» alzo gli occhi al cielo e lei sorride. In effetti avrei potuto sistemare prima che arrivasse.

«Ti mancavano i miei rimproveri?» Si avvicina e mi cinge la vita con le braccia.

«Per nulla.»

Subito dopo si rattrista e io so bene a cosa sta pensando. «Come la mettiamo con i tuoi genitori?»

«Capiranno.» si limita a dire.

«Forse tuo padre.»

Alza gli occhi sui miei e mi guarda seria. «Non mi importa, voglio vivere la mia vita senza pensare più agli altri o chiedermi il perché di qualcosa.»

Rifletto e vado a sedermi sul divano.

«Come mai questo cambiamento drastico?»

Nora mi rivolge un sorriso.  «Perchè ho ottenuto la risposta che mi serve.»

Ho già intuito a cosa si riferisce ma voglio sentirglielo dire.  «Cioè?»

Sorride.

Mi alzo e le accarezzo la guancia.

«Io credo nel destino. C'è un motivo se ci siamo incontrati e l'ho capito solo quando siamo stati lontani. Questo mi basta. Ecco perché ti ho aiutato: è successo tutto così assurdo e qualcosa mi diceva che dovevo farlo per una ragione. E quella ragione ha portato a questo.»
Mi bacia e sento le sue labbra morbide contro le mie. Sono sorpreso dalle sue parole, non era mai stata così aperta nel parlare dei suoi sentimenti. La abbraccio e respiro il suo profumo. Anch'io ho capito molte cose da quando me ne sono andato, ma preferisco non dirglielo.

«Quindi hai chiuso con il caso?»

Nora annuisce. Bene, così potrò investigare da solo. Si accomoda accanto a me e guarda l'albero di Natale di fronte. «Quello non lo avevo visto!» esclama sorridente. Si alza di nuovo e va a ispezionarlo. Con il lavoro in biblioteca posso permettermi molto di più, infatti ho comprato anche un mobiletto per l'ingresso e un attaccapanni.

«Mi piace qui.» proferisce facendo dondolare un bastoncino di zucchero finto. «È piccolo ma  non ci serve altro. Dico bene?»

«Prima o poi riusciremo a trovare qualcosa di più confortevole.»

Viene a darmi un bacio sulla guancia. «Non serve.» sorride e io accendo la tv.

«Aspetta, me lo ricordo quel film, Miracolo nella trentaquattresima strada! Lo amavo da bambina.»

Scuoto la testa incredulo mentre lei è ipnotizzata da quelle immagini. Mi alzo e mi avvicino allo stipite in cucina per cercare qualcosa da mangiare. Pensandoci potrei riscaldare le braciole ripiene di formaggio che avevo lasciato nel frigo.

Metto sul fuoco a soffriggere anche dei popcorn e prendo alcuni piatti rossi decorati dal pensile. Nora sarà felice di vederli, li ho comprati inconsciamente ma alla fine ho bene.

La guardo togliersi le scarpe e avvolgersi nel plaid e mi rendo conto che non ho mai provato una sensazione così strana in vita mia. Non sono più solo e non desidero altro.
Non è servito a nulla comprare tutti questi oggetti perchè era lei ciò che serviva a riempire questo appartamento piccolo e vuoto, come il mio cuore.

E così, sono davvero capace di amare?

Aspetto che i pop corn inizino a scoppiettare e poi li verso in una ciotola. Li porto sul tavolino di fronte al divano mentre aspetto che la carne sia pronta.

«Guarda, Santa Claus.» indica davanti a sé.

Alzo gli occhi al cielo. «Non sei un po' troppo grande?»

«No.» dice fiera di sé. «Non ho ancora trent'anni.»

Lo ha detto di proposito, perciò fingo di offendermi. «Be' grazie. Ma nemmeno io.»

Mi butta le braccia al collo schiacciandomi. «Scherzavo.»

«La cena.» rido. È così felice, mi dispiace se ripenso a come l'ho ferita. Mi alzo e impiatto tutto, poi torno accanto a lei e le porgo una porzione.

Mangiamo in silenzio ascoltando le colonne sonore natalizie trasmesse anche se io presto più attenzione alla sua presenza che ad altro.

«Davis, però te lo devo chiedere.» dice improvvisamente. I miei occhi si spostano sul quaderno buttato sulla poltrona e capisco tutto. Non ho pensato a metterlo via. Deglutisco a fatica e mi preparo a ciò che starà per dire.

«Ho letto alcune pagine, lo ammetto.»

Che cosa ha capito? Mi sento sbiancare.

«Perché avete litigato?»

«Abbiamo?» domando confuso.

«Si, tu e Joanna.»

Resto basito. «Ma cosa dici?»

«Lo hai scritto tu...» ora non è più sicura di quello che dice.

Faccio un respiro profondo. Per fortuna non ha capito nulla. «Ah, si.» tossisco. «Non sono stato io.»

