Ero in mensa, ancora una volta da sola, non avevo nessun amico in quella scuola del cazzo. Odiavo davvero tutto li: la città, i miei compagni di classe e di scuola, i miei prof, i bidelli e il preside che era davvero un incompetente, ma che si credeva intelligente perché aveva un posto 'importante', come se poi quando fosse stato fuori da quella scuola, la gente si sarebbe inginocchiata davanti a lui quando le passava davanti. Ma andate tutti a cagare!. L'unica cosa che mi teneva incatenata a quel posto orribile, oltre al fatto che i miei non avessero abbastanza soldi per fare un'altro trasloco dopo quello appena fatto per trasferisci a Torino, era che non ero mai andata così bene a scuola. Prima di allora, a Firenze, avevo molti amici e una bella vita fatta solo di spensieratezza, ma pessimi voti e debiti praticamente irrecuperabili. Nella nuova città, invece, non avevo uno straccio di persona vicino a me e la vita sembrava cadermi addosso pesantemente, come se il cielo, stava cadendo e tutto su di me, ma i miei voti erano più che ottimi. Sarei dovuta esserne felice, e un po' lo ero, perché, a chi non avrebbe fatto piacere rendere i propri genitori orgogliosi una volta tanto?. Ma le cose belle non vengono mai da sole e io lo capì quando diventai la tipica nerd presa in giro e bullizzata, in diversi modi, da tutti, ma proprio tutti. Anche i ragazzini del primo, mi guardavano con disprezzo, nonostante non li conoscessi e fossi, per giunta, più grande di loro essendo di quarto. Ma credevo fosse anche comprensibile, data la voce che girava come una girandola in pieno tornado su di me, in quell'istituto. I bulli più "buoni", si tappavano le orecchie passando avanti senza fare niente per aiutarmi a sfuggire da quell'inferno fatto di occhiatacce, risolini, scherzi di pessimo gusto, botte ecc.. e io non capivo come potessero vivere pensando fosse giusto o normale un comportamento del genere verso un coetaneo. Non sarebbe mai successo niente se non mi fossi lasciata con Luca! pensai, mentre con il mio vassoio pieno, mi diressi al mio solito tavolo isolata da tutti e tutto, ma tranquilla. Mi misi comoda su una sedia delle quattro e tolsi lo zaino dalle spalle per appoggiarlo a terra vicino a me, forse nella speranza che si sarebbe fatto avanti qualcuno per sedersi con me. "Hahaha! Questa è bella! Non sapevo che anche le schifose merde come te mangiassero!" il tempo di riconoscere la voce proveniente da dietro le mie spalle, che mi ritrovai con la faccia dentro il caldo purè che avevo nel piatto sul vassoio, trattenuta da una mano sulla mia nuca che faceva pressione verso il basso. Non riuscivo a rialzarmi, ma oltre al fatto che fosse tutto molto caldo, non riuscivo a respirare. Mi agitai cercando di togliere la mano del mio aggressore dalla mia testa, in modo da poter riprendere fiato, ma niente. Il ragazzo dietro di me era troppo forte E come può non esserlo?! pensai. Giocatore professionista di rugby, non capitano della squadra solo per gli atti di bullismo che compiva verso di me, frequentatore assiduo del corso di boxe, come poteva non essere forte? Dopo svariati tentativi di liberarmi dalla sua presa, lui mi tirò su ancora con la presa ferrea nei miei capelli lunghi e castani. Il purè che avevo in faccia, cominciò a ricadere sul tavolo, sporcando anche i miei pantaloni "Be, almeno, dopo aver fatto questa scoperta a dir poco stupefacente, dimmi, com'è stato il tuo pasto Lira? Buono? Cosa vuoi fare? Una relazione anche su questo intellettuale del cazzo?!" il ragazzo sghignazzò insieme ad altri ragazzi di sottofondo "Livia, Livia cazzo!" sussurrai Davvero non capisco che cosa ci sia di così divertente nel soffocare gli altri, deriderli, umiliarli e farli sentire come non valessero niente... "Vaffanculo bastardo!" gli urlai ancora sottomessa alla sua presa. Io comunque, per quanto mi riguarda, non sono