Un secondo tramonto~ Cap.4

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POV (Tim)

Aah, quando suona la sveglia di papà fa un gran rumore. Sono solo le 9, voglio ancora dormire...

Le 9?

Sobbalzo dal letto «Scusa il ritardo! Mi sono addorment-... Tardi, lei è già andata..» mi ristendo deluso e riccio il naso per uno strano profumo proveniente dal comodino. «Crema? Cioccolata? Allucinazioni?» vedo il piatto e lo afferro «Creep¿» guardo stranito. È possibile che mamma mi abbia fatto un pensiero di prima mattina?

Decido di scendere ed andare in cucina. Vedo Charlotte che smolecolava la propria creep, assieme a mio padre. Vedo mamma entrare in cucina con un altro piatto.

Se si era appena svegliata, come era possibile?

«Mamma, hai fatto te le creeps?»

«No. Pensavo le avessi fatto tu.»

«No, no. Non le ho fatte io. Le ha fatte Mark?» chiedo a mia madre.

«E prova a vedere Mark che fine ha fatto.» termina mamma.

Mi precipito nella camera di mio fratello e apro la porta vedendo Mark ingozzarsi della creep, disteso.

«Non si bussa la porta prima di entrare?» le sue parole sembrano uscire come urli.

«Non si mangia in cucina e non sul letto?» ho rispedito l'urlo. Io e Mark litigiamo sempre.

«Le domande le faccio io, ebreo.» mangia mentre parla. Maleducato.

«Lasciamo perdere» credo sia solo razzismo nei confronti degl'ebrei, non che io lo sia «sai chi ha fatto..la..tua ex-creep?»

«Credo mamma, non è male però.»

«Capito.» chiudo la porta e scendo giù. Incomincio a pensare che lei ha voluto cucinare qualcosa per noi.

Ma io..sono sotto un riparo, mentre lei chissà dove. Senza mangiare, senza dove dormire, con tanti pericoli, e io qui, con le mani in mano...

Se almeno sapessi dove sta andando..

«Ah Tim, puoi farci un favore oggi pomeriggio?» mi chiede mio padre.

«Perché proprio io?» rispondo infastidito. Volevo avere il mio tempo per pensare.

«Beh, dalla cena di ieri abbiamo consumato un bel pò. Dobbiamo fare un po di spesa per stasera e-» lo interrompo.

«Certo! Va benissimo!» sono entusiasto all'idea di avere una motivazione per far tardi stasera.

«Oh, va bene. Poi ti do i soldi e il resto puoi tenerlo.» sorseggia il caffè.

«Grazie papà!» vado di corsa a prepararmi lasciando papà con uno sguardo perplesso.

Rientro dopo 1/4 d'ora in cucina in t-shirt e jeans.

«Si, ma, Tim, ti avevo chiesto oggi pomeriggio, non ora.» alza le sopracciglia.

«No pà, voglio solo venire con te a vedere come dipingi.»

«Bene figliolo. Cara, ci vediamo oggi pomeriggio.» dice a mamma e lei risponde «A stasera caro, a dopo tesoro.» riferito a pà e me.

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«Vedi figliolo? Questa è la piazza, ho fatto qui un paio di quadri.» eravamo giunti in piazza e mio padre mi parlava del suo lavoro.

Intanto mi guardo intorno solo per vedere se le c'è mentre fingo attenzione sul lavoro di papà.

«Quindi oggi che quadro farai?»

«Eh, Tim, oggi ci metteremo a un lato della piazza sperando di abboccare i pesci all'amo.»

«Cosa intedi?»

«Vedi, qui mi conoscono quasi tutti, se mi vedranno mi chiederanno un ritratto, e ci guadagno. È importante conoscere nuova gente.» ridaccha tra i suoi baffi. Non è una persona ossessionata o cattiva, ma devo dire che ha buon gusto degl'affari.

«Pà, a che ora torneremo a casa?»

«Quando suona il campanile nell'orario pomeridiano.»

Lei non si vede..ma la aspetto.

-------------(dopo mezz'ora)

La aspetto.

-------------------(dopo 1 ora)

La aspetto.

-------------------(dopo 2 ore)

Ho fame. Mi sta brontolando lo stomaco.

«Papà, pausa panini?»

«Va bene, pausa panini.»

---------------(dopo il suono delle campane)

Niente... Non si è fatta vedere. Non importa. Ora provo a vedere se si trova su quel dirupo. L'unica possibilità.

«Papà, allora, ci vediamo dopo, vado a fare la commissione che mi hai chiesto.»

«Torna per l'ora di cena però.»

«Va bene!» sorrido e saluto mio padre mentre lui riordina le cose. Poi mi avvio verso il dirupo, anche se è molto distante dalla piazza del paese.

Arrivato al dirupo, finalmente vedo lei che tranquillamente osserva il tramonto. «Ehy! Ti ho cercata dappertutto!» cerco di avvicinarmi a lei, ma la paura che la roccia crolli è forte.

«Non dovevi andare a fare la spesa?» mi chiede sempre con lo sguardo rivolto al sole.

Rimango sorpreso alla domanda «Co-come lo sai?»

«Prima del suono delle campane, tu e tuo padre ne discutevate.» mi guarda e mi si ghiaccia d'un botto l'intero corpo.

«Io..non ti ho vista..come hai fatto?! Perché-?!» dico spalancando gli occhi.

Lei rimane in silenzio, voltandosi nuovamente verso il sole.

«Ehy..vieni qua, non mi fido di questa roccia..»

«Ti fidi di me?» ha un tono serio.

La sua voce mi spinse a raggiungerla, nonostante le mie paure, ma ciò non mi ha impedito di volerla portare al sicuro. «Restiamo per poco e poi andiamo in piazza, ok?»

Sospira «Se tu avessi l'opportunità di volare, ti butteresti mai da questo precipizio? Mettiamo caso che sotto di noi ci fosse un deltaplano.»

«Sinceramente no, non mi butterei.» abbasso lo sguardo.

Lei rimane in silenzio.

«Tu lo faresti?» la guardo. I suoi occhi rivolti al tramonto del sole sono stupendi, riflettono quell'arancio vivace, e io ci spero e ci credo che lei abbia questa vivacità.

«Si, lo farei. La paura sta nel cadere, ma ne vale davvero la pena se dopo si può volare.» dicendo ciò, mi ha fatto capire che il "rischiare" per ciò che si vuole deve superare la paura di "perdere".

Sorrido. Aveva detto una cosa importante a mio parere. Afferro la sua gracile mano e le chiedo «Vuoi venire con me?»

Sull'orlo del precipizioWhere stories live. Discover now