stella

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Il suo vestito era bellissimo, le sue ali rosa completavano il tutto in maniera armoniosa. Stella aveva 14 anni e non era stata mai tanto viva. Anni dopo mi avrebbero detto che non era proprio così, che quello era il suo momento peggiore, che quello era il momento al quale si sarebbe fermata per sempre. La leucemia è una malattia subdola, ti illude ancora e ancora fino a che inizi a pensare che non ci sia via di uscita. Quando siamo adolescenti crediamo che tutto possa passare, crediamo di essere invincibili, forti, in grado di superare ogni cosa, ma la realtà è che ci illudiamo di esserlo per evitare di avere paura. Avevo fatto finta di non vedere quanto lei fosse peggiorata, avevo cercato di prendere ogni suo passo precoce come una cosa positiva, ma in realtà era solo una manifestazione di quanto la sua vita, e la sua malattia con essa stavano scorrendo troppo velocemente scivolando l'una nell'altra fino a confondersi. Ma a 12 anni non sei consapevole di ciò ti circonda, non riesci a percepire tutti gli sguardi, è tutto casuale, nuovo, ingenuamente bello. Aveva fatto tutto subito, le feste prima del tempo, i riti religiosi prima dell'età giusta e questo per me era solo incredibilmente fantastico, insomma lei aveva 14 anni ma aveva tutto ciò che serviva per vivere da 17enne. Mi avevano detto che lei era talmente tanto speciale che aveva la possibilità di fare tutto più velocemente e io l'avevo invidiata con una gelosia infantile che i miei 12 anni mi portavano ad avere. Stella saltava la scuola e nonostante tutto veniva sempre promossa, saltava gli incontri al catechismo e nonostante questo era avanti a tutti di almeno 3 anni, era come una leggenda, armata di incredibile saggezza agli occhi di tutti. Pensando, adesso, spero che anche lei si sia vista in questo modo almeno per un momento, seppur piccolo nella sua vita.

Il giorno del suo 14esimo compleanno Stella aveva organizzato una festa in maschera e aveva deciso di vestirsi da fata, ricordo la sua risata, la ricordo correr per la sala facendo svolazzare gli ampi strati di tulle che componevano la sua gonna la ricordo felice, spensierata, sana. Evidentemente i miei ricordi sono stati modificati dal mio subconscio per essere piacevoli, probabilmente per proteggermi ho deciso di raccontarmi questa versione di quel giorno che a detta di altri aveva segnato per sempre la loro immagine di Stella. Il giorno dopo venni a sapere che quelle sarebbero state le ultime risate che avrei sentito da Stella. "Se n'è andata nel sonno" mi avevano detto tra le lacrime i miei genitori, "niente funerale per te" avevano deciso, sei troppo piccola, la scusa. Non capivo, "andata dove?" Continuavo a chiedermi, lei che era sempre stata avanti in tutto, ancora una volta aveva deciso di varcare una soglia che normalmente si varca molto più avanti nella vita, ancora una volta aveva deciso di sorprendere tutti ma nessuno sembrava capirlo, erano talmente tanto presi dalle loro lacrime da non vedere che in realtà lei aveva continuato a fare ciò che loro le avevano insegnato.

Se ripenso a tutto questo mi viene da ridere, oggi conosco la storia di Stella o almeno conosco la versione adulta, i particolari, il dolore. Quando mi avevano detto la verità ero rimasta scioccata, stavano distruggendo un'immagine da sempre titanica nella mia mente, con un insieme di storie tristi. Tutti i suoi percorsi precoci, da dimostrazioni di estrema maturità sembravano essersi tramutati in passi disperati per cercare di farla vivere il più possibile nel minor tempo possibile. Quindi non aveva scelto lei di andare via? Non poteva essere vero, come poteva una parte di Stella volere che stella non continuasse a vivere, perché la leucemia era questo giusto?! Una parte di lei che aveva egoisticamente scelto per entrambe che lei non avrebbe dovuto continuare ad indossare il suo vestito da fata.

Non potevo, non volevo crederci, lei, Stella, era stata un'eroina per tutti, per così tanto tempo, una leggenda vivente e loro mi stavano dicendo che tutto questo non era vero.

