Mi chiamo Florence e, quella afosa mattina di fine agosto, dopo un po' di tempo che, mentre riflettevo fissavo quella foto, un po' ingiallita, di me e lei, l'unica persona che mi aveva davvero voluto bene e l'unica a cui importava davvero di me, scesi dalla mia mercedes bianca parcheggiata di fronte alla caserma 51... dovevo entrare o no? Sarebbe cambiata la mia vita da quel momento se fossi entrata, ma come potevo non farlo?
E la sua di vita, come sarebbe diventata, con me di nuovo tra i piedi dopo anni che non ci vedevamo?
Rimasi fuori davanti ad un camion, ma un vigile del fuoco mi vide e venne verso di me.
Mi chiese: “Stai cercando qualcuno?” e io gli risposi: “Veramente sì” e allora mi disse: “Che sbadato non mi sono presentato, sono il tenente Kelly Severide” e mi allungò la mano, che strinsi dicendo: “Sono Florence”. Mi chiese anche chi stessi cercando e quando gli risposi: “Stella Kidd”, lui fece una faccia strana, e a quella sua smorfia gli domandai se lavorasse lì o se avessi sbagliato posto, ma lui mi rispose che lavorava lì e di seguirlo.
Entrammo nella caserma e mi disse di aspettarlo lì davanti alla porta, intanto lui sarebbe andato a cercare Stella e poi l'avrebbe portata lì.
Quell'attesa mi stava uccidendo, le mani e le gambe tremavano, lo sguardo si offuscava sempre di più, avevo paura, paura che lei non mi volesse vedere e che non mi volesse più bene.
Dopo pochi minuti lo vidi tornare seguito da Stella, che era un po' sorpresa , visto che non stava aspettando nessuno e così la mia ansia aumentò.
Appena mi vide, mi corse incontro urlando il mio nome e mi abbracciò; aspettavo da talmente tanto tempo quell'abbraccio, che piansi.
Lei si staccò, mi guardò e mi disse: “Florence, sorellina mia, guarda come sei cresciuta, sei bellissima e mi sei mancata tantissimo...ma come mai sei qui?” e mi diede un bacio sulla testa, come farebbe ogni sorella maggiore.
Ebbene sì eravamo sorelle, ma non ci eravamo più viste da quando lei si era sposata ed era andata via dalla casa dove abitavamo con i nostri genitori.
Prima che risposi, il tenente che avevo incontrato poco tempo prima, disse: “Voi sorelle?! Stella non mi avevi mai parlato di una sorella... Wow ora abbiamo due Kidd” e si mise a ridere. Io guardai il modo in cui si erano parlati e guardati e capii che tra loro c'era qualcosa, sicuramente una grande chimica e passione, ma feci finta di niente e risposi alla domanda di mia sorella.
Le dissi che ero andata fin lì per vederla e perché a casa non andava molto bene, ma che non avevo molta voglia di sprecare tempo a parlarne in quel momento, piuttosto avremmo potuto passare del tempo insieme; ma lei mi disse che mancava un'ora alla fine del turno e che se volevo, avrei potuto stare lì ad aspettarla.
Accettai, lei mi prese per mano e, seguiti da Severide, mi portò nella sala comune dove mi presentò a tutti, e infine mi portò dal comandante Boden, per dirgli che ero sua sorella e che sarei stata lì in caserma fino alla fine del turno se non era un problema.
Lui si presentò, mi salutò e mi disse che sarebbe stato felice di avermi lì, e che ero davvero fortunata ad avere una sorella come Stella.
Io lo sapevo di essere fortunata, lo ero davvero tanto, perché Stella, non era semplicemente la mia sorella maggiore, lei era la mia ancora di salvezza, il mio tutto, il posto in cui rifugiarsi quando tutto il resto stava andando a rotoli.
Decisi di aspettare a dirle il vero motivo per cui mi trovavo lì.
Mi portò nella sala comune, dove mi offrì un caffè e dove parlai con tutte quelle persone così gentili e carine che erano diventate la sua famiglia.
Il turno finì, quell'ora passò così velocemente che non me ne resi conto.
Mi disse che si sarebbe andata a cambiare e che poi saremmo andate a casa, dove mi sarei potuta fare una bella doccia.
Lanciò un'occhiata d'intesa a Kelly e ad un certo Matt Casey, che era il capitano, e poi mi spiegò che lo fece visto che vivevano tutti insieme a casa di Severide, il suo ragazzo.
Insistetti nel non andare a casa loro, per non disturbare ma lei si oppose fermamente e salì addirittura sulla mia auto al volante...ah non era cambiata di una virgola, nonostante tutto quel tempo, lei era sempre la stessa.
Durante il viaggio, molto silenzioso, notai che ogni tanto mi guardava, ma io non voltai mai la testa nella sua direzione, perché avevo già capito dove sarebbe voluta arrivare: aveva capito che prima le avevo mentito sul motivo per cui ero lì, e ora voleva sapere la verità.
Non ero pronta, se lo avesse saputo sapevo già cosa mi avrebbe detto e per questo decisi di aspettare magari fino a quella sera.
Entrai in quella casa in cui conviveva con Kelly e in cui abitava anche Casey, dopo che il suo appartamento era andato a fuoco, e non ci crederete ma mi sentii a casa.
