tutte le giornate sono uguali, dello stesso valore e dello stesso colore, un grigio spento e monotono. tutto quello che dobbiamo fare è continuare a ripetere queste giornate fino alla nostra fine di cui solo dio conosce il giorno, non è scritto da nessuna parte che tutti debbano vivere la propria vita a pieno, fino alla fine delle nostre forze. ma perché le persone che la vivono veramente in tutti i suoi colori, devono finire prima il loro viaggio? perché persone come me, che non ne trovano un motivo valido, sono ancora qui? sono fuori posto probabilmente, e allora dovrei essere?
tragica come cosa vero? quale ragazza di 16 anni penserebbe a una cosa del genere, vi starete chiedendo. uno studio dice che le persone che hanno traumi infantili o che hanno avuto la "vita difficile" hanno due distinzioni, quelli che feriscono gli altri per provare a trovare conforto nel vedere una persona stare come loro e quelli che invece trattengono tutta la rabbia, la tristezza e la delusione. la cosa che hanno in comune però, è il "perdere sé stessi" e di conseguenza, sentire quel dolore che ti imprigiona il cuore in una pressa, stringendolo così forte che a momenti ti manca il respiro, il dolore diventa così forte che smetti di sentire gli altri sentimenti.
però partiamo dalle cose un po' più formali e meno complicate... piacere carissimi, mi chiamo melanie e ho 16 anni. abito in una cittadina della california da un anno. quello che avete appena letto, è un estratto del mio quaderno, nel quale ci esprimo i miei pensieri da pazza che nessuno ascolterebbe.
a scuola non sono mai stata considerata, sono entrata in prima superiore e non mi conosceva nessuno. purtroppo l'anno scorso ho dovuto ripetere la prima e non ho mai parlato con nessuno, tranne coi professori. ma andiamo un passo alla volta.
"è finita l'estate e si torna a scuola oggi. vai melanie, esprimi la tua felicità!!" come se ne fossi in grado.
ho fatto tutto, almeno credo, sono pronta per andare. saluto i miei tutori e parto.
a piedi per arrivare alla mia scuola ci vogliono almeno 20 minuti, in autobus almeno la metà, però ci sono troppe persone in quell'autobus, e camminare è l'opzione meno peggio.
eccomi davanti a scuola, voglio andarmene.
lì sulla destra ci sono i soliti tre bulletti che ridono di me, mentre davanti a me, un gruppetto di ragazze che mi trovo ovunque. che fastidio.
supero tutti ed entro a scuola, tutta questa gente mi fa mancare l'aria. appena entrata in classe mi metto in un banco singolo in fondo alla classe, neutra come piace a me.
prima ora scienze umane. perché ho scelto una scuola dove si studiano le persone? non lo so, io odio le persone. odiare è un sentimento molto forte, più che altro mi stanno indifferenti.
prendo fuori il mio quaderno e inizio a disegnarci qualcosa con la penna. disegnare è l'unica cosa che mi piace fare, dove non c'è nessuno che compete. questo argomento intanto l'ho già capito.
<melanie, visto che sei così occupata a prendere appunti, spiega lo stile educativo autorevole e la differenza con quello autoritario> alzo gli occhi al cielo e chiudo il quaderno. odio questi momenti dove devo parlare davanti ad altri.
inizio a spiegare molto velocemente, senza guardare in faccia nessuno.
<bravissima! continuiamo pure>
che idiozia, i miei genitori mi hanno sempre trattato come una persona normale, mica in stile autoritario, autorevole e altre cose varie. e questo non dipende il mio modo di essere.
passate le 5 ore, esco dalla classe aspettando che la classe si svuoti. faccio sempre così, così non incontro persone.
uscita da scuola, delle braccia mi spingono facendomi cadere in avanti. ah, non l'ho detto! sono spesso presa di mira a scuola da questi ragazzini, non mi erano mancati sinceramente. non oppongo nemmeno resistenza, a mala pena sento il dolore che mi infliggono. quindi non ne parlo.
mi continuano a ripetere che sono una noia e che dovrei avere una reazione e che sto solo fingendo. quanti anni dovete avere per pensare una cosa del genere. perché pensare che il mondo sia solo grigio, se non per questo?
<SMETTETELA> urla una voce. nel momento subito dopo quello mi stacca da quello sfigato del mio bullo che scappa via insieme ai suoi fedeli polli. non lo sto guardando, non guardo in faccia qualcuno da moooolto tempo. non mi sento a mio agio.
<tu stai bene?> mi viene a chiedere quella persona. annuisco continuando a guardare per terra con la mia solita faccia impassibile.
<guardami in faccia almeno> mi alza il viso e i miei occhi finiscono per guardare i suoi.
non conosco nessuno di questa scuola, tantomeno questo qui. però ha dei lineamenti molto particolari e belli... occhi dello stesso marrone dei capelli che alla base formavano dei ricci.
<mi senti?> dice iniziando a sventolare la mano davanti alla mia faccia. mi ha preso per scema?
<sì, sto bene. grazie> mi alzo e mi incammino verso casa, purtroppo il mio tentativo fallisce e quest'essere mi prende per il braccio facendomi volare direttamente addosso a lui.
<ehi fermati, stai sanguinando. tieni a te stessa così poco? abito qua vicino, ti medico. andiamo> ma mi lascia parlare?
<no, sto bene> inizio ad andare verso il marciapiede che portava verso casa. mi gira la testa, dai, devo solo pensare che a casa c'è il mio amato divano.
o mi sono indebolita io, o quegli stronzi si sono fatti più forti. vi ricordate quando ho detto che il dolore fisico non lo sento? non scherzavo, ma in compenso ho molti mal di testa e vertigini che forse sono peggio.
va bene, non riesco a stare in piedi. che faccio? non vado da lui di sicuro-
<veramente, mi fai preoccupare. quelle non sono ferite su cui scherzare> vaffanculo.
<va bene> ormai sono arresa, che altro gli potevo dire?
continuo a guardare il pavimento. appena sento la mano sul mio fianco mi irrigidisco, porta il mio braccio attorno alle sue spalle.
<così ti aiuto> dice lui. mi piace la sua voce, molto armoniosa. questo non cambia il fatto che mi ha praticamente obbligata ad entrare in casa sua. questo non riaffiora nei ricordi ...
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il mondo a colori (j.r.a.)
Teen Fiction"da quando l'ho incontrato, quel mondo così grigio che mi circondava opprimendomi, ha iniziato a mostrarmi tutti i suoi colori senza neanche rendermene conto. tutto grazie a lui"
