Scrutai da lontano la bara entrare in quel rettangolo di cemento. Non piangevo nemmeno. Tutti i suoni attorno a me si erano ovattati. C’erano solo io e mio fratello.
Mentre trasportavano la bara pensavo a come tutto fosse stato stravolto in poche ore. La mia infanzia continuava ma con il pensiero che ritornata a scuola tutti attorno a me, che sapevano della mia assenza, avrebbero voluto sapere come era andata.
Beh, ve lo dico io come è andata.
Il treno sferragliava sui binari, mentre mia madre, mio fratello ed io eravamo ritornati a casa. Tutto sembrava tranquillo in casa mia. Forse troppo. Ci rendemmo presto conto che mancava qualcuno. Quel qualcuno a cui tenevamo così tanto ma che per un qualche motivo aveva deciso di non resistere più.
Quella fragilità mi accompagna tutt’oggi e non sono nemmeno in grado di descrivere come mi senta. I miei occhi sembrano traboccanti di lacrime, ma queste non scendono. Forse, perché è passato troppo tempo. Forse perché non è mai abbastanza. Di cosa poi? Del fatto che la vita vada avanti per tutti, tranne che per lui? Che lui si sia deciso, ma quando poi? E come?
Ripenso a tutto questo con un amaro in bocca. Non poteva non essere successo, ma, mi domandavo, perché era successo? Sei anni fa. Quel giorno. In quel momento di distrazione per me, per mia mamma e mia sorella. E lui, il più grande, l’aveva colta alla perfezione quell’ istante.
Ancora oggi mi domando cosa, nella mia ingenuità di ragazzina di 8 anni, io abbia pensato di quella situazione.
Ricordo un sogno. Un sogno strano, che feci da piccola e che non scorderò mai. Mio fratello entrò in cucina, mentre tutti cenavamo e tutti si voltarono verso di lui. Subito la reazione fu quella che vi aspettereste di certo, ma lui ribatté che “era un’altra persona. Io non sono…” e quella parola con la m, che tanto ostino a non pronunciare né tanto meno a scrivere. Al solo pensiero mi si rizzano i capelli, sento una chiusura allo stomaco e non so dirvi altro.
È tutto così frustrante il solo ricordo che possa essere successo. Stento ancora a crederci – e qui mi sento gli occhi inumidirsi - .
Ma dopo tutto il mio modo di essere, di fare, di divertirmi non è poi cambiato molto. Sono sempre stata una ragazzina poco socievole, o meglio, timida, impulsiva, testarda e giocherellona. Amavano cantare canzoni strampalate che mi inventavo di sana pianta davanti alla videocamera del cellulare di mia sorella, amavo truccarmi e vestirmi senza una perfetta combinazione, scrivere storie che da chissà dove mi venivano in mente d’impulso, e che poi lasciavo quasi sempre in sospeso. Tutte cose abbastanza normali che hanno fatto di me quella che sono oggi: una perfetta aspirante scrittrice, molto meno bloccata nella sua timidezza come lo era un tempo, più pazza che mai – si fa per dire, in senso buono – e aperta a scoprire nuove cose, bramante di avventure e di grandi pezzi di letteratura e non solo.
La mia vita è andata avanti, ma a volte mi soffermo su quello che è stato il mio passato, e le uniche cose che ricordo di lui sono del volume costantemente tenuto sul 15. Deprimente, vero? Beh, vi dirò di più. Deprimente è stato il fatto che per un gran pezzo dei miei primi tre anni di scuola io non abbia mai fatto amicizia con nessuno… e il motivo lo sapete già. Deprimente era il fatto che nessuno fino in fondo potesse capire quanto io in fondo potessi essere una grande amica.
La faccenda si sistemò meglio quando conobbi un gruppetto di ragazzine di un anno in meno di me. Divennero ben presto mie amiche, ma le cose non andarono per il verso giusto quando i tre anni delle medie volarono.
Il fatto che all’inizio tutti mi chiamassero per cognome, mentre la mia omonima no, mi lasciava già da lì molto frustrata. Ma la situazione cambiò decisamente quando a un “circle time” riuscii ad esprimere quello che volevo dire.
