Capitolo uno: Il risveglio

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In un luogo sconosciuto un uomo giaceva addormentato, accanto a lui una strana struttura, simile a una palazzina, non aveva finestre, non si vedeva nulla all'interno, però sembrava enorme, da fuori quasi non si scorgeva la fine. Il tizio invece era fuori, sdraiato all'ombra del palazzo.

<<Che mal di testa. Ma dove sono?>>. Si rimise in piedi con non poche difficoltà, da come si mosse sembrava passato qualche giorno da quando cadde addormentato. Alzò lo sguardo e rimase paralizzato, con gli occhi sgranati, come se avesse visto un fantasma.

<<E questo che diamine è? Ma quanto è grande?!>>.

Cercò di scorgere il termine della costruzione, ma senza riuscirci. Addirittura anche indietreggiando la situazione non cambiò molto.

Non appena la curiosità per l'esterno della palazzina si esaurì, l'uomo iniziò a guardarsi intorno, cercando qualcosa di familiare, ma fu tutto vano. Il posto in cui si trovava sembrava essere totalmente estraneo a lui. Esaminò con lo sguardo ogni angolo e, per ogni particolare bizzarro che notò, sgranò sempre di più gli occhi. Era un paesaggio incredibile, mai visto.

<<Ma dove sono finito?!>>.

Sembrava un luogo preso dal più strano dei film di fantascienza: aveva degli alberi enormi con tronchi scurissimi e dalla chioma quasi bianca, che rifletteva la luce del sole in grossi fasci che percorrevano il cielo verso l'alto, creando una specie di cupola che si estendeva a perdita d'occhio. Spostando lo sguardo a terra, si notavano degli steli simili all'erba ma con un aspetto leggermente diverso, erano molto sottili e duri, quasi facevano male al tatto. C'era un solo e piccolo laghetto che si riusciva a vedere da questa posizione, con attorno degli alberi uguali agli altri ma molto più piccoli. L'acqua del lago non era proprio trasparente, sembrava leggermente arancione, ricordava una bevanda all'arancia diluita in acqua.

Era un paesaggio incredibile, ma privo di qualsiasi forma di vita, era completamente immobile, anche il vento era assente, sembrava quasi di essere in una specie di quadro disegnato da qualche artista un po' spostato di mente.

<<Non posso rimanere all'aperto, qui sta diventando notte, e anche molto in fretta, devo sbrigarmi. Quell'edificio sembra fare al caso mio>>.

La porta d'entrata era leggermente aperta, ma molto difficile da spostare, era veramente molto pesante, anche se non era tanto grande.

In effetti tutto l'edificio era gelido e dava una sensazione di pesantezza incredibile, le pareti erano liscissime e molto spesse, sembrava che la struttura fosse composta interamente di metallo, pareva solo appoggiata a terra, infatti non c'entrava nulla con il paesaggio intorno, era tutta grigia e spoglia, non aveva punti di riferimento e non aveva nulla di stravagante. "Chi l'avrà messa qui?".

<<Che schifo, è orribile!>>.

All'interno si sentiva una puzza insopportabile, un tanfo pesante, quasi si riusciva a toccare, creando un'atmosfera lugubre, che unita al profondo buio faceva lavorare l'immaginazione nei modi più atroci.

<<Odio il buio, ma non ho scelta, ho bisogno di un tetto sulla testa>>.

Lasciando semi aperta la porta, si permetteva alla fioca luce che veniva da fuori di illuminare la stanza, che si rivelava essere come il resto della struttura vista dall'esterno, ossia assolutamente anonima e senza particolari. Quattro mura lisce. Si scorgeva però un lungo corridoio con diverse stanze sui due lati.

<<Da dove verrà questo tanfo? Non voglio esplorare, per stanotte rimarrò in questa stanza, tanto non sento nessun rumore, non penso proprio che ci sia qualcuno qui.>>
"Perchè non ricordo nulla? Come ci sono finito in questo posto? Non mi ricordo neanche chi sono, forse c'è stato un incidente e ho perso la memoria, ma perchè qui non c'è nessuno? Neanche un animale, magari c'è stata un'esplosione atomica e sono morti tutti, forse è per quello che gli alberi e tutto il resto hanno colori strani. Sono stanco e affamato, è meglio se provo a dormire, domani con la luce del sole cercherò aiuto".

<<Cos'è stato?>>.

Un rumore acuto molto simile a un urlo svegliò l'uomo che, allertato dalla cosa, scattò in piedi. Si immobilizzò per mettersi il più possibile in ascolto, attento a non produrre alcun rumore, al fine di captare qualsiasi suono esterno trattenne il fiato. Un altro grido disumano scosse l'uomo, stavolta più vicino, appena dietro la porta. Dopo un secondo di incertezza, con uno scatto rapidissimo si buttò direttamente contro la porta, chiudendola di botto. L'uomo in preda al panico rimase nella stanza, al completo buio.

<<Chi sei?>>.

<<Chi sta spingendo la porta?>>.

<<Smettila! Mi stai spaventando!>>.

Un terzo urlo lo colpì nel petto, per un attimo si sentì mancare il fiato dal terrore. La pressione sulla porta, ad un tratto, scomparve, si sentì però un particolare stridio, un rumore di unghie che grattavano sulla superficie liscia della struttura.

Quel suono andò avanti per ore e ore.

Dal buio della stanza, seduto con la schiena appoggiata alla porta, ormai stremato, <<Ti prego dai, ora basta, sono ore che fai così, smettila! Chi sei?>>.

Nessuna risposta da fuori, però il rumore cessò. La stanza piombò in un silenzio assoluto, la totale assenza di suoni unita allo stress accumulato fecero cadere l'uomo in un sonno profondissimo.

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