«Impossibile. I tulipani rossi, ti riferivi al colore dei capelli.»

Metto una mano sulla sua e cerco le parole adatte per confessare. «Quel diario è...» mi guarda in attesa di una risposta. «Dev'essere del ragazzo che è in coma, l'ho trovato a casa tua. Mi dispiace, so che dovevamo collaborare ma questa situazione ti stava dando alla testa così te l'ho tenuto nascosto.» mi affretto a dire e aspetto una reazione.

Sbatte gli occhi incredula e per un attimo temo stia per sbranarmi, invece scoppia a ridere. «E io che mi ero fatta un sacco di film mentali.»

Non so se ridere con lei o scappare dalla finestra per via del suo comportamento insolito, nel dubbio resto serio. «Non ce l'hai con me quindi?»

«Si, ovvio che ce l'ho con te. Ma sono sollevata che non sia il tuo diario.»

«Questo non toglie che tu pensavi di si e lo hai letto, dovrei essere io quello arrabbiato.»

«Ma smettila.» mi tira una gomitata ma entrambi sobbalziamo allo squillo di un telefono. Nora inizia a frugare nella sua borsa e mi lancia un'occhiata preoccupata.

«Pronto?»

Sento la voce acuta di sua madre risuonare dall'altro capo della linea.

«No, mamma... stasera non torno, mi dispiace lasciarvi da soli ma...» si interrompe perché probabilmente le sta urlando contro. «Lo so che ci sono Margaret e gli altri ma vi divertirete anche senza di me.» dice calma. «Che importa? È la mia vita. Ci vediamo domani, scusa.» e riattacca.

Ha davvero messo me prima della sua famiglia? E io che non ho mai pensato a lei prima degli altri. «Tutto bene?»

Sbuffa. «Mia madre ha capito tutto, sappi che ti odia.» cerca di buttarla sul positivo.

Faccio un sorriso forzato. «Si, questo lo sapevo già.»

Nora mi guarda afflitta ma non dice altro. Si siede nuovamente accanto a me. «Preferisco attendere il Natale con te.» dice accovacciandosi sulla mia spalla.

«Non ti dispiace perderti il cenone?»

«Certo. Sono vent'anni di fila che festeggio con loro e sopporto domande dai miei parenti come: "dov'è il tuo fidanzato?" Almeno quest'anno sono giustificata.»

Mi sorride. Adesso capisco che diceva nel vero senso della parola perché mi osserva in un modo diverso.

«Ma quest'anno non c'è nessun parente, che io sappia."

«No, infatti." Fa lei.

Schiaccio off sul telecomando, la stanza ora è illuminata solo dalle luci a led che si accendono e si spengono a ritmo. Nora si avvicina e sale a cavalcioni su di me. Tengo gli occhi fissi nei suoi e sto attento a ogni suo movimento per non fraintendere, ma i fatti parlano da soli. Lei mi desidera quanto io desidero lei.

La bacio sul collo e sento la sua mano stringere la mia maglia, poi scendo sulla clavicola usando anche la lingua. Continuo così per qualche minuto finché lei non si lamenta.

«Vuoi smetterla? È terribile essere struzzicati così.»

Mostro un ghigno e con un movimento rapido le tolgo il maglione di dosso. Resto interdetto davanti al suo completino in pizzo da elfo.

«Non fare quella faccia, è stupendo!» esclama.

Scuoto la testa ridendo e le sbottono il reggiseno. Ho desiderato questo momento per tanto tempo che ora mi sembra surreale. Armeggia con la cintura dei miei pantaloni fino a sbottonarli del tutto e delicatamente la faccio sdraiare riempiendola di baci sulla pancia e sull'inguine. Premo il mio corpo sul suo e la guardo negli occhi.

E' tranquilla, si fida di me. Insiste e mi tira a sè.

Un misto di emozioni mi travolgono, e non so perché mi sembra che sia la prima volta e non la millesima.
Forse perché fin ora è stato solo sesso, e adesso capisco che amo questa ragazza.

Ride, è felice e anch'io lo sono. «Chi lo avrebbe immaginato.» sussurro nel suo orecchio.

«Tu si, probabilmente.»

Scuoto la testa. La bacio sulle labbra e sento la sua lingua calda avvolgersi alla mia, le sue unghie nella schiena, il suo seno contro il mio petto. Nemmeno questo momento riesce a placare la fame di sentirla vicino, il massimo.

«Come potrai mai bastarmi?»

«Non voglio bastarti.» sussurra talmente piano che quasi non la sento. Mi stringe di più, il suo fiato è caldo sul mio collo e il nostro sudore si mescola.

«Nora, devo...»

«No. Non allontanarti.»

So che dovrei ribattere, ma il piacere è così forte che non ci riesco.
E così resto dentro di lei, immerso in una sensazione nel limbo tra paradiso e inferno.

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