una di quelle persone, non mi faccio abbattere così facilmente "Che hai detto puttana?" quasi bisbigliò al mio orecchio e in un'attimo mi scaraventò a terra talmente forte che praticamente l'intera mensa era diventata silenziosa e maggior parte degli occhi erano su di me e su Carlos, ovvero il diavolo, ovvero il mio 'bullo', anche se non avrei mai permesso mai lo diventasse davvero, Non mi faccio mettere i piedi in testa, soprattutto da uno stronzo, sbruffone e narcisista come lui. Mai e poi mai! avevo dolori ovunque, ma riuscì a mettermi seduta, ancora a terra, sostenendomi con le mani. Carlos non esitò più di tre minuti e venne verso di me, io cercai di indietreggiare ma dietro di me c'era solo il muro e non potei sfuggirgli. Prese di nuovo di mira i miei capelli e li tirò in modo da stare faccia a faccia, era davvero vicino, così tanto che sentivo il suo respiro sulla bocca, ancora pochi millimetri e avrei avuto le mie sulle sue labra rosse e belle da sembrare disegnate, pochi millimetri. La sua espressione, da arrabbiata, divenne strana, sembrava perversa, ma ero sicura che non poteva essere così, come poteva avere perversioni su qualcosa che gli faceva così schifo? Chiusi gli occhi, non volendo scoprire cosa avesse intenzione di fare davvero "Bhe da vicino sembri quasi un umano, in effetti" ghignazzò da solo. Cosa doveva essere? Un complimento? aprii gli occhi e lui aveva ancora il suo sorrisetto "Bhe, tu da vicino sembri quasi più stronzo di quanto già sei!" lui fece un'altra risatina e poi mi alzò con lui dai capelli "Perché gli stronzi hanno una faccia precisa?" mi venne da ridere, me l'aveva servita su un piatto d'argento "Ovvio, la tua!" il sorrisetto scomparve e lasciò il posto all'odio che provava nei miei confronti "Ma vaffanculo, puttana!" e riecco che mi risbattè a terra andandosene. 'Puttana' questa è la parola che non gli mancava mai in bocca per descrivermi, questa era l'immagine e la voce che aveva sparso lui e il suo amico, sul mio conto: ero una puttana. Appena fu abbastanza lontano, richiusi gli occhi e mi concentrai sulle mie forze per potermi rialzare, le spalle mi dolevano e la schiena non era da meno, rimettermi dritta sarebbe stata sicuramente un'impresa che avrei affrontato almeno per due settimane visto il modo rude con cui mi aveva preso Carlos. Strofinai le mani sulle spalle e sussultai per il dolore, quando due mani grandi ed estremamente calde mi si poggiarono sotto le braccia, rimettendomi in piedi. Avevo paura di chi potesse essere: un'altro che voleva picchiarmi e finire il lavoretto dello stronzo? Uno che aveva documento il tutto e ora voleva una foto della vittima del giorno? Un professore che per l'ennesima volta mi avrebbe ripetuto che dovevo reagire invece di starmene lì a subire? Come se fosse facile..! Aprì per la seconda volta gli occhi e né vidi un paio marroni nocciola con sfumature azzurre, labbra non troppo carnose ma dolci, un espressione preoccupata per me che rese l'immagine del ragazzo ancora più angelica. Ne rimasi incantata e spaventata allo stesso tempo, non sapevo chi fosse e non mi fidavo troppo degli alunni di quella odiosa scuola, ma rimasi comunque affascinata dalla sua bellezza "Tutto ok?" Ora si.. "Scusa se sono intervenuto troppo tardi" L'importante è che sei qui... "Sono nuovo, non so ancora bene come è disposta questa scuola e per trovare la mensa c'ho messo un po'" Comunque sono felice che l'hai trovata.. "Ho visto la scena che ormai era già finita, il ragazzo era appena andato via e vedendoti ho capito cosa fosse successo, nella mia vecchia scuola, scene come questa, sono all'ordine del giorno" Anche qui non fa eccezione tranquillo... "Ti fa male da qualche parte?" continuò. Passai qualche secondo a guardarlo, era un ragazzo normale, non era troppo alto, nella media, stessa cosa per la corporatura e i muscoli, ma a prima vista per