"ma come non ricordi quel giorno alla festa?" continuavano a dire "non riusciva neanche a camminare". Io la ricordavo corre e ridere continuavo a ripetermi, un po' per autoconvincermi che quello fosse vero e non ciò che dicevano loro, che stella era forte, che Stella non aveva finito di vivere a causa di qualcosa ma aveva solo deciso di vivere in modo diverso.

Scoprì più tardi che nonostante le diverse donazioni di midollo dalla sorella lei non era mai riuscita a guarire, che lei non veniva a scuola perché era sempre in ospedale, che le sue feste erano fatte sempre in anticipo per scongiurare, nella peggiore delle ipotesi che se ne andasse senza aver festeggiato sé stessa, il suo essere viva, nonostante tutto. Scoprì come la mia insistenza da bambina avesse potuto creare un ulteriore dolore, come la mia insistenza seppur innocua potesse essere stata la causa di grandi sofferenze. E giunse il giorno in cui scopri che il "se n'è andata nel sonno" era stata una bugia, Stella aveva avuto 4 ictus uno dietro l'altro che l'avevano portata verso la morte, senza che nessuno la sentisse in silenzio, l'avevano trovata i suoi genitori, durante l'abituale controllo notturno, immobile e fredda nel suo letto. Non sapevano se avesse o meno sofferto, non potevano saperlo, non erano stati lì. Stella si era tramutata in pochissimo tempo da eroina in una martire, martire di un male che nessuno, per quanto grande e forte, sarebbe mai stato in grado di sconfiggere. E ancora una volta, la sua forza mi aveva sconvolta, come poteva una bambina con così tanto dolore sprigionare tanta gioia. Come si può vivere un male così grande quando ancora non si è vissuto nulla della vita? Forse è meglio così, forse non conoscendo interamente la vita non ne rimpiangi nulla, forse allevia il dolore.

Il giorno in cui tutto mi fu finalmente chiaro decisi di scriverle una lettera, o almeno scrivere una lettera che sarebbe stata indirizzata al lei se lei fosse stata ancora viva, non era servita ad un granché ma la conservo ancora, come segno della mia ingenuità infantile.

Le avevo scritto

"Cara stella,

oggi mi è stata rivelata la verità, su te, su di lui e su tutto il resto. L'avrei preso a calci se me l'avessi detto, l'avrei preso a calci per bene quell'ammasso maligno dentro di te e so che tu mi avresti detto come farlo, che tu avresti fatto la scelta giusta. Eri felice quel giorno? Il tuo ultimo giorno intendo, quando ti eri travestita da fata? Perché io ti ricordo felice, ma gli alti mi dicono che non è così, mi dicono che eri triste e stanca quel giorno, che non ridevi.

Ho sentito dire che le anime forti diventano dei fantasmi, quindi anche se non posso consegnarti personalmente questa lettera sono sicura che tu la stia leggendo, proprio qui, accanto a me mentre la scrivo, ti chiedo solo di dirmi la verità in qualsiasi modo tu riterrai necessario. Mi dispiace per non aver saputo tutto prima ma non è stata una mia scelta, sai come sono i miei genitori.

Aspetto tue risposte.

Ps: non contattarmi troppo tardi se devi farlo di notte, ho la tendenza a dormire subito"

E quella notte Stella mi contattò, o meglio questo è quello che mi sono raccontata fino a che lo scetticismo non ha fatto capolino nella mia vita. L'ho sognata, indossava il suo vestito da fata e sorrideva, mi aveva detto esattamente ciò che la mia mente da 14enne aveva voluto sentire, che era felice, che aveva deciso lei il suo percorso e nessun altro, e che si, quel giorno ci eravamo rincorse nel salone fino a perdere il fiato e che aveva riso come mai nella sua vita. Mi aveva detto però che per quanto importante sarebbe stato per lei, io, pur avendo ormai compiuto 14 anni non potevo raggiungerla, non ero pronta come lo era stata lei quel giorno e non lo sarei stata ancora per molto tempo.

Non avevo raccontato a nessuno del mio incontro, preoccupata che qualcuno potesse distruggerlo con qualche frase adulta, lei mi aveva risposto, lei era stata li con me e questo nessuno avrebbe mai potuto negarlo.

Quando sei un adolescente, nulla sembra ferirti, o meglio ti illudi che ciò che ti circonda è nel modo in cui è per un motivo, per un disegno più grande che solo crescendo potrai capire fino in fondo, e poi alla fine quando credi di essere giunto al momento della rivelazione ti rendi conto che non c'è una riposta.

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