Facciamo finta sia la prima pagina di un diario. Un diario che ha inizio in un tempo indefinito, Tempo zero zero... in cui, come sempre, trascrivo pensieri sfuggenti, catturati.
Non so se resterà una storia in un'unica parte. Forse riuscirò a prese...
Ludovica ha riscoperto una parte di sé che non ricordava, stava nascosta in fondo al cassetto dei ricordi, spesso cupi, dimenticati. Dieci anni fa aveva iniziato a prender nota dei suoi pensieri più intimi: le dava quella sensazione di sollievo che potrebbe dare una confessione.
In quell'istante, unico e indefinito al tempo stesso, si sentiva libera. Un confronto mite, un compromesso tra animo e facciata.
Non appena le sfiorava alla mente qualcosa che la colpiva, ne sentiva la necessità, e senza sprecare altro tempo con riflessioni prolisse, spendeva qualche minuto per trascriverlo. Talvolta poi, lo stracciava, o con un semplice clic, lo eliminava - c a n c- per sempre: così le era stato suggerito.
Dopo tanto, il tempo, o il destino ha voluto che, tra una chiacchiera e l'altra con menti affini, affiorassero interessi comuni, passatempi rivalutati, condivisi, e tra tutte le cose ha trovato anche questo: una parte di sé che è stata necessaria, fondamentale, a rialzarsi in seguito a diverse cadute e che, perché no, potrebbe anche solo essere una nuova memoria da lasciare ai posteri.
Così si ritrova oggi a premere i tasti e riaprirsi, a sé, agli altri...
[Tempo 00:00. Ho pensato che fosse il momento giusto per mettere nero su bianco dei pensieri. Spesso distrattamente immagino parole che vagano nella mente, ma sono veloci, troppo, per essere trattenute, svaniscono in t e m p o z e r o. Lettere giustapposte a comporre qualcosa che avrei preferito, o r a, avessi annotato in quell'istante, ma per pigrizia, distrazione o poco interesse momentaneo, si sono perse. Perse in quella turbinosa folla di immagini fugaci. Fuggenti al voler essere ripescate.
Quando tutto è buio allora, silenzioso, o quasi, distante dalla frenesia delle ore bagnate dal sole, decido di rielaborare, ricomporre i pezzi sparsi qua e là, di quei componibili frammenti di fantasia. Ciò che si era palesato dapprima in un rapido flusso dell'inconscio, libero, senza catene, richiede soppesata attenzione, c a l m a e m i n u z i a per essere ricomposto. Tutto deve stare al posto giusto, lettera dopo lettera, virgola parola e punto, assemblate al momento opportuno, u n a p e r v o l t a. Con pazienza si recupererà quel burrascoso insieme di sensazioni immaginarie. E al tempo giusto verrà fuori il sentimento immaginato, il componimento bramato. Al calar della sera, alla quiete del corpo, allo sprofondare della mente, in quel fischio eterno del silenzio, prima di prender sonno, tra un c a d e n z a t o battito e l'altro, del cuore.]
12/05/2020
Ogni volta in cui le accade qualcosa che la scuote, cerca di non fuggire da quelle sensazioni. Non avviene solo una scossa dell'animo, ma tutto il corpo è coinvolto, da cima a fondo: fino alle budella, dalla superficie. Anche gli oggetti che la circondano le sembrano quasi coinvolti, talvolta la natura stessa: con un tiepido raggio di luce, un sospiro di vento...
[Si percepisce una carica, chiusa in questa scatola di carrozzeria, una carica pronta ad esplodere. La temperatura corporea aumenta in pochi secondi. Un timido tremolio dalla punta delle dita appoggiate al volante percorre le vene fino ai polmoni che tentano di non andare in apnea.
I n s p i r a.
Si espande la cassa toracica, accoglie quell'aria intiepidita dal sole che, carico di una giornata piena, va a nascondersi calando dietro i palazzi. La trattiene qualche istante - l'aria - e la caccia, quasi bruscamente, ma in un tempo abbastanza prolungato da percepirne la mancanza, man mano. Si svuota.
E s p i r a.
"Ora passo" scrivo.
"Ok sono qui" rispondi.
Manca un battito, o forse si raddoppiano, triplicano, quadruplicano...
l'organo pulsante r i m b o m b a. Ora nella cassa, ora nelle vene, ora nelle tempie.
Detta un ritmo assordante. Qualcuno l'ha sentito?]
04/05/2020
Ma non bastano queste parole a placare tutto, non bastano, perché le emozioni sono forti, sono incessanti, un fiume in piena e non riesce a contenerlo, deve sgorgare via: il suo corpo esplode, la sua mente ha sete, la sua bocca ha bisogno di emettere un lungo respiro, ma si spezza. Si spezza perché richiede troppo spazio ed è satura, satura di emozioni.
[Se dicessi che ho immaginato ripetutamente questo momento? Non ho azzeccato alcuna previsione, e specialmente, non la reazione del mio corpo, non questa.
Quanto tempo è passato? Ho perso il conto. Ho messo su un diario...
All'inizio spuntavo sul calendario: giorno uno, due, tre... E così via. Qualcuno l'ho saltato, è trascorso veloce. Altri sono stati interminabili, pesanti, giorni lunghi mesi. Quanto tempo manca ancora?]
08/05/2020
È tanto che sta chiusa, imprigionata, tra quattro mura, dentro ad un confine invisibile, ma invalicabile. Si espande ma ad ogni passo in più è come se ci fosse una corda a trattenerla, stretta, frenata. Passi lenti, misurati, accurati, ma insicuri su che parti di terra calpestare. Passi ponderati perché la sensazione di libertà sembra quasi un inganno. È labile... "Quanto tempo manca ancora?"
[Poco, nient'altro.
"Arrivo" scrivo.
L'attesa ora si limita ai pochi minuti necessari a percorrere i chilometri che ci tengono distanti.
"Sono qui" rispondi.
Paiono più lunghi gli istanti in cui guardo i tuoi occhi, che guardano i miei. Quei tuoi occhi grandi, poco più chiari dei miei, incorniciati dalle folte ciglia. Odio essere fissata, odio e amo come lo fai tu. In quel lasso di tempo, non so quanto lungo, i secondi scorrono, ma tutto intorno si silenzia, solo io e te, i nostri respiri regolari, il battito di ciglia è l'unico attimo ad interrompere la tua ispezione del mio animo.
Come se fosse uno slow motion. Così ci rivedo.
Mi è mancato. È mancato, ma l'ho sognato, qualche notte.
Credo, una di quelle notti in cui temevo. Temevo per il futuro, per la durata di questa distanza dal mondo, per i cambiamenti che ci aspettano, che stiamo sperimentando, ora.]
10/05/2020
Copertina
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