me era davvero bello, aveva qualcosa che mi piaceva in lui oltre al fatto che si stesse facendo problemi per me. Poco dopo mi ripresi dalle mie fantasie accorgendomi di averlo messo a disagio e mi guardai "No, sono ok, un po di creme e antidolorifici e ci sono" mentii per non farlo preoccupare, poi presi un fazzoletto dal tavolo e mi pulii il viso togliendo anche quel poco mascara che mi ero messa "Posso fare qualcosa? Vuoi un po' d'acqua? Ti accompagno in classe tua, almeno sarai lontana da sguardi indiscreti" mi propose ma declinai l'offerta gentile "Grazie, ma faccio da sola" mi passai le mani sulle gambe togliendo la polvere dai miei jeans e mi toccai una guancia dolorante. Il ragazzo mi studiò per un po, e poi, senza dire niente, mi prese in braccio a mo di principessa "Cosa fai? Davvero! Sto bene!... Mettimi giù" gli ordinai debolmente. In realtà mi andava più che bene, ma io avevo ancora degli occhi di disprezzo su di me, mi stavo vergognando da morire, così mi nascosi nel petto del ragazzo di cui non sapevo neanche il nome. Mi portò fuori dalla mensa e dopo un po' di corridoi e scale, sempre in braccio a lui, arrivai al secondo piano dove vidi, per 5secondi, gli occhi di un amico di Carlos su di me e subito dopo, avvertito dal primo ragazzo, quelli del diavolo. Appena lì incrociai, distolsi lo sguardo per la vergogna di non so bene cosa e mi concentrai sul ragazzo che mi portava ancora in braccio. Qualche altro corridoio dopo, arrivammo in una classe e lui mi fece sedere delicatamente su un banco in fondo all'aula, sedendosi su quello di fronte "È la tua classe?" domandai guardandomi in giro "No, ma che importa? Sono tutti a pranzo ora" sorrisi guardando in basso imbarazzata "Come ti chiami?" chiesi di getto "Leonardo, tu invece piccola?" sorrisi ancora e lo guardai "Ehi tutta questa confidenza dove l'hai trovata?" rise guardandomi negli occhi "Comunque Livia" risposi alla domanda. Lui scese dal tavolino e si avvicinò a passo lento, io feci lo stesso ma restando dov'ero "Bel nome" sussurrò ormai sulle mie labbra annullando la distanza che ci divideva dapprima "Lo so" era vicinissimo, ormai sentivo le sue labbra sulle mie e non aspettavo altro, sfiorò il suo naso sul mio e abbassò lo sguardo dai miei occhi alle mie labbra, le avvicinò e ci toccammo appena. D'un tratto la porta si spalancò sbattendo violentemente la maniglia contro muro creando un rumore forte che mi fece saltare dalla paura, allontanandomi da Leonardo. Entrambi ci girammo verso la porta, per poi notare il gruppo di Carlos e lui ovviamente "Oh scusate, abbiamo interrotto l'inizio di un porno? Mi dispiace davvero!" si avvicinarono tutti facendosi largo tra i banchi, quasi lanciandoli "Ma sapete, è da un po' che vedo film del genere e in effetti, ho pensato più volte che vorrei esserne il protagonista una volta, che dici di fare un provino Lira?" i ragazzi si avvicinarono ancora e presero Leonardo allontanandolo da me. Carlos, insieme ad altri due ragazzoni, vennero verso di me. Quest'ultimi mi bloccarono e mi tesero braccia e gambe, mentre il loro capo mi studiò viscidamente da testa a piedi "Vediamo come si può rendere una schifosa troia come te, in una bellissima Valentina Nappi" disse facendomi un occhiolino. Con un segno della mano, chiamò un amico che, con un telefono, iniziò a riprendere quello che ormai avevo capito sarebbe avvenuto di lì a poco No cazzo, questo no!! non avrei sopportato un tale peso per il resto della vita, tutti avrebbero visto la mia intimità, la parte più nascosta di me, la mia dignità "Cazzo no! Per favore! Questo no!" Carlos parve non ascoltarmi, si toccò il cavallo dei pantaloni in modo perverso e iniziò a tracciare il mio carpo con un dito mentre Leonardo cercava di liberarsi dalla presa dei compagni di squadra di Carlos "Merda lasciala!" il ragazzo continuò il suo percorso, finché non arrivò