Deprimente è il fatto che mi avesse casualmente esclusa da una festa in piscina una mia compagna che venne tra l’altro rimandata per la sua – io credo, senza screditare nessuno e anche se non è questo il punto – immaturità.
Deprimente è, che per un pezzo di pizza una mi abbia rifiutato all’ultimo con una giustificazione alquanto penosa.
Deprimente è, vedere un mondo, pieno così, arrogante e razzista. Scusate, le persone hanno quelle caratteristiche, non il nostro pianeta Terra. Ma comunque, non sono certo qui per riversare tutta la rabbia che ho in corpo, no di certo. Il punto è questo: se il mondo, in qualche modo si rigenerasse, vorrei non si permettesse di mal educare i propri figli, straviziarli e abituarli a una realtà che ricade ai loro piedi, che li fa sentire padroni del mondo mentre gli altri, inutili formichine che vivono in libertà ma che grazie a dio non fanno parte della loro vita.
Questo è quello che io credo che insegnino oggi: a essere spregiudicati, astuti e a sormontare gli altri con arroganza e superiorità. Che poi, non siamo tutti su questa Terra? Non siamo tutti qui a rimboccarci le maniche per cercare di essere migliori, nella propria vita? Di fare qualcosa di grande, o anche di piccolino, ma non per questo insignificante? È normale che una formica si metta sopra ad un’ altra, se ci pensate? No, tutte cooperano per arrivare a prendersi il cibo e portarselo nel loro formicaio. Tutte, nessune escluse, e se dovesse capitare, quelle povere mas graziate che si trovano pestate in qualche modo, se un attimo abbassate la testa e le osservate, queste la prendono sulle loro spalle e le danno una mano – o, per dire, una zampa – . Infondo, non siamo tutte formiche intente a fare un proprio compito nella vita?
E per noi è un po’ lo stesso, non vi pare? Ognuno cerca il senso della propria esistenza vivendo, facendo le sue cose e scoprendo di essere portate per qualcosa. Anche il solo aiutare le persone è una qualità positiva, un talento. Se per esempio chiedessi di farlo a un qualunque persona, quella magari potrebbe essere alquanto scorbutica e prendersela, come un anziano signore vissuto solo nell’astio e nel pregiudizio altrui. Che cosa pensereste di lui? Che ha vissuto una vita lussuosa e va bene così o che forse c’è un motivo se non ha amici – non che ci possa essere motivo di non averne col carattere che si ritrova, comunque sia - ?
Insomma, la nostra società oggi si basa su preconcetti infondati, come se la socievolezza con chiunque ci si ritrovi davanti sia una debolezza di pochi.
Oggi il mondo va un po’ così, un po’ storto direi. Tutto pende dal peso degli esclusi, da quelli che gli escludono anche con la semplice ripugnanza di non lasciare posto in autobus, – puro riferimento al film “Forrest Gump”, che consiglio vivamente di vedere – tra quelli che non li escludono ma se ne sbattono comunque, e da quelli che lasciano il posto libero in autobus e comunque sia ci conversano.
Perché il “diverso” fa paura, è spaventoso, strano. E perché tutto deve sempre nascere da regole del “normale”? Infondo, ognuno ha le sue problematiche, che siano mentali, fisiche, in famiglia, tra amici o con l’anima gemella, interiori o in generale con la società. Quanta discriminazione, quanto puro razzismo che sgorga dentro il sangue di molta gente al giorno d’oggi. Per quanto si continuerà? Ah beh, all’ infinito, come tutto è già cominciato. Non ci sarà mai un momento di tregua, io penso.
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Cibo per pensieri🍿📃
Short StoryQui scrivo alcune riflessioni e pensieri che ogni tanto mi vengono in mente... Spero vi piaccia✌️✌️ #39 #37 - riflessioni 18/10/2020 #74 - riflessioni 19/10/2020 #57 - riflessioni 20/10/2020 #88 - riflessioni 22/10/2020 #104 - riflessioni 24/10/2020...
