Ethan non voleva andare a scuola. Non era ancora abituato ad alzarsi presto la mattina, e andare lì a sopportare alcuni dei suoi compagni non era di certo quello che avrebbe preferito fare, ma, all'ennesima chiamata da parte della madre, sbuffò e uscì da sotto le coperte.
Stava per cominciare il terzo anno dell'alberghiero, con le unioni delle classi avrebbe avuto alcuni nuovi compagni e alcuni sempre gli stessi, di cui la maggior parte gli stavano antipatici e altri non considerava affatto. Altri ancora avevano iniziato a infastidirlo quando, l'anno precedente, aveva detto di essere gay, ma a lui le loro parole non toccavano, gli scivolavano addosso come l'olio. Non sopportava comunque il fatto che le persone non avessero niente di meglio da fare nella vita che concentrarsi su lui e sul suo orientamento sessuale. Insomma, potevano farsi un po' gli affari loro!
Scosse la testa pensando a cosa gli avrebbero detto una volta entrato o se lo avrebbero completamente ignorato, e si chiedeva se lui ci sarebbe stato o se aveva scelto un altro indirizzo, differente dal suo. Prese dei vestiti da dentro l'armadio e si sedette sul letto, aspettando che la sorella liberasse il bagno in modo da andarci lui per prepararsi.
Lui e Lucy erano gemelli, avevano quindici anni e si assomigliavano molto, perfino in altezza, e avevano anche la stessa passione per la cucina, trasmessa loro dallo zio che, sin da quando erano bambini, non perdeva occasione per insegnare qualche trucchetto o ricetta.
Nel mentre aspettava prese il telefono leggendo il messaggio da parte del suo migliore amico -nonché unico amico- che prima aveva ignorato. Gli aveva augurato buona fortuna per il primo giorno di scuola e gli aveva ricordato di conservargli un posto davanti a lui, inoltre chiedeva di farsi raccontare tutto quanto a scuola finita. Ethan rispose con un semplice "ok, grazie". Non aveva voglia di messaggiare la mattina.
Pensò che sarebbe stato brutto cominciare la scuola senza di lui, partito momentaneamente a Parma per un lavoro a tempo determinato dei genitori.
Qualche minuto dopo la porta del bagno si aprì e Lucy uscì già vestita.
«Buongiorno, Lulu!» disse Ethan alzandosi dal letto per andare in bagno. Si fermò per darle un bacio sulla guancia.
«'Giorno, Ethan. Pronto?»
Il ragazzo scosse la testa e Lucy accennò un sorriso.
«Andrà bene.»
«Non ho comunque voglia di ricominciare.» disse, quindi andò in bagno per lavarsi e vestirsi.
Quando uscì, la sorella stava ancora finendo di prepararsi, quindi lui scese in cucina, dove i suoi genitori avevano preparato la colazione da asporto per entrambi.
«Buongiorno mamma, buongiorno papà.» disse, prendendo un cornetto dalla confezione.
Il padre lo guardò e alzò gli occhi al cielo divertito, quando Ethan se ne accorse disse:
«Che succede, perché mi guardi in questo modo?.»
«Perché ti vesti così quando vuoi rimorchiare qualcuno.» rispose.
Ethan morse il cornetto e si guardò abbassando la testa: indossava una t-shirt nera e converse e jeans dello stesso colore. Mandò giù il boccone e alzò lo sguardo sul padre.
«Sarà!»
«Stai attento, Ethan. Hai quindici anni.»
«Ti sembro un idiota? Certo che sto attento. Ma tu non sei nelle giuste condizioni per fare la predica a me, visto che alla mia età eri molto peggio.» morse ancora il cornetto sentendo la sorella scendere le scale.
«Sto soltanto cercando di dirti che, se proprio non puoi farne a meno, usa le protezioni e stai attento.»
Per fortuna Ethan non ebbe il tempo di rispondere che Lucy arrivò in cucina. Sua sorella, consapevole o no, riusciva a salvarlo sempre da qualsiasi situazione.
Quando arrivarono in classe i loro compagni e il professore erano già lì, ma per loro fortuna non aveva ancora fatto l'appello.
Con grande gioia per entrambi i fratelli scoprirono che il loro professore sarebbe stato ancora Angel Baker, non solo perché riusciva a insegnare molte tecniche di cucina e lo faceva in maniera divertente e non noiosa, ma anche perché era un piacere guardarlo. Era un bell'uomo, nonostante i cinquant'anni passati.
Accanto a lui, sedeva un altro ragazzo troppo grande per essere un nuovo compagno ma non dava neanche l'impressione di essere un professore o un suo assistente.
Era alto, anche da seduto Ethan poteva notare la sua altezza e soprattutto i muscoli che sporgevano dalla sua t-shirt forse troppo aderente.
Fece qualche passo continuando a guardarlo: osservò i suoi capelli, rasati e biondi, gli occhi azzurri e le labbra di un colorito tendente al rosso-bordeax, affiancate da due fossette. Portava una catenella al collo ma Ethan non riusciva a vedere il ciondolo, perché coperto dalla maglietta.
Ethan si inumidì le labbra con la lingua e si girò di scatto verso il professore, quando gli chiese di andare a posto. Chissà quanto tempo era rimasto a fissarlo.
«Io... sì, certo. Mi scusi.» il suo sguardo tornò a posarsi involontariamente sul ragazzo, che gli sorrise e gli fece l'occhiolino, poi annuì e andò a posto, all'ultimo banco, assieme alla sorella.
«Complimenti, fratellino. Figura di merda già al primo giorno.» scherzò la ragazza, ma Ethan ebbe il tempo di accennare una risatina prima di tornare a guardare l'ospite.
Dopo l'appello e le brevi presentazioni, Baker chiuse il registro e si mise a guardare gli alunni rimanendo in silenzio per un po'.
«Quanti di voi hanno intenzione di fare lezione il primo giorno di scuola?» chiese, e come si aspettava nessuno osò alzare la mano.
«Perfetto! Proprio quello che speravo...»
Baker smise di parlare e prestò la sua attenzione a Ethan che alzò la mano.
«Sì, Russo?»
Ethan abbassò la mano.
«Lui chi è?» chiese, riferendosi al ragazzo seduto al fianco del professore.
«Oh, è vero. Vuoi presentarti tu o faccio io?»
«Faccio da solo, non preoccuparti.»
Quando si alzò, confermò la teoria di Ethan, rivelandosi un ragazzo molto alto e muscoloso.
«Ciao! Mi chiamo Marvin Baker-Foster e sono il figlio del vostro professore. Sono qui non per un valido motivo ma soltanto perché avevo voglia di venire.» spiegò, tornando poi a sedersi. Fece ancora l'occhiolino a Ethan e disse al padre che poteva procedere.
«Bene. Visto che nessuno di noi ha intenzione di fare lezione, direi che potete venire uno alla volta qui e, non so, raccontare le vostre vacanze estive. Sì, so che queste cose si fanno alle elementari ma hey, dobbiamo pur farla qualcosa!» si fece il giro della classe con lo sguardo vedendo che Ethan non spostava gli occhi dal figlio, e a sua volta Marvin non faceva altro che fissare Ethan.
«Avanti, chi vuole cominciare?»
Ethan alzò la mano subito dopo che il professore finì di parlare, quindi si alzò e andò a posizionarsi proprio accanto a Marvin. Guardandolo più da vicino notò i graffi sulle sue grandi mani. Si chiese cosa si provava a essere toccati da lui. La sua mano avrebbe ricoperto senza alcuna difficoltà il suo viso per intero.
«Va bene, ini...» si bloccò e abbassò lo sguardo su Marvin.
«Ti è arrivato un messaggio, per caso?»
«Cosa? No.»
«Ma ne sei proprio sicuro, perché io ho sentito un tin provenire dalla tua tasca!» lo guardò come per dire "sei un idiota, prendi questo maledetto cellulare e smettila!", e inaspettatamente lo prese davvero.
«Ma guarda, hai ragione. Grazie.»
«Non c'è di che! Dunque, dicevo... per le vacanze estive non abbiamo fatto molto, ma ad agosto siamo andati a Milano per 32 giorni.» mise la mano sulla spalla di Marvin e gli indicò il cellulare sperando che nessuno oltre lui lo vedesse.
Il biondo trattenne una risata e andò nella rubrica telefonica, digitando il numero che aveva detto Ethan. Il moro non era sicuro che avrebbe capito quello che voleva fare, e ne rimase più che sorpreso quando si accorse che lo aveva capito perfettamente.
«Siamo andati io, i miei genitori e mia sorella, e assieme ai miei zii e cugini in tutto eravamo 8.» controllò che Marvin avesse scritto anche il numero otto e, conferma avuta, alzò lo sguardo e proseguì il suo discorso.
«Purtroppo sono dovuto rimanere per 15 giorni a casa a causa della febbre. Ed è stato davvero brutto, perché i miei zii avevano programmato ben 23 attività da fare ma con 41 di febbre non potevo fare molto. Che sfiga, vero? 2 giorni dopo mi è passato tutto quanto è mi son goduto le vacanze.» abbassò ancora lo sguardo facendolo passare come un movimento naturale, invece rilesse il numero sperando che non me avesse sbagliato neanche uno, sarebbe stato complicato rimediare. Fortunatamente era stato attento.
Il biondo lo guardò trattenendo le risate, e Ethan andò a posto senza proseguire il discorso.
Nessuno ci aveva mai provato come aveva fatto lui e, anche se era stato piuttosto strano, aveva funzionato eccome!
Guardò nella sua direzione, ma ormai Ethan stava parlando con la sorella.
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TORNERÒ, ETHAN!
Novela Juvenil{Copertina realizzata da Alex_wvrdl} Spin-off di "Lonely 1/2" Marvin Baker-Foster, 25 anni, primo caporal maggiore dell'Esercito italiano. Ama il suo lavoro -combattere per difendere il proprio paese è il suo obiettivo principale da quando è soltant...