alla vagina, che iniziò a palpare sopra i jeans. In preda alla paura, iniziai ad agitarmi, ma quello non cambiò per niente le cose data la forza con cui ero trattenuta dai due ragazzi ai miei lati. Alla fine mi arresi e delle lacrime iniziarono a scorrere sulle mie guance "Ma che frignona che abbiamo qui! Andiamo! non fingere così! Che sarà mai una scopata con me, per una che si sfondava con il suo ex e con migliaia di altri ragazzi allo stesso tempo! Fai meno la santarellina, puttana!" urlò collerico il diavolo senza un apparente motivo "Non è vero. Non è vero niente!" dissi ancora singhiozzante "Quando stavo con Luca non l'ho mai tradito e non ho mai nemmeno guardato un altro, ma quando l'ho lasciato per concentrarmi sugli studi si è incazzato e ha messo in giro quella falsa!" la storia era quella ed era vera, ma forse non era la sola ragione... "Le voci giravano e diventavano ogni giorno più dure e insostenibili! Quando poi sono crollata emotivamente, il destino ha voluto che dovessi cambiare scuola per forza, a causa dei miei!" urlai finalmente sfogandomi e togliendomi un grosso macigno dalle spalle, anche se l'avevo fatto nel momento sbagliato e con la persona sbagliata "Haha! Certo! E secondo te io credo a te invece che al mio migliore amico? Non sei poi così intelligente eh!" non ce la facevo più, ero sfinita anche se mi sentivo ancora in grado di 'combattere' per quanto potessi fare "Come fai a non credermi?!" fiotti di lacrime bollenti uscirono dai miei occhi impauriti e arrabbiati mentre, al contrario, Carlos mi guardava divertito "Sono vergine cazzo!" sbottai. Il silenzio che si creò subito dopo la mia rivelazione, era davvero imbarazzante. Gli occhi sfottenti e divertiti di tutti diventarono confusi e dubbiosi sul da farsi. Carlos mi guardò scioccato e in un secondo fece velocemente segno di lasciarmi libera e, prendendomi per un polso, mi trascinò via dall'aula "Non fate scappare quel coglione da qui!" ordinò lui riferendosi a Leonardo per più iniziare a tirarmi come un cane al guinzaglio. Dopo pochi passi, entrammmo in una classe più piccola e solo allora, il ragazzo lasciò libero il mio braccio "Giura!" urlò lui guardandomi intensamente dritto negli occhi "Giura che non sei mai andata a letto con Luca e con nessun altro!" continuò serio "Giur-" in uno scatto mi venne addosso prendendomi il viso e baciandomi. All'inizio non capii, mi dimenai in cerca di sfuggirgli, ma come non ci ero riuscita in mensa, lo stesso accade in quel momento. Dopo qualche secondo di smarrimento, ricambiai il bacio godendomi la passione di quel momento. Le sue labbra morbide sulle mie mi facevano provare brividi in tutto il corpo, erano fameliche, vogliose di qualcosa di più, lo sentivo anche dal modo in cui la sua lingua picchiettava ripetutamente sui miei denti cercando di averne l'accesso. Così gli concessi di prendere anche quella parte di me, oltre il mio cuore, che aveva già rubato molto tempo prima, nonostante tutto quello che mi aveva fatto in passato. Era lui la vera ragione per cui avessi lasciato il suo migliore amico, non potevo più negarlo ormai. Quindi aprii la bocca e le nostre lingue vennero a contatto tra loro, il suo sapore dolce si sparse nella mia bocca e io me lo gustai a pieno. Lui lasciò scivolare le sue mani dal collo ai miei fianchi. Ci separammo appena di qualche centimetro e Carlos aprì gli occhi che gli erano diventati languidi e lussuriosi, esattamente come i miei che faticavo a tenere aperti. Non parlammo ma i nostri occhi lo fecero per noi e quello che dissero era chiaro ad entrambi "Questo è, e deve restare, solo nostro, come noi, solo nostri!" nel silenzio dell'aula, tra i nostri respiri ansanti, quelle parole sembravano essere state urlate. Carlos distolse lo sguardo e si appropriò del mio collo baciandolo, succhiandolo e mordicchiandolo "Ahh.." non riuscì a trattenere un