Mi sentivo come se fossi appena entrata in casa mia, finalmente dopo tanto tempo, perché con me c'era lei, la mia sorellina, colei che amavo più di me stessa.
Stella mi disse di usare pure il bagno che c'era nella sua stanza, e di cambiarmi perché poi saremmo andati tutti insieme al Molly's, il locale dei vigili del fuoco dove anche lei lavorava.
Così feci, mi cambiai, vestendomi con dei pantaloncini corti neri, non troppo eleganti, una maglia bianca, mi legai i capelli in un piccolo codino, lasciando il resto di essi sciolto e mi truccai un po'.
Appena mi vide, mi disse che ero stupenda, e anche lei lo era davvero tanto, così glielo dissi.
Uscimmo tutti quattro e andammo al Molly's, dove ci accomodammo insieme ad un tavolo...era un locale bellissimo e molto accogliente, dove sembrava che tutti si conoscessero da una vita e facevano sentire a casa anche una persona nuova come me.
Stella, nonostante fosse il suo giorno libero, mi chiese cosa volessi e io le dissi con un leggero sorriso: “Mi faresti un mojito analcolico per favore?” e lei, sorridendomi a sua volta, mi disse: “Come quando eravamo piccole”. Ammetto che scese una lacrimuccia e che intanto stringevo la foto un po' ingiallita di noi due insieme che era nella tasca dei miei pantaloni, e che portavo sempre con me.
Stella tornò con tre birre e il mio mojito e quando si sedette accanto a me, le diedi un bacio sulla guancia e la ringraziai.
Lo assaggiai ed era davvero buono, era come ai vecchi tempi, mi aveva portato indietro di qualche anno, quando lei me lo preparava perché io ero solo una bambina.
Finalmente decisi che era arrivato il momento di dirle il perché ero venuta a cercarla.
“Sai Stella, prima non ti ho detto la verità riguardo il motivo per cui sono qui, e ora voglio dirtelo. Sono venuta perché, come ogni giorno da quando sei andata via, ho litigato con i nostri genitori per una stupidaggine come al solito, ma l'altro giorno hanno aggiunto una cosa in più, che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mi hanno detto che io sono stato uno sbaglio, che non sarei mai dovuta nascere, che mi hanno tenuta solo perché tu volevi una sorella, nonostante avessi quasi 13 anni, che ogni cosa che faccio, la sbaglio. Allora io arrabbiata, sono corsa in camera mia, ho riempito un borsone con il necessario, l'ho lanciato dalla finestra e sono scesa dalle scale di corsa per non vedere un attimo di più le facce dei nostri genitori. Quando sono scesa non c'erano, ho lasciato sul tavolo il biglietto su cui c'era scritto "Tornerò, ma non so ancora quando...tranquilli il vostro sbaglio non commetterà più nulla che vi faccia stare male, con affetto Flo." Poi sono uscita di casa, ho preso il borsone dal giardino e sono salita in macchina; in realtà non avevo una meta, non volevo venire da te a crearti problemi e ad essere un peso, ma alla fine mi sono trovata fuori dalla 51 e sono entrata.
Mi dispiace, per tutto, per averti mentito, ma ora finalmente mi sono tolta questo peso”.
Notai che le lacrime rigavano le mie guance, non mi ero accorta che stavo piangendo, vidi anche che Casey e Kelly mi ascoltavano e che anche Stella piangeva.
Mi scusai di nuovo e lei, senza pensarci due volte mi abbracciò dicendomi: “Ehi, per me non sei assolutamente uno sbaglio, sei perfetta Florence, e sappi che non mi creerai mai alcun problema, perché sei la mia sorellina.
Ricordi quello che ti ho detto prima di salutarti per l'ultima volta, quella frase che io non ho mai dimenticato e che ripetemmo insieme "Io sarò sempre al tuo fianco qualunque cosa accada..." La ricordi vero?” e mi guardò con le lacrime agli occhi.
Non le avevo dimenticate quelle parole e non lo avrei mai fatto, così feci sì con la testa e la abbracciai più forte di prima.
A fine serata mi disse che potevo, anzi dovevo rimanere a casa di Severide, nonostante io le avessi detto che sarei andata in albergo e alla fine dovetti accettare.
A casa mi offrì di dormire in uno dei letti, ma stavolta insistetti per stare sul divano e alla fine riuscii a vincere.
Allora si sdraiò di fianco a me, anche se faceva davvero caldo, mi accarezzò la testa e mi diede un bacio sulla fronte, come quando eravamo piccole e io mi accoccolai tra le sue braccia...ecco lì ero a casa, dopo così tanto tempo.
Alla fine ci addormentammo.
Me ne sarei dovuta andare? Le avrei di sicuro cambiato la vita restando, ma se non lo avessi fatto, ci saremmo allontanate di nuovo e non lo voleva nessuna delle due, quindi che avrei dovuto fare?
Fine capitolo I
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Sempre al tuo fianco
Fanfiction[IN PAUSA] Questa storia è inventata, ma si basa sulle serie tv Chicago Fire, Pd e Med, visto che sono presenti alcuni dei personaggi di esse. Inoltre è narrata in prima persona da Florence, una ragazza diciassettenne che cambierà la vita ad una per...