gemito quando il ragazzo iniziò a succhiare in un punto preciso, con possessività. Lo sentii sorridere. Ero certa che mi avrebbe lasciato dei segni e succhiotti vari, ma in quel momento non mi importò e mi concentrai solo sulla sua lingua che tracciava seghi circolari sulla mia pelle. Fece scivolare una mano sotto la maglia, sulla schiena nuda delicatamente e io sussultai percependo il dolore della caduta nella sala mensa. "Ti fa così male?" la sua voce bassa e eccitata mi fece sentire un brivido attraversare la spina dorsale "Un po'" ammisi "Farò piano tranquilla, rilassati" sussurrò al mio orecchio per poi iniziare a succhiare anche il lobo del mio orecchio mentre con il bacino iniziò a strusciarsi sulla mia intimità facendomi sentire la durezza della sua voglia "Mmh.. ahh..." tremai e, per non cadere, mi sostenni aggrappandomi alle sue spalle possenti di cui andavo matta. Con l'altra mano, andò sul mio seno e iniziò a palparlo e la mano dietro la schiena riprese a muoversi finché arrivo ai miei glutei, che strinse più volte con forza "Aaah... nnnmh..". Lentamente si abbassò fino all'altezza dei miei seni alzandomi la maglietta e iniziò a baciare da sotto l'ombelico a salire fino al mio reggiseno che tolse senza fatica puntando i suoi occhi sui miei capezzoli. Con le dita li stuzzicò massaggiandoli e stringendoli, impossessandosene definitivamente quando li prese in bocca e li iniziò a baciare avidamente "Ah.. Mmh... mmmh... aah.." Carlos fissò ancora i suoi occhi verdi bosco nei miei e sorrise compiaciuto. Ero in piedi a godermi il tocco del ragazzo che avevo praticamente tra le gambe ed ero calda, non aspettavo altro che le cose si facessero più serie. Quando si allontanò di colpo facendomi rimanere come una sciocca, mugolai per il disappunto e lo guardai. Il ragazzo si rialzò e mi prese in braccio, lo abbracciai per non cadere con le gambe sui suoi fianchi e solo allora, mi resi davvero conto del problema che avevo risvegliato nei suoi pantaloni, con i miei gemiti. Mi imbarazzai e nascosi la faccia nell'incavo del suo collo, così ne sentii il profumo di cui mi inebriai. Lui mi portò sulla cattedra e mi stese privandomi completamente degli indumenti superiori stusciandosi poi muovendo il bacino sulla mia intimità, facendomi provare un calore troppo piacevole tra il pube quando mi toccò il punto più sensibile della mia voglia "Mmm...!!" lo volevo, ero bagnata, vogliosa e per questo mi sentivo davvero strana, non avevo mai provato sensazioni così belle, mi sentivo impazzire. Certo, con Luca ci eravamo toccati qualche volta, ma senza mai esagerare o arrivare a toglierci i vestiti. Carlos era sopra di me e io lo fissai per secondi interminabili, lui faceva lo stesso con me mentre aumentava la forza e la velocità dello sfregamento, contemporaneamente mi palpava entrambi i seni finché non ce la feci più e mi alzai appena per prendergli la maglietta alzandola incoraggiandolo a continuare. Lui mi fece un sorriso malizioso e si tolse l'indumento lanciandolo non so dove, lasciandomi ammirare la maestosità del suo corpo, gli addominali definiti, le braccia possenti e i muscoli tesi per l'eccitazione che pervadeva anche me. Allungai le braccia, finché con le mani, arrivai a toccare il suo petto che accarezzai in modo dolce a differenza di lui, che continuava a stringere il mio corpo in modo possessivo, perso nelle sue fantasie indecenti. "Visto che questa è la tua prima volta, da quanto sostieni, ci andrò piano. Ma sappi che la prossima volta ti farò capire davvero a chi appartieni a modo mio" disse minaccioso e io mi sciolsi al pensiero che ci sarebbe stata una seconda volta con lui, e chi sa quante altre, e che sarei diventata davvero sua. Lui rallentò e prese tra due dita la zip dei miei pantaloni, la aprì togliendomi del tutto i pantaloni che persi di vista e lo stesso fece lui, mostrandomi con orgoglio la sua grossa erezione. A vedere quella scena mi misi le mani sugli occhi certa di avere le guance rosse dall'imbarazzo "Ma che fai?" mi riprese dolce lui facendosi una risatina "È tutto nuovo per me, è ovvio che mi imbarazzi!" il ragazzo mi passò la mano su un braccio facendomi rabbrividire e mi prese la mano portandola al suo membro. "Non devi. Tranquilla, ora faremmo qualcosa di ancora più imbarazzante" io lo guardai impaurita e lui sorrise, poi si avvicinò al mio viso e mi stampò un bacio sulle labbra riprendendo a muovere il bacino sul mio. Il contatto stavolta era più bello, più pubico, lo sentivo meglio, caldo, venoso e così duro da farmi bagnare tutte le mutandine. Ero pronta ad accoglierlo e con un occhiata glielo feci capire. Carlos mi tolse, quindi, l'ultimo ostacolo che ci divideva e io restai completamente nuda davanti ai suoi occhi, ma lui non perse tempo e infilò un dito nella mia apertura "Aaah!...mm!" mugolai un po' per il dolore ed un po' per il piacere che aumentò con l'aggiunta del secondo dito del ragazzo che iniziò a muovere dopo poco. Era veloce, piacevole, nuovo. Un altro dito si fece spazio dentro di me "Aaah.. C-Carlos-ah... sono pronta.... mmmh.." lo informai e lui prontamente sostituì le sue dita con il suo membro. "Aaah!!..." urlai per la presenza troppo grande, faceva male, la mia intimità pulsava ma ero estremamente felice di essere con la persona che amavo e che la mia verginità la avessi donata a Carlos. Guardai il ragazzo perso nel piacere con gli occhi chiusi, dovevo essere stretta "Cazzo...." sussurrò lui "Sarà difficile controllarmi..." mi avvertì ma io gli misi una mano sulla guancia attirando i suoi occhi su di me "Ti amo." Il diavolo mi guardò dritto negli occhi stupito per poi addolcirsi subito "Ti amo anch'io Livia." Mi venne da piangere ma mi trattenni e il ragazzo si riappropriò della mia bocca dolcemente ed io della sua, mentre cominciò a muoversi lentamente dentro di me. Spingeva dentro e fuori, dentro e fuori. Le sue labbra andaron a baciare e a succhiare uno dei miei seni, con il pollice di una mano mi iniziò a stuzzicare il clitoride mentre con l'altra mise la mia gamba sulla sua spalla, così che poté entrare completamente dentro di me. Era doloroso ma man mano che continuava a muoversi in me, il bruciore si trasformò in solo piacere e quando gli affondi si velocizzarono la mia mente parve sciogliersi "Aaah... aah.. aanh... aaah... mmmh... mnh.. Car-los... aah..". Mi sentivo strana, la vista era appannata, i nostri corpi erano caldi, i nostri ansimi colmavano il silenzio intorno a noi. Non ce la facevo più, sentivo che stavo per scoppiare e la testa mi girava come se stessi girando su me stessa e lui lo intuì, perché smise di tormentarmi il mio bottoncino bagnato, mi prese il viso e ci guardammo per pochi secondi prima che io chiudessi gli occhi facendomi travolgere dal piacere "Mmh... mnh... aaaah!!". Quando ripresi lucidità capì di essere venuta, mentre lui ancora pompava dentro di me, era stanco e anche lui al culmine del piacere, infatti qualche spinta dopo uscì da me sporcando del suo seme la mia pancia. Finalmente si riposò abbandonarsi stanco su di me, abbracciandomi. I nostri respiri erano l'unica cosa che si sentiva oltre gli schiamazzi dei ragazzi nel cortile, guardai l'orologio al muro. Era suonata la ricreazione e noi non ce ne eravamo accorti. Eravamo solo abbracciati, stanchi, ancora caldi e, da poco, amanti. Non mi importava più che voci girassero su di me, ormai ero sua e questo per me era tutto.
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NON È PIÙ UNA SCUOLA!!
Short StoryQUALCUNO SALVI I VERGINI! One shot esplicite sia etero che lgbt🌚 Spero vi possano piacere!🖤 ps.: Vi chiedo da subito scusa se pubblicherò le storie ogni 40anni, ma non sono proprio un pozzo di idee. Spero comunque possiate darmi fiducia e